Ultima tappa del mio cammino sul San Vili. Ma è solo l’inizio…

Così è finito. Purtroppo. Sto guardando dal finestrino dell’autobus che mi riporterà dove tutto è iniziato e riconosco i luoghi che ho passato a piedi. Rivedo pezzi di cammino, alcuni sfondi della mia memoria che non cancellerò. C’è tantissima gente su questo mezzo pubblico che parte, che torna… parlano tutti e a dire il vero non son più abituata a tutte queste voci insieme.. mi isolo dal mondo e scrivo la mia ultima giornata dedicata a San Vigilio.

Pinzolo era pieno di gente. Ma pieno sul serio…. in centro sbucavano persone dappertutto. Le montagne invece, vuote. Ieri pomeriggio erano tutti stipati nella Pieve lungo la Sarca a giocare e prendere il sole. Oppure in tutine aderentissime dai mille colori fluo a cavallo di ebike lungo la bellissima ciclabile. Mah.

Stamattina il tempo era grigetto e umido. I piedi per fortuna sono tornati più o meno nella norma e i cerotti hanno aiutato a sopportare qualche doloretto pungente. Come mi aveva anticipato la titolare dell’hotel Ferrari dove ho pernottato, la colazione era molto ricca e abbondante. Sapendo cosa mi aspettava, quasi 800 metri di dislivello secco, uova strapazzate e bacon, english way. Più qualche muffin al cioccolato e ai mirtilli, frutta fresca e tanto succo ace. Pancia piena e aria fresca, mi sembravano una simbiosi perfetta per il pochissimo dislivello del primo tratto che dal ponte di Carisolo arriva all’imbocco della forestale che porta a S.Antonio di Mavignola. Poi è tutto bosco, fitto, profumatissimo, erto. Una fatica ho fatto, altro che sauna… dopo svariati sentieri alternati a tornanti sono giunta a S. Antonio. Siamo stati in campeggio in vacanza quando ero piccola e per anni mi hanno raccontato che c’era una signora che mi aveva preso in simpatia e che mi chiamava Lillibeth.

Fontane ogni metro per fortuna, con tutto quel caldo e quella fatica avevo bisogno estremo di reintegrare liquidi. Davanti al bivio che mandava a Madonna di Campiglio mi son detta: e se facessi il giro da Ritorto? Alpeggi favolosi e in più era da un po’ che non vedevo i miei quattro zampe preferiti… no, non i gatti. Le 🐮.

Non mi ricordavo la rampa infinita iniziale. Ad un certo punto pensavo di raggiungere gli 8000. Esagerata vero? Per fortuna a fianco a me c’erano tutti i capitelli della via crucis così era un ringraziamento ogni metro in su che riuscivo a fare.

Poi si è aperto tutto: prati, larici e una visione. Finalmente le Dolomiti di Brenta. Che non ne abbiano a male gli altri ambiti… le Dolomiti sono montagne incredibili e spettacolari. Tutte. Ma le mie preferite sono quelle di Brenta. Tanti lo sanno: io amo il Trentino in lungo e in largo (cit. GZ) con tutte le sue differenze, i suoi microclimi, le sue coltivazioni, i suoi laghi e le sue aree naturali. Pino e ulivo per tutta la vita. Ma la parte occidentale è nel mio cuore. Ora lo ufficializzo. Che Dio mi abbia in gloria (ho appena fatto un cammino, posso dirlo).

Tornando ai pascoli. Appena ho sentito il suono bucolico le ho cercate: ed eccole li, rendene, grigie, pezzate… mi sono stesa sotto un larice imponente chiudendo gli occhi al sole e ho ascoltato quel concerto di campanacci felice come non mai. E quell’aria sempre presente mi portava tutta la melodia. Tanti i pensieri che mi riempivano l’anima. Davanti a tutta quella maestosità ho proprio pensato che la bellezza esiste ed è questa per me. Mi stavo lentamente abbandonando a Morfeo quando ho percepito l’ombra e ho pensato ad una nuvola. Di colpo un muggito profondo ad un metro di distanza e un testone color cioccolato con le corna sembrava mi volesse dire che ero sul suo passaggio. Ho fatto un salto e ho iniziato a camminare veloce. E il muggito continuava… ho iniziato a ridere pensando che a modo suo era scocciata perché ero un ostacolo al suo cibo.

Da lì in poi verso la mia mèta è stata la mia fiaba: tutto un saliscendi in mezzo al bosco e a piccole cascatelle, ponticelli in legno e qualche scultura nei tronchi. Gli elfi e le fate secondo me lì esistono. Di sicuro io ho i piedi di un hobbit dopo questo cammino.

In quest’ultimo pezzo ho incontrato coppie e famiglie che mi hanno chiesto da dove venivo e hanno ascoltato la mia storia. I commenti più frequenti sono stati “che coraggio, da sola, io non lo farei mai”. Una signora mi ha detto, e mi ha fatto immenso piacere, che ho gli occhi felici, che si vede che è stata una bellissima esperienza. Ed è proprio vero. Alle 14 circa ero al bar Suisse nel centro di Madonna di Campiglio con una birra media e una schiacciata di patate (praticamente un grande tortel) con del filetto di trota. Me lo sono gustato e poi sono salita sull’autobus dove ancora sono.

Ho già una punta di nostalgia per questo momento mio e solo mio che mi ha aperto la mente e che mi ha permesso di connettere tutti i miei sensi con la natura e con il cielo. Sono convinta che questo per me sia solo l’inizio. Non parlo solo di viaggi ma di approccio alla vita. Non voglio diventare filosofica sul finir della sera… non vorrei mi tiraste il pane come è successo a San Vigilio (causa della sua morte a Spiazzo!).

Quindi che dire …. è stato un grande piacere condividere con voi questo mio viaggio e non mi resta che….. l’analisi dell’ultima tappa!!!

15,7 km e 1181 m di dislivello complessivo (causa deviazione a Ritorto) mi sento leggera e senza crucci e pensieri pesanti. Mi scivola tutto via come l’acqua della Sarca sui sassi di granito!

A presto!

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