In giro per malghe in Val di Breguzzo

Adoro l’inverno, i maglioni norvegesi, la cioccolata calda, il Natale con albero e Babbo. Non è certo un segreto. Amo il freddo, i pigiamoni, leggere libri davanti alla stufa e sfornare biscotti. E non sopporto caldo, afa e umidità che mi trasformano in un essere nervoso, intollerante e insofferente. Cose che sanno tutti. Ma ci sono lati dell’estate a cui non rinuncerei mai. E al primo posto della mia classifica estiva c’è l’alpeggio. Appena maggio finisce, contemporaneamente al countdown dei giorni che mi separano dalla Santa Vigilia, inizio a stilare l’elenco delle malghe del Trentino che non ho ancora visitato. Delle 118 autorizzate alla caseificazione, ne ho viste sicuramente più della metà. E non mi stanco di scoprire nuovi alpeggi.

La Val di Breguzzo incastonata nel Parco Adamello Brenta, la conosco soprattutto per il Rifugio Trivena (1.650 m. slm) e mi è sempre piaciuta molto perché la vegetazione ha una tonalità di verde brillante, grazie alla presenza di corsi d’acqua e muraglie di felci. La natura qui è particolarmente selvaggia. Alla malga d’Arnò (1.558 m slm) non ero mai stata e devo dire ne sono rimasta piacevolmente colpita. Il percorso per raggiungerla è semplice e per lo più in mezzo ad un bosco curato e fitto. Lungo il tragitto si trovano molteplici varietà di fiori variopinti tra cui spiccano orchidee selvatiche di ogni sfumatura di rosa. Acetosella, alchemilla, achillea, salvia pratense, timo selvatico e diversi tipi di menta sono le erbe che caratterizzano quel pascolo. Ma anche tantissime ortiche che mi hanno fatto pensare alle innumerevoli ricette che si possono creare.

Alla malga ci hanno accolti Antonello, il gestore e Giovanni, il casaro, alcuni giovani che li aiutano ed infine non ultimi per importanza, Nebbia, Macchia e il Nero, i 3 cani pastori. Abbiamo visitato l’interno della malga, molto curato, il piccolo caseificio tradizionale, le scalere con i primi formaggi della stagione, il burro di malga immerso nell’acqua gelida. Non si vedono spesso gli stampi da 1 kg, normalmente sono da 500 gr o da 250 gr. Mi piacciono molto con i loro disegni di fiori, di piante, della malga o degli animali. Soprattutto di legno di faggio, un tempo rappresentavano la firma della malga. Grazie agli stampi si riconosceva immediatamente la provenienza di quei panetti così preziosi. Dopo il giro, la degustazione.

Uno dei ragazzi mentre assaggiavamo il nostrano fresco e la caciotta aromatizzata alle ortiche, ci ha raccontato di avere avuto un incontro importante qualche giorno prima, con un orso.
Era seduto su una panchina all’esterno di uno degli edifici, appoggiato con la schiena al muro. Stava osservando gli animali al pascolo quando un rumore all’interno ha distolto la sua attenzione. Di primo acchito, ha pensato fosse qualche topo di campagna; più di tanto non se ne è preoccupato. Altri rumori poi l’hanno costretto a girare la testa considerato che sopra di lui c’era una finestra. Si è accorto subito dell’orso perché il musone del plantigrado era poco distante dal suo viso. Ha iniziato a correre verso il pascolo, scivolando più volte perché in ciabatte, e a gridare per la paura (tutte cose da non fare) chiamando gli altri. Per fortuna si è concluso tutto per il meglio con un’avventura da raccontare (cosa che il ragazzo avrebbe volentieri evitato).

La Val di Breguzzo è bellissima e vale la pena visitare la malga d’Arnò. Non solo per il panorama e per la bontà dei prodotti caseari ma anche per l’ospitalità di chi la vive.