Volare e poi cadere.

Volare rispecchia la speranza. Un giorno sarò in grado di alzarmi in volo con le mie ali, quelle che ho nel cuore. Certo, a volte te le spezzano, quando meno te lo aspetti. Ma torneranno più forti di prima. Nelle nuvole della mia immagine c’è un aereo che dall’inizio è stata la chiave della mia felicità. Probabilmente è solo illusione. Tutto parte dalle nuvole. A volte non si cammina verso casa, ma si vola sulle nuvole. A volte invece ci si dimentica di tutto e la dimenticanza pesa come una bugia. E quindi si cade e si ha la convinzione di non riuscire a rialzarsi. Ma ci si rialza… eccome se ci si rialza. Senza pesi, dimenticanze o bugie. Solo la leggerezza delle proprie ali.

Tra l’altro non la vedete la Gran Bretagna nel cielo azzurro? Si vede addirittura l’Irlanda…

Semplice.

Sta per piovere.
Si è alzato il vento e tutto quel blu che avevo sopra la testa si è tramutato in un grigio abbastanza spaventoso. Sento il rumore di un tosaerba in lontananza e ho i capelli arruffati che non sanno proprio star fermi. Il tempo rispecchia il mio umore. Sono irrequieta e i miei pensieri si rincorrono veloci come le nuvole in questo momento, spinte dalle correnti d’aria.
Sono davvero selvatica, come mi è stato detto recentemente. Non amo i tormentoni e nemmeno le mode. Amo la libertà e l’indipendenza. Adoro la semplicità e tutto ciò che è natura. Preferisco guardare un temporale che una vetrina in città. Lo shopping non fa per me, a meno che non si stia parlando di libri. Non possiamo esser tutti uguali, lo so.

Sono seduta sugli scalini di casa. Ascolto il suono del bambù che si muove al ritmo della pioggia che di colpo ha iniziato a scendere…

Non so dire quanto durerà questa mia ricerca. Ma l’inizio si sa, è sempre difficile.
C’è chi cerca felicità o tranquillità. A me invece basterebbe la semplicità.
Non so, credo sia Thoreau che sta definendo il mio modo di agire. Leggere i suoi scritti mi sta facendo abbandonare tutto ciò che è esteriorità e apparenza (ne avevo comunque già poca voglia in partenza…). Mi piacerebbe poter decidere di andare non distante dal mio paese e provare a mettere in gioco la mia capacità di resistere alla solitudine, ovviamente in un contesto alpino. Una sorta di “Vita nei boschi”.
Sono sogni, ma alla fine cosa c’è di più semplice di sognare?

Penso a dove andare, a giugno. Verso i Pirenei o in Portogallo, o solamente aiutare un amico in malga. Oggi facendo la mia consueta camminata lungo l’Avisio mi sono fermata a chiacchierare con un pastore che si sta spostando con un gregge di pecore. Erano tutti in pace. Gli animali distesi sull’erba si godevano il tepore del sole mentre i due cani saltellavano intorno al padrone perchè si stava avvicinando l’ora del pranzo. Non posso fare a meno di camminare, ormai è diventato il modo migliore per avere un animo in pace.

Almeno qualche giorno però vorrei proprio andarci nei dintorni di Roussillon. E’ da molto che ci penso. Terra d’ocra e sfumature rossastre. Si narra che questo colore dipenda dal sangue versato con il suicidio di Sirmonde. Sirmonde si gettò dalle falesie per il suo perduto amore. Leggende.
Oppure a Porto, dove gustare dell’ottimo vino vicino al porto e aspettare che il sole tramonti e tramuti l’acqua e il cielo in mille colori.
Ma per Porto c’è tempo. Profuma di promessa.

Ha smesso di piovere nel frattempo e l’aria è più fresca. Gli uccellini cinguettano felici e i tre pelosi dormiglioni sono usciti in caccia. Bene, tutto nella norma.

Il custode di greggi.

“Io non ho mai custodito greggi,
ma è come se li custodissi.
La mia anima è come un pastore,
conosce il vento e il sole.
E va per mano con le Stagioni
le segue e le guarda.
Tutta la pace della Natura senza gente
viene a sedersi al mio fianco.
Ma io resto triste come un tramonto.
Per la nostra immaginazione,
quando scende il freddo in fondo alla pianura
e si sente la notte entrata
come una farfalla per la finestra.

Ma la mia tristezza è quiete
perchè è naturale e giusta.
Ed è ciò che deve esserci nell’anima
quando già pensa di esistere
e le mani colgono fiori senza che essa se ne accorga.

Come un rumore di sonagli
oltre la curva della strada
i miei pensieri sono contenti
Mi spiace solo di sapere che sono contenti
perchè se non lo sapessi
invece di essere contenti e tristi
sarebbero allegri e contenti.

Pensare disturba come camminare sotto la pioggia
quando il vento cresce e sembra che piova di più
non ho ambizioni nè desideri.”
(…)

Questo è un piccolo assaggio de “Il custode di greggi” di F. Pessoa.
Lo dedico a tutti i pastori che in questo periodo si stanno muovendo per tornare sugli alpeggi. Stanno transumando. Lo fanno per scelta, è una ragione di vita. Ed è difficile, però loro portano avanti una tradizione  veramente dura ma allo stesso tremendamente dolce.

Un giro lungo l’Appalachian Trail.

Giornata uggiosa oggi. Libri, divano e pulizie. Per non sbagliare, inizio dal divano.

Sono ancora in pigiama e prima di preparare il pranzo con gli ingredienti speciali di ieri, sto vagando tra i miei blog preferiti.
Mi sono imbattuta in questo “Ellie on the AT” che non conoscevo: è il diario di una famiglia americana partita per affrontare uno dei giri che sogno da quando ho iniziato a leggere (e rileggere) “Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson, l’Appalachian Trail. Affronteranno più di 2.000 miglia con la loro bimba di appena un anno. Sono partiti un mese e mezzo fa e li seguirò nel loro viaggio attraverso i loro scritti, quando ovviamente riusciranno a pubblicare il racconto delle loro giornate.

Un’avventura! Del resto, chi non ama le avventure? Chi non vorrebbe esplorare l’intero pianeta? Una sfida con se stessi in giro per ogni angolo del mondo che sia Nord, Sud, Ovest o Est….  Un sogno.
Quest’anno vorrei solo viaggi in cammino, per me.
Zaino in spalla e polvere sugli scarponi.
Ho già qualche idea nel mio cassetto.

Sta uscendo il sole… mi sa che a breve una nuova avventura avrà inizio.

(foto dal web)

Ok so I know it’s day 8 and not day 1. We have a written journal that we’ll transfer to our blog as a day by day entry as we get the time and Internet to do so! It’s finally here! Our life dream of hiking the AT has started! Today was a solid 12.3 […]

via Day 1- And we’re off!  — Ellie on the AT

Di sgrizoi e dubbi “omlettici”.

Una giornata indimenticabile in Val Rendena, di quelle che fanno bene al cuore.

Direi, come sempre quando la compagnia è quella giusta. E, per quanto mi riguarda, anche quando sei ad una certa altitudine, quella tra i 900 e i 2.300 m slm, nel pieno della vegetazione alpina, praticamente i pascoli delle malghe. Quando sono in montagna tra prati e boschi, respiro un’aria diversa e qualsiasi pensiero negativo, sparisce. E così è stato. Evviva l’amicizia, quella vera che riesce a dare luce in ogni momento.

Macchie di colori, sentieri che richiamano le favole e quel silenzio rotto solo dai canti dei grilli. Ogni tanto le risate squillanti delle amiche che si raccontano di sogni e di viaggi.
E’ bello sentirsi in pace con il mondo e sapere che un rifugio lo si trova sempre.
Bello avere le mani che sanno di terra e di erbe, i capelli pieni di borsa del pastore e margherite, le guance che cominciano ad arrossarsi per i raggi del sole che si intrufolano nelle nuvole.

E poi raccogliere quello che serve per cena: due sgrizoi (silene) per una frittata, la salvia dei prati con i suoi fiori per un burro fuso, nontiscordardime e violette per la pasta. Già ti immagini gli spaghetti con la ricotta affumicata e un pesto di erba cipollina…
Vedo un prato e col pensiero ci abbino un gran Sauvignon!

In più una sorpresa. Poco distante dal paese di Carisolo, in Val Genova, quasi alle 15 abbiamo pranzato alla Prisa, un locale che non conoscevo. Due ragazzi giovani, un trentino e un romano, gestiscono da un anno la cucina. Una polenta di Storo ottima con funghi, crauti, formaggio fuso e un po’ di “luganega rendenera”, vino della casa. Il tutto condito con la simpatia di Ivan che è stato molto gentile e che ci ha accolte nonostante fosse pomeriggio inoltrato. Se vi capita di passare di lì, fermatevi. Ne vale davvero la pena.

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Ortinparco – Levico, 22-25 aprile 2017

Carino veramente!

Giornata di completo relax, in visita al Parco delle Terme di Levico per godersi il sole, le installazioni green, i laboratori, i ristoranti e il mercato contadino e delle piante da orto, dei prodotti dell’artigianto, della cosmesi e ovviamente della gastronomia.

Sono tornata a casa piena di borse… qualche vaso di lavanda da mettere nei dolci, qualche crema all’ortica o al lino dell’amica Marina dell’Atelier Orto Pendolo, fragole, asparagi, uova bio.
Un assaggio al ristorante organizzato ad hoc tra l’Osteria storica Morelli e le Antiche Contrade: crema agli asparagi e crostini alla cannella, gnocchi di polenta al ragu di salsiccia, focaccia alle verdure…

Se potete andarci, domani fino martedì 25 nel PArco delle Terme dalle 9.30 alle 18.30. Ve lo consiglio.

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Fuori dalla realtà. Per un giorno.

Una giornata sul filo, tra realtà e sogno. Un posto incantevole, con le nuvole che giocavano a rincorrersi e a trasformare il bosco in un luogo di luci e ombre. Tappeti di muschio sotto gli abeti e il sospetto di vedere qualche elfo qua e là. Adoro quella sensazione di entrare in un mondo fantastico, il distacco da tutto ciò che è reale e anche solo per qualche momento dimenticarsi qualsiasi cosa.

E poi la bici, la mia splendida Snowbike che per oltre una sessantina di km mi ha accompagnato in questa magnifica fiaba. E così mi son sentita Doroty lungo il sentiero lastricato di mattoni gialli senza però incontrare leoni, spaventapasseri o uomini di latta: nel senso che sono già iniziate le vacanze pasquali e ci son stati pochissimi incontri lungo il percorso.

La pista ciclabile Dobbiaco – Lienz è davvero molto carina, quasi sempre lungo il torrente e tra profumi d’erba e sottobosco, un’aria frizzante che ti accompagna e montagne maestose ancora innevate ad incorniciare il tutto.

Il rientro (in parte) con il trenino è stato molto rilassante, per poi finire gli ultimi km nuovamente in sella. Direi che a parte una strisciata lungo una parete di legno di un ponte che mi è costata la giacca antivento, la maglia nuova, il braccio pieno di schegge e l’orgoglio…è stato un incanto.

Se proprio devo trovarci un neo.
Speravo in qualche punto di ristoro in più…. dai, siamo nella patria dei biergarten….ma comunque la parte “bier” non manca.

Giornata splendida, davvero.

 

I fiori, le erbe e i colori in cucina.

Mi piace questo articolo del Gambero Rosso, perché parla di cucina, di semplicità, di natura… e di trasformare la tristezza in allegria grazie ai fiori e a delle ricette colorate.
E anche perché racconta di una grande amica.
I prati, il bosco, il vento, i pascoli… tutto in montagna mi rilassa ed è un continuo nutrimento dell’anima.
Ogni volta che indosso i miei scarponi, cammino tra alberi che conoscono ogni cosa lì intorno e raccolgo qualche erba spontanea o fiore di campo, con il solo suono della natura nelle orecchie, mi perdo… e finalmente mi ritrovo.
Passa tutto” è un mantra per qualsiasi momento di sconforto.
Come in ogni torrente l’acqua scorre, anche i pensieri più bui e terribili, prima o poi se ne vanno. Bisogna solo capire come far scivolare via ogni dolore, cosa riesce a calmare le acque del nostro cuore.
Per me sono l’amicizia, la montagna e la cucina. Per voi?

Cucinare con i fiori: breve guida alle piante commestibili

Sorgente: Fiori eduli. Coltivazione, conservazione e utilizzo in cucina – Gambero Rosso

Bianco e blu.

Il bianco e il blu. Con tutte le delicate sfumature.
Una giornata incredibile dedicata alle meraviglie che la natura ci offre, alla forte amicizia e lealtà che uniscono cane e uomo, alla storia, terribile ed intensa, alla passione e al sangue versato.
Filo spinato e cannoni ti tolgono la voce, ti rimane solo il silenzio intorno e le urla nella mente.
Spaventa pensare a cosa deve esser stato, con quel freddo e a quella altitudine: la guerra. Esser giovane e combattere per di più in mezzo ad un gelo che anche senza polvere da sparo, non ti lascia scampo. La tristezza pervade e ti invade, è vero.
Così come la rabbia per dei confini segnati sulla carta che col tempo si rovina e ingiallisce.
Non è essere insensibili, lasciarsi andare alla gioia davanti ad una luce che illumina quel bianco. Bello è poter riscattare le anime su quelle cime, regalando la più potente tra le armi: l’amore per la terra, in tutte le sue forme e senza nessuna linea che divide.

Adamello, Lobbia Alta, Corno di Cavento: per non dimenticare.

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L’apicoltore e il suo sogno.

Ovvero inseguire un sogno. Un sogno che sa di infinito.
Dopo alcuni giorni di influenza con febbre alta e tutto il resto che ti toglie qualsiasi forza, finalmente oggi sto meglio.
Ho appena finito di leggere “L’apicoltore” di Maxence Fermine. Il suo “Neve” per me è quasi una bibbia. Lo porto con me in ogni viaggio, lo rileggo quando sono triste o quando ho un peso sul cuore.
Dal bianco sono passata all’oro.

Inseguire i sogni talvolta non ti permette di capire a fondo la realtà.
Ti sembra di impazzire se ti freni, anzi, non ti viene proprio in mente di considerare l’eventualità di fermarti. Perchè avere un traguardo davanti, ti fa correre. Non vedi altro, senti quell’entusiasmo, quella passione che non ti fa pensare ad altro. E’ adrenalina, una sfida contro te stessa.
Quando dentro di te ti ripeti che ce la farai a raggiungerlo, per tutto il tempo che occorre, tu aspetterai. Pensi che la felicità la raggiungerai solo raggiunto il sogno.
Quasi mai ci si riesce però. Sia chiaro, non voglio essere una disfattista. Io sono una sognatrice per natura e me ne vanto da sempre. Non sia mai che la mia vita sia solo pura quotidianità.
Ma esistono alcune cose che è sempre importante non dimenticare.
Tipo:

  • vedere e apprezzare quello che hai vicino a te
  • restituire importanza ad alcuni valori che magari hai messo da parte
  • rimboccarsi le maniche per cambiare ciò che non va
  • avere coraggio
  • smettere di lamentarsi
  • essere meno egoisti ma allo stesso tempo prendersi più cura di se stessi

Io i miei sogni li voglio raggiungere. Non quelli impossibili però, quelli che fanno male. Finchè avrò questo amore per il cibo, ad esempio, non diventerò mai una taglia 42, lo so.

Ricominciare con un nuovo sogno.

Un libro dolce ma pieno di movimento, come una danza. E poi io adoro la Provenza.

Il giovane Aurélien Rochefer, vive in un paesino del sud della Francia alla fine dell’Ottocento, vuole realizzare il suo sogno, fare l’apicoltore. Gli alveari che costruisce vengono incendiati da un fulmine, mentre una misteriosa donna dalla pelle colore dell’oro che gli appare in sogno lo invita a raggiungerlo. Aurélien si imbarca per l’Africa, dove passerà di avventura in avventura, tra re ricchi e avidi, mercanti spietati e una Regina delle Api che gli farà un magico dono. Solo al ritorno a casa, egli troverà la forza di dedicarsi a una ciclopica impresa e saprà scoprire dentro di sé un puro amore per l’unica donna che lo ha sempre aspettato.

(Foto da Pinterest)

Pensieri e tarassaco.

Lo chiamano in mille modi ma io sono affezionata a “denti di cane“.
Fin da piccola andavo a raccoglierne un bel po’ con mio papà e i miei fratelli; si ripeteva un certo rituale e la cena anche se semplice, era un appuntamento immancabile della primavera.

Con Noris in Val Rendena alle falde delle Dolomiti di Brenta, ogni volta è una scoperta, imparo qualche pezzetto in più delle sue tradizioni e porto via, oltre a qualche prelibata erba spontanea, anche un po’ di magia. Raccogliere erbe è rilassante, ti permette di pensare e allo stesso tempo di svuotare la mente. Mi piace molto ma riconosco che è importante farlo solo se si conoscono bene le piante e non solamente quelle che poi finiscono nel piatto ma anche quelle vicine, perché possono essere pericolose.

E così, partita con un mal di testa infernale, sono rientrata la sera a casa leggera e libera da qualsiasi turbamento. Toccare la terra, avere quelle mani sporche e allo stesso tempo profumate di primitivo e selvatico, è una sensazione incredibile.

Anche con qualche nuvola camminare nei prati e nel bosco ha il suo fascino. In silenzio, con il nostro coltellino in mano, quest’erba sparpagliata dappertutto ci guardava con le sue foglie a forma di punta di freccia, con denti aguzzi da sembrare quasi canini. E già pensavo alla scorpacciata con patate lesse e uova sode.

Ortiche, aglio della Regina, “sgrizoi” e salvia dei pascoli. Tutte hanno la loro funzione, tutte hanno il loro ruolo gastronomico. Ci ho messo gran parte della sera a pulire le pianticelle, ma l’ho fatto con gioia perché ho prolungato questo momento così pieno di entusiasmo e di serenità. Nel silenzio della mia casa, con i gatti sonnacchiosi sullo schienale del divano, sentivo il rumore del raschiare le foglie brutte dalle radici e della pioggia scrosciante sul tetto.

Non solo erbe, ma anche due passi in montagna. Abbiamo raggiunto il lago di Nambino, calpestato un po’ dell’ultima neve e sentito tuoni in lontananza che non promettevano niente di buono. Il cuore felice e spensierato dopo una domenica dedicata interamente alla natura. Un po’ di vento negli occhi e nell’anima ha cambiato la mia prospettiva e tutto nei miei pensieri, ha ripreso colore.

 

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Musica che sa di infinito.

Serata diversa. Io, che normalmente massimo massimo alle dieci sono già tra le braccia di Morfeo, svenuta dal sonno. Non mi capacito ancora come mia cognata mi abbia convinta ad andare a sentire un concerto all’Auditorium Santa Chiara. Non perchè non mi piaccia la musica classica… è proprio la questione di uscire che stride forte in me.

Non mi è sempre piaciuta questa tipologia di musica. Ricordo ancora i grandi litigi, vere e proprie catastrofi, quasi tragedie greche in famiglia per le ore al pianoforte di mia sorella. Mi innervosivo da morire appena sentivo le sue dita sui tasti bianchi e neri.

Poi una quindicina d’anni fa… non so bene cosa sia successo… forse un colpo in testa e mi sono ritrovata io tra spartiti e metronomi a seguire il pentagramma. 

E questa sera devo dire, nonostante il primo momento post ufficio che avrei voluto trovare qualsiasi buona scusa per non uscire, mi è piaciuta molto. Primo in assoluto Beethoven, secondo Mozart. Mentre quel “Way to Infinity” bah…. mi piace il fantasy ma questa colonna sonora da battaglia di Star Trek, non so… non l’ho capita, forse. 

Tra qualche colpo di tosse e lo scricchiolio di carta di caramella, con il caro Ludwig è stato come entrare in una fiaba. E mi è tornata la voglia di suonare!

Un Trentino di qualità.

No, non è uno spot. 

Oggi scrivo qui da consumatore attento. Il tema dell’alimentazione sicura è talmente importante che non ci si deve proprio scherzare. Da qualche mese sono entrata a capofitto in questo progetto che mi ha permesso di conoscere i diversi attori della catena e tutte le sue sfaccettature. E proprio di catena si tratta: una miriade di anelli strettamente connessi uno all’altro. Se solo se ne stacca uno o se solo uno si allenta, il sistema s’indebolisce e quello che portiamo in tavola non è più così sicuro.

Cosa vuol dire quindi quel loghino colorato che si trova sul packaging di alcuni prodotti? Origine, provenienza, territorio. Vuol dire serietà, nel rispettare una filiera, nel seguire un protocollo ben definito e per finire, nell’avere una certificazione da un ente terzo accreditato, indipendente e autonomo.

Questa appena descritta sembra tanto solo una questione amministrativa, burocratica. Ma devo dire che ogni giorno ho la possibilità di confrontarmi con la produzione, con la grande distribuzione, con il settore turistico, con i consumatori… e questa parola, QUALITÀ, che mi sembrava a volte tanto abusata, ha un senso importante. Ci tutela tutti i giorni nello scegliere qualcosa di corretto. 

In un’epoca in cui si parla ovunque di frodi in agricoltura a livello mondiale, il sapere che una filiera non solo è scritta su un disciplinare ma anche seguita e controllata in tutti i suoi processi, mi rende sicura nello scegliere. 

Questo non vuol dire che ciò che non è certificato non va bene. Significa che ho capito cosa sta dietro ad un marchio di qualità.

Oggi è partita la Mostra dell’Agricoltura di Trento, appuntamento storico della città del Concilio in cui si aprivano le grandi trattative per il bestiame, patrimonio e vera ricchezza del territorio e delle nostre montagne. Fino a domani animali, laboratori, mercato agricolo, ristorazione e prodotti a marchio qualità. Trentino.

Challenge n. 30. I miei alti e bassi.

L’ultimo.
Ci ho messo quasi tre mesi. Il mio 30 Days Writing Challenge con questo post, finisce. Iniziato il 2 gennaio, grazie a Pensieri loquaci doveva essere una sorta di diario giornaliero, della durata di 30 giorni. Non ce l’ho fatta a rispettare il periodo stabilito da Ehipenny. Ma almeno sto raggiungendo questo traguardo. Non è proprio una mia prerogativa quella di portare a termine le cose. Mollo sempre in corsa, forza di volontà uguale a zero.

I miei alti e bassi del mese.
Il mio alto riguarda una caldaia funzionante e attiva. Non c’è niente di peggio che rimanere senza caldaia.
Il mio basso è un pugno di spillini da orlo.

Sempre nel mezzo di questi due poli opposti.
Comunque sia, ogni fiaba che si rispetti ha un lieto fine e per arrivarci si passa tra alti e bassi. Biancaneve ha mangiato una mela avvelenata prima di essere risvegliata dal Principe azzurro.
Quindi….

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Challenge n. 29. Obiettivi per i prossimi 30 giorni.

Ancora due Challenge e poi ho finito i 30 Days Writing Challenge iniziati il 2 gennaio.

  1. Devo finire i 60 giorni detox. Li ho stoppati per una settimana perchè stavo impazzendo. Avevo bisogno di un dolcetto e di un calice di buon vino. Giornate un po’ pesanti…non è colpa mia. E’ colpa del lavoro e delle persone che mi inducono in tentazione enogastronomica.

  2. Da lunedì 13 marzo si inzia  seriamente ad andare in bici al lavoro per il progetto “Trentino pedala”. 20 km ogni giorno…tutto quello che riuscirò dal 15 marzo al 15 settembre. Inizierò il 13 per fare le prove generali.

  3. Ne ho un altro obiettivo… ma me lo tengo per me, scusate.

Vietato arrendersi.

Categories Me

Silenzio.

Notte e buio. 

Le stelle fanno capolino una dopo l’altra. Mi ritrovo alla finestra a guardare quel nero puntellato di brillanti. 

È più o meno tutto spento: luce, TV, telefoni, parole, voci. Solo il mio fedele piccolo Mac per qualche minuto ancora, che mi permette di trascrivere ciò che ho nella testa. Cerco di comprendere il silenzio, di capire il nulla. Non quello de “la storia infinita” di M. Ende. Provo a spingere l’interruttore dei pensieri verso OFF.

Per questa sera il mio mondo sarà solo quel velluto scuro diamantato. Vorrei impregnarmi l’anima di quel profondo colore. Solo un po’ di silenzio.

Estremo.

“Vivere qui significa dimenticare ogni ansia e comprendere il potere del silenzio.”

Leggo questo articolo del Corriere.it.
Beh, devo dire che questo ragazzo di 27 anni ha fatto 6 anni fa una scelta estrema: vivere su una piccola isola dell’Alaska, Marble Island, insieme ad una famiglia di allevatori di ostriche. Quindi, invece di sognare le comodità, seguire la tecnologia e i social, a 21 anni ha deciso di cambiare la sua vita, vivere la solitudine e la semplicità. Niente strade, solo natura selvaggia e incontaminata. Non credo sia come essere in una fiaba, non so quanti di noi riuscirebbero a rimanere senza acqua calda corrente, wi-fi e tutto quello che comporta l’era moderna. Ma di sicuro l’idea di non svegliarsi più la mattina con il timore di arrivare in ritardo e delle milioni di cose da fare in un giorno, non mi dispiacerebbe. Ci sono pro e contro, indubbiamente. Riempirsi gli occhi di panorami naturali incredibili, spegnere il contatto umano continuo e tornare alla vita di un tempo. Deve aver avuto proprio un’insofferenza al consumismo e allo stress cittadino quotidiano per arrivare a vivere da eremita. Alla ricerca della libertà. Bisognerebbe provare, per capire. Voi che ne pensate?

via La scelta di Zach, vita da eremita in Alaska a 27 anni – Corriere.it

Foto di Anze Osterman

Alchemilla.

Piove.
Quando vedo l’erba bagnata mi viene sempre in mente una bellissima storia.
Qualche estate fa ero in alpeggio, precisamente a Malga Canali, un bellissimo luogo del mio Trentino ai piedi delle Pale di San Martino.
Ero seduta insieme a Giovanna, la regina di quei luoghi. Una donna piena di passione e di emozioni per la sua terra, per la sua famiglia, per il pascolo e i suoi animali. Stavamo parlando di una sacco di cose, del futuro, di nuovi progetti. Aveva piovuto da poco e ci stavamo godendo qualche raggio di sole nel primo pomeriggio.
Ad un certo punto Giovanna ha accarezzato una foglia di alchemilla. All’interno di quella foglia, proprio al centro c’era una goccia brillante e luminosa. Ha sorriso dolcemente e mi ha raccontato questa storia.
Quando i suoi genitori erano giovani non avevano molti soldi, non erano tempi come quelli di oggi in cui si può comprare qualsiasi cosa.
Suo padre ogni mattina quando rientrava dalla stalla o dal pascolo raccoglieva una foglia di alchemilla, sceglieva quella con la goccia di rugiada più bella, la più perfetta. Rientrava a casa e chiamava a gran voce la moglie e le porgeva questo prezioso dono. Lei arrossiva e beveva dalla foglia quella goccia di diamante. Era un simbolo d’amore, un gesto che si ripeteva spesso a dimostrare il sentimento che provava per lei, e che lei ricambiava.

Adoro questa storia. E ogni volta che vedo una foglia di alchemilla con il suo brillante al centro non riesco a non fotografarlo e a non ripensare a questa bellissima storia.

Ne conosco alcune di queste bellissime storie, raccolte in tutti questi anni in alpeggio. Mi piacciono le montagne e i loro custodi. Ne cercherò altre e ve le racconterò…

Patagonia.

Eh già. Continuiamo con il giro virtuale del nostro pianeta. Cerco tutti i luoghi in cui mi piacerebbe andare, augurandovi il buongiorno, ogni mattina, in questo modo. Questa volta Sudamerica e precisamente la terra estrema. Ci sono posti incantevoli, luoghi di gran fascino e montagne con panorami a dir poco straordinari. Difficilmente scriverò di città caotiche a dir il vero, a meno che non esista un preciso significato per me.

Una curiosità:

La birra tedesca proviene dalla Patagonia.

Sul serio? Direte voi. Sembrerebbe proprio di sì! Il lievito utilizzato nella birra lager (la tradizionale birra tedesca) deriva dal saccharomyces eubayanus, un lievito nomade originario della Patagonia che, passando di epoca in epoca, si è insediato nelle cantine della Baviera.

Grazie mille, Patagonia!

Buongiorno!!!!

Foto da Pinterest

Sunrise.

Rende l’idea questa immagine di come mi piacerebbe svegliarmi la mattina? 

Se chiudo gli occhi sento il piacevole rumore della brezza sulla tenda e della cerniera che si apre, lasciando spazio ai primi raggi di sole. Il freddo che prende possesso delle mie guance per l’aria frizzante che cede subito il passo al calore della palla di fuoco che mi sorride dietro le cime innevate. Ancora un secondo nel sacco a pelo, prima di accendere il fornelletto per un caffè fumante. 

Pronta per iniziare a camminare, a sorridere felice per un’altra giornata immersa nella natura. Si, così mi piacerebbe iniziare ogni mia mattina…

Che sia il Canada, il Bhutan o il Kashmir… questa sensazione ce l’ho scolpita nel cuore. Pian piano ce la faremo!

Il regno del Bhutan.

E dopo la Cappadocia, il Buthan.
Piccolo stato montano himalayano. Poco più di 750.000 abitanti. Un ambiente straordinario. Rispetto e protezione della natura sono priorità e io ci vorrei davvero andare.

L’indicatore per il calcolo del benessere della popolazione è il FIL (la felicità interna lorda) misurata grazie a diversi fattori quali la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali….

Dai, trasferiamoci.

Voglia di zaino in spalla e scarponi lungo le risaie, di sorseggiare the dai sapori veri ed intensi e di sorridere ai bambini che ti corrono vicino. Ho veramente voglia di riempirmi il cuore di attimi green e ritornare a respirare veramente.
Io parto quasi quasi. Inizio piano piano ad informarmi. Dopodichè se qualcuno vuol aggregarsi, è sempre ben accetto!

Cappadocia.

Buongiorno. 

Oggi vorrei essere su una di quelle mongolfiere e cercare di toccare le nuvole… guardare il sole giocare con il cielo, trasformandolo in tantissime sfumature di colore. In compagnia di un cestino di tramezzini,frutta e birra. Manca solo Yogi.

Non mi servirebbe altro.

Do or die.

Tiratemi pure le pietre ma io questi Shinedown non li conoscevo proprio. Sono 3 giorni che ho in loop una loro canzone… mi mette una carica da paura oltre al fatto che han ragionissima.

Non ci scappa nessuno, non si può vivere per sempre e l’unica cosa che conta è come hai amato.

Mi piace da impazzire e non mi stanca mai. Canto da sola in autobus e al supermercato, quando vado a camminare e prima di addormentarmi.

A voi non capita mai??? Io credo di essere impazzita per questa canzone.

Se devo dire la verità ogni tanto la spezzo con i Keane, per la precisione “We might as well be stranger”. Testo impeccabile e perfetto. Ogni tanto mi sento un po’ estranea ma si vede che va bene così.

Adesso vado che sono 2 minuti che non ascolto “How did You love”…

Mood of my Day. The Bridge

Condizionale. E per di più passato.

Sotto un ponte, mentre camminavo stamattina. Che tristezza in queste parole. Preferisco le illusioni alle delusioni, i sogni alla realtà, le promesse ai rimpianti. Chissà che sofferenza provavi, mentre scrivevi questa frase.

Mi ribello ad ogni sentimento negativo, sto ascoltando delle canzoni che danno energia. Non bisogna disperare, ogni brutto giorno, come ogni bello, finisce. E si trasforma. Niente dura, tutto cambia. E perchè cambi in meglio bisogna volerlo, pretenderlo e soprattutto farlo.

Buona domenica!

Challenge n.28. Le 5 cose che mi fanno morire dal ridere.

Ancora pochi punti del 30 Days Writing Challenge.

  1. Sicuramente Alf, l’alieno rossiccio col nasone proveniente dal pianeta Melmac, distrutto da un’esplosione. Caduto sul garage dei Tanner, diventa parte integrante della famiglia, creando un sacco di guai e di problemi. Povero Lucky, il gatto. Gliene combina di tutti i colori. Per la cronaca, ho tutte le puntate registrate e il pupazzo a grandezza naturale.

  2. Sheldon Cooper. The Big Bang Theory.

  3. Soffro il solletico da impazzire. Inizio a ridere e non smetto.

  4. Le serate con birra e gli amici motociclisti. Sono sempre molto divertenti.

  5. Quando mi sveglio la mattina e con la coda dell’occhio vedo che c’è una zampetta sopra di me che sta per sferrare un colpo sulla mia faccia. I miei gatti a volte mi fanno veramente sganasciare…

E poi ci sono persone e momenti che mi fanno veramente morire dal ridere. Ma sono attimi che tengo stretti nei miei ricordi.

SuperBike! 🚴‍

Come immaginavo, questa mattina sul mio piumone non si è materializzato un vassoio con i pancakes….meglio, così rispetterò il mio Ramadan dei 60 giorni!

Mi sono alzata presto e ho già iniziato a “rebaltare” la casa. Poi dopo un pranzo leggero, Super Snow inforcherà la sua splendida Snowbike per un bel giretto al sole. Devo combattere una tristezza misto rabbia che ha colpito il mio animo in questi ultimi giorni.

Quindi… pronti, attenti, via! Modalità super weekend ON!

Foto ovviamente da Pinterest!

Colazione a letto.

Voglia di pancakes.

Di pane tostato e imburrato con una meravigliosa confettura di fragole e lamponi, magari un paio di uova strapazzate e patate arrostite.
Un succo fresco di frutta e verdura, con una spolverata di zenzero.
Una tazza di infuso alla menta piperita.

Come posso fare per ricevere un vassoio così domattina?
Mi piacerebbe così tanto….ma come dice il saggio “se vuoi la colazione a letto, dormi in cucina!”

Foto da Pinterest

Challenge n.27. Qualcosa che mi dà fastidio in questo periodo.

Giornata giusta per questo challenge.
Sono un po’ lenta ma 30 sono tantini…. due mesi al posto di uno..

Sono molte le cose che mi danno fastidio in questo periodo. Sono di base intollerante e insofferente ma probabilmente alla luce delle privazioni di questo periodo, si accentuano ancora di più queste mie caratteristiche.

La falsità.
Apprezzo di più chi mi dice una brutta verità facendomi un male cane piuttosto che una frase finta magari pure con un sorriso finto.

L’invidia palese.

Chi si lamenta.
Ultimamente intorno a me ci sono persone che si lamentano per qualsiasi cosa. Via da me, please.

Chi trasmette ansia inutile.

L’immaturità inaspettata.

Chi è fortemente permaloso.

Vorrei urlare come la leonessa nella foto di Pinterest.
Meglio non aggiungere altro.

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FICO Eataly World e io non vedo l’ora.

Sta per aprire a Bologna il grandioso Parco Alimentare progettato dal Centro AgroAlimentare di Bologna appunto e gestito da Eataly World –società che vede impegnate Eataly e Coop– e il giorno X sarà il prossimo 4 ottobre.

Mercato, laboratori in-formativi sulla produzione di pasta, formaggi, salumi, dimostrazioni di filiera, botteghe artigianali e nel 2018 perfino un albergo.

Una Fabbrica Italiana Contadina.

Io, ripeto, non vedo l’ora!

Bologna: FICO Eataly World apre a ottobre 2017 | Dissapore

Espressioni.

Oggi più o meno avevo questa espressione. Vi rendete conto?

Io che normalmente assomiglio più a questa tipologia…

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Non so… ogni tanto mi prende l’embolo, mi si gonfia una vena sul collo e rischio di esplodere… devo assolutamente respirare di più e se possibile rilassarmi maggiormente. Riservare degli spazi per me e camminare.

Invece di far tutto questo, mi faccio prendere dalla rabbia e assomiglio ad una pentola a pressione che è sul fuoco da un bel po’!!!

Penso che il mio Ramadan stia facendo effetto: mi mancano alcuni elementi fondamentali per la mia risata squillante. Niente cioccolata, ne pane o vino nel sangue e il mio umore ne risente. Fantastico questo giorno 10… si sente il mio sarcasmo?

Non sono riuscita a fare i miei soliti due passi quindi niente sfogo.

Uffa, arriverà anche venerdì…. che poi, arriva sempre così come la domenica sera quando pensi che è già arrivato lunedì…

In più ho pure sonno, quindi ancora peggio.

Non lo so se capita a tutti ma ne farei volentieri a meno. Quel borbottio che sale dallo stomaco e finisce nelle tempie, mi fa scoppiare la testa.
Allora vi saluto tutti, uno a uno, e vi auguro una splendida nottata!

Domani, è domani!

 

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Giorno 9. Voglia di…pizza!

Doveva arrivare prima o poi.
Devo dire che mi sarei aspettata, che ne so, dopo 3 dei 60 giorni il primo vero cedimento…. non dopo 9.
La conosco bene quelle sensazione. Sento il profumo della pizza a km di distanza. E vicino riesco perfino a vedere una bottiglia da 0,75 l di birra artigianale.
Magari in una “champagnotta”.
Non saprei quale scegliere…parlo della pizza, non della birra. Sarei indecisa se quella con le acciughe e ricotta oppure una classica.

Vabbè. Cosa saranno poi 51 giorni….no?

Del resto come diceva il buon G.E. Lessing “L’attesa del piacere è essa stessa piacere…” (no, non era il Campari red passion che lo diceva…)

#celapossofare

La foto della pizza è mia…non vi fa gola? 😉

 

SnowTag. Cosa fai quando vuoi isolarti dal mondo?

Chiacchierando nei commenti del post In Norvegia, SognidiRnR mi ha dato un’idea e cioè quella di creare un tag sul tema

“Cosa fai quando vuoi isolarti dal mondo?”.

Avete presente quel momento in cui non ce la fate più … per una giornata storta al lavoro, oppure perché non riuscite a sopportare qualcuno o perché insomma siete arrivati alla frutta e tutto vi dà solo un tremendo fastidio?
Come si è visto in questo mio ultimo articolo, quando succede a me,  mi isolo chiudendo gli occhi e pensando di essere altrove, magari su un’isoletta, su un fiordo del bellissimo Nord, in un cottage, dove posso rilassarmi completamente, leggere e scrivere in una calda e dolcissima atmosfera.

E voi che fate?

Premesso che tutti siete invitati a rispondere se vi fa piacere, nomino qualche blogger che risponda a questo quesito.

Le regole sono le solite del tag e cioè citare chi vi ha nominati e il suo blog e rispondere alla domanda… solo una e precisa.

Nomino quindi a questo mio SnowTag:

e ….SognidiRnR, hai voglia di dirci la tua in merito a “Cosa fai quando vuoi isolarti dal mondo?”

Attendo le vostre risposte!!!!!!!!

La foto è tratta da Pinterest

 

In Norvegia. 

Mi piacerebbe un sacco essere qui. 

Sola, con moltissimi libri. Un po’ di musica, qualche candela… un bollitore sul fuoco e una gran selezione di infusi. Profumo di cannella, agrumi e qualche pianta aromatica come la menta o la melissa. Uno zaino e un paio di scarponi. Per qualche giretto al di là dell’acqua.

Sola, così come mi è piaciuto tanto ieri nel tepore del pomeriggio, chiudere gli occhi e non sentire voci, nessun rumore se non il torrente sui sassi. Magari andare a trovare qualche anziano del paese vicino e farsi raccontare qualche storia o qualche leggenda…

Una bella pioggia scrosciante sul tetto che  mi fa compagnia…

È proprio bello starsene in pace con il mondo, non correre ogni minuto, non avere sempre quella frenesia di riuscire a far tutto, che se anche una volta non ci si riesce, non cascherà mica il mondo….

Alzarsi la mattina quando gli occhi decidono di aprirsi, magari grazie ad un raggio di sole che fa capolino dietro le tende…e scrivere. Scrivere tanto ed entrare qualche volta nel mondo di Elisabeth Bennet o alla corte degli zar di Russia… guardarsi allo specchio di Dorian o risolvere un caso di Kay Scarpetta. Sgattaiolare nelle cucine di Maria Antonietta (prima della rivoluzione…) e pescare insieme a Tom Sawyer.

Eh si…sarebbe bello. 

Foto da Pinterest

Giorno 7. Credo sia questa la felicità…

Sono seduta su un sasso, chiudo gli occhi e sento solo il rumore del torrente e della lieve brezza che mi sta baciando la pelle. Il sole sulle guance mi scalda e non ho nessuna intenzione di riaprire le palpebre. Penso a un sacco di cose, a tutte quelle che mi fanno sorridere e mi rendo conto lo sto facendo proprio ora. Sorrido e ho il cuore gonfio. Respiro come se non respirassi da un’epoca lontana…

Mi immagino di essere altrove, non così vicino a casa ma in un un altro Paese, in un bosco scandinavo o addirittura in Nuova Zelanda… che bello sognare… 

Comunque oggi ho rotto il silenzio dei pedali e ho fatto i primi 30 km del 2017. La stagione della Snowbike è ufficialmente aperta.

I 60 giorni continuano… 

Colazione colorata a base di un super succo fresco ipervitaminico con il mio splendido estrattore. A pranzo un piatto di pasta con ricotta e funghi. Stasera cena leggera. 

Mood of my Day. Breakfast!

Oggi mi sento così. Piena d’energia, di voglia di fare un sacco di cose.

Ci sarebbe da iniziare qualche lavoretto in giardino oppure potrei tirar fuori dal garage e dalla polvere la mia Snow Bike e far un giretto nelle ore più calde.

Ieri mi son goduta la neve ed è stata una bellissima giornata. Era il giorno 6 e non ho scritto niente perchè ho fatto un bel po’ di attività fisica ma ho anche sgarrato (di poco) la mia filosofia dei 60 giorni. Un po’ di pane, una birra e cioccolata alle mandorle. Ma oggi si ritorna in pista.

Mi piacevano i colori della foto (Pinterest), so che quella frutta non è di stagione….ma ho proprio voglia di primavera, di uscire…ho un’energia incredibile.

Categories Me

Mood of my Day. Mirror.

Ma uno specchio riflette o fa riflettere? Vorresti vedere la tua immagine o un mondo nuovo? Quando mi guardo in uno specchio vorrei tanto entrare in una favola… vedere qualcosa che mi faccia sognare e passare attraverso. Bello sarebbe che la superficie si trasformasse in un portale per poter esplorare nuovi luoghi. 

La leggenda però dice di non guardarsi mai in uno specchio al buio… perché potrebbe aprire la porta degli inferi…

Foto da Pinterest 

Categories Me

Giorno 4. Snow Bike.

Penso al fatto che oggi al sole c’erano 16 gradi. Ciò significa che fra poco è ora di preparare la mia Snow bike perchè nei famosi 60 giorni dovrà esserci un aumento di attività fisica rispetto al solito. Quindi posso andare a lavorare in bici tutti i giorni.

20 km ogni giorno, 5 giorni la settimana.

La mattina alle 7 e il pomeriggio alle 17, c’è già luce.
E’ ancora un po’ freddino però… ma presto riuscirò ad andare. Magari già lunedì, chissà.
Non vedo l’ora.

Per quanto riguarda il cibo, oggi stenderei un ennesimo velo pietoso.
Mezzo piatto di pasta al ragu e un’arancia a pranzo mentre a cena il cavolfiore al vapore avanzato di ieri con due fette di prosciutto cotto.
Che amarezza…

#celapossofare

Challenge 26. Cosa vorrei migliorare.

Vorrei saper gestire meglio il mio tempo.
Vorrei smettere di regalare il mio tempo inutilmente. Vorrei imparare ad usare il mio tempo per me e per le persone che veramente mi amano.
Vorrei dedicare il mio tempo a chi lo apprezza, a chi mi fa sentire bene, a chi mi fa ridere e riesce a rendere sereno il mio animo.
Devo smettere di concentrare il mio tempo su cose e persone che non lo meritano, di farmi condizionare dai miei sentimenti, di dipendere da sogni che non hanno più la leggerezza di volare.
Il mio tempo è prezioso, la cosa più importante della mia vita.

Foto da Pinterest

Mood of my Day. H2O.

L’ACQUA.

Due atomi di idrogeno legati ad un atomo di ossigeno. Un legame indissolubile anche di fronte a qualsiasi impatto. La risorsa più preziosa per la vita.
Senza, si smette dopo un po’ di respirare.
E poi… il nostro corpo è fatto di acqua.
Pioggia, neve, onde, vapore… sono movimenti dell’acqua, una danza.
Niente acqua, niente birra.
Per tutti questi motivi questa risorsa va tutelata e protetta. E’ la storia di Ossigeno e Idrogeno che non si separeranno mai.
Un amore liquido infinito.

“Nulla è più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro.” (Lao Tzu)

Foto da Pinterest

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Giorno 3. Help 😩

Dicono che i primi giorni sono i più difficili.
Dicono che bisogna aspettare di abituarsi un po’.
Dicono anche che quando ti stacchi dalle cose che ti fanno male, poi stai bene, ti senti decisamente meglio. Mah.

E’ troppo presto in effetti per qualsiasi conclusione. Il problema è che normalmente questa grande idea la realizzo sotto Quaresima, cioè approfitto dei famosi 40 giorni prima di Pasqua per questa azione di mega purificazione.
E ci sta, perchè se aspetto di iniziare mercoledì delle ceneri, significa che Carnevale è finito e sono finite chiacchiere (in trentino, grostoli), frittelle, castagnole e tutto ciò che si può friggere.

Invece, il genio che sta scrivendo, ha deciso di iniziare un po’ prima, perchè ha pensato che probabilmente, un periodo più lungo, 60 giorni, può dare risultati migliori.
Stasera però mi consolo con cavolfiore al vapore e uovo sodo. E acqua.

Ecco. Sparatemi, grazie.

Mood of my Day. Happiness.

Succede spesso che si pensi  alla felicità come qualcosa che dipende dagli altri. Invece dipende da noi, nel mio caso, da me.
Inizio questo nuovo giorno concentrandomi su cosa mi rende felice e su cosa sta ostacolando l’avverarsi di questo mio stato d’animo. Rimetto al centro le mie priorità.

Ovviamente da questo mio pensiero è escluso il discorso dei 60 giorni che so in partenza non mi rende felice.

Ma passeranno.
Così come tutto passa, niente rimane tale per sempre e ogni cosa si modifica.

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Ma qualcosa non cambierà mai….
non smetterò mai, mai di sognare.

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Giorno 2. San Valentino.

Perfetto.
Non bastavano i 60 giorni di “niente-dolci-niente-fritti-niente-formaggi-niente-alcol-niente-di-niente”, doveva arrivare pure San Valentino.

E cosa c’è? Direte voi.
Cosa c’è…. in questo momento pagherei oro per una cucchiaiata di quella crema di cacao che ho in dispensa….o per un calice di una splendida riserva di rosso.

E siamo solo al giorno 2.

L’unica nota positiva della giornata è che ho davvero degli amici stupendi. E non per i regali… perché chiunque può compare un regalo, può spendere per un oggetto e non metterci sentimento, emozione, cuore.
Sono felice perché la formina in legno per il burro intagliata dal mio amico Alan e i biscotti fatti dalla mia amica Serena sono preziosi. Perché mi hanno pensata. Nonostante questa festa sia stata sempre un disastro in passato, apprezzo chi ha dedicato un pensiero d’affetto per me.
E la cosa divertente è quando senti quelle frasi tipo “è una festa commerciale, dovrebbe essere amore sempre…”. Concordo, ma in linea di massima, per il senso seguente.

Per me niente è obbligatorio e non deve essere un’imposizione qualsiasi pensiero in qualsiasi giorno. Ma se dovesse coincidere il pensiero nel giorno degli innamorati ….va bene lo stesso! Così come apprezzo un messaggio o un foglietto di carta con una parola… Tutto ciò che dedichi ad una persona che sia tempo o qualsiasi altra forma… è da apprezzare.

Comunque l’unica cosa che conta veramente è che oggi è San Valentino e non pubblicherò le foto tristi dei piatti di oggi… ma sappiate che nonostante tutto, proprio tutto, non ho toccato niente della lista di ingredienti che ho deciso di eliminare per 60 giorni.
Ma tra farro e verdura…spero arrivi in fretta il giorno 59!!
Foto in evidenza da Pinterest

 

Giorno 1. Ce la posso fare.

Nonostante il continuo celapossofare che mi continua a girare in testa, oggi ho ricevuto un sacco di tentazioni: inviti a cena, feste di compleanno, bottiglie di vino in regalo…sembra impossibile. Ma ho detto no.
I 60 giorni sono iniziati.
E’stata una giornata un po’ strana, anche perchè son partita con un bel mal di stomaco.
Quindi….per riassumere velocemente e non stufare nessuno, oggi è andata così:

  • Tre caffè macchiati (mattina, mezza mattina, dopo pranzo)
  • 1,5 litri di infuso (melissa e finocchio)
  • 1 litro di acqua naturale
  • a pranzo la foto triste in basso (mi ero dimenticata…avevo già iniziato la bistecca quindi la foto non è molto piacevole…migliorerò)
  • a cena riso con verdure e pollo con curry e curcuma
  • primo piccolo sgarro: ho finito un goccio di amarone (un dito, in orizzontale, in un calice normale)  mannaggia….

Domani andrà meglio, perchè per dirla alla Rossella O’hara…domani è un altro giorno
Quanto siete tristi da 1 a 10? Io? Infinito….
Mancano solo 59 giorni….

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Challenge 25. Pensa ad una parola: caldaia.

Lunghissimo questo Challenge!

Salto il n.24, una lezione che ho imparato nel modo più difficile…me ne viene in mente solo una, ma non ho molta voglia di parlarne, anzi di scriverne. Troppo personale.

Passo al n.25. Penso ad una parola, CALDAIA, la cerco in Google e seleziono la 11 tra le immagini. Perchè caldaia? Non lo so….pensavo ad un boiler prima di leggere la frase…e così, caldaia. L’immagine in evidenza è la n.11.
Cosa mi fa venire in mente?
Complessità. E’ uno schema, ordinato ma complesso. Le istruzioni del funzionamento di una caldaia. Sembra la mia testa in una situazione normale…in questo periodo nonostante ci stia provando, è tutto così caotico…sarà il cambio di stagione!!!

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60 giorni.

Quella del gatto sarà la mia espressione per un po’ di tempo.
Si ricomincia. Riapro nuovamente e ufficialmente il diario della pasto-stoppista.
Saranno 60 giorni stavolta. Il motivo di tutto questo? Mi rendo contro che da un po’ di tempo sono molto fiacca, pigra e manco di carica… Il mio è un atto di purificazione, depurazione e recupero energia 2.0. E in abbinamento, di base, i miei soliti 10.000 passi al giorno. E tutta l’attività possibile in montagna. Più la bici. Questo, tutti i giorni, per 60 giorni. Perché devo riabituarmi e se non ricomincio, non mi riabituo.

Inizio: lunedì, 13 febbraio
Fine: sabato 13 aprile

Ogni giorno pubblicherò un piccolo riassunto, qualche foto, le mie sensazioni, il mio umore, i miei successi  e le mie sconfitte. Mi rendo conto che a voi non serve… ma a me si. Perché così mi do una regola e m’impongo di rispettarla. Anzi, una serie di regole in realtà:

  • no pasta lievitata
  • no alcol
  • no dolci elaborati
  • no fritti
  • no latticini e salumi
  • bere un sacco di liquidi sani
  • mangiare di più la mattina e assolutamente meno la sera, spezzare la giornata con qualche frutto
  • rifiutare inviti a cena perché assolutamente complici di una possibile rinuncia a questa autodisciplina.

Che tristezza. Il mio problema è che io a-d-o-r-o letteralmente tutto ciò che si può trovare in un piatto e in un calice….ma dovrò rinunciarci per un po’.
Non è comunque impossibile…fuori da questa lista c’è un mondo intero di possibili combinazioni. Pasta, riso, carne, pesce, verdura, frutta. E poi litri e litri di estratto di frutta e verdura.

E poi così si torna a camminare finalmente. E a muoversi.
Sono stata un po’ ferma in questo ultimo periodo e mi sono divertita un sacco assaggiando cose nuove e diverse. Ma la salute deve avere la priorità.
Quindi domani…ultimo giorno di pacchia!!!!!

 

Mood of my Day. Total relax.

Sono talmente stanca che mi addormenterei così! Oggi credo non mi alzerò dal divano. Posizionerò tutte le cose che mi servono intorno a me tipo thermos di infuso alle erbe con tazza con le renne, qualche frutto per non morire di fame o calo di zuccheri, coperta, libri.
Musica di sottofondo adatta alla situazione.
Scriverò….

Foto da Pinterest

Mood of my Day. Snow Friday.

Mentre voi tutti vi state alzando, io me ne vado a dormire. Perchè sarò come la donna sulla panchina più o meno…mi piaceva troppo questa foto (Pinterest) anche se magari non c’entra molto con tutto il discorso. Devo ricaricare le pile per essere piena di energia. Perchè la stanchezza mi pervaderà fino alla punta dei capelli. E di energia me ne servirà parecchia. Per affrontare il pomeriggio e poi perché è venerdì. Finisce la settimana e c’è quell’attimo splendido in cui esco dal lavoro e respiro… e sorrido, oddio come sorrido.

E poi il venerdì è mio ed è sacro.

Berlino. Nuove prospettive.

Che giornata. Infinita. 

Siamo in aeroporto Schönefeld. Aspettiamo il nostro aereo che doveva partire un sacco di ore fa. E dobbiamo aspettare ancora un bel po’. 

Approfitto per fare il punto della situazione mentre ascolto la mia playlist preferita. Una giornata ancora dedicata alla fiera, ultimi momenti di confronto in questa spettacolare vetrina colorata e allegra che è la Fruit Logistica. 

Prima di lasciare Berlino, un salto a “The Wall” l’installazione che ricrea il panorama che si vedeva da Berlino ovest guardando oltre il muro. Questa capitale europea riesce sempre a farti diventare seria in un secondo e a darti quel dolore nello stomaco neanche avessi appena ricevuto un pugno. Non riesco ad immaginarmelo fino in fondo… grazie al cielo, è così lontano da me quel dolore… ma non posso non pensare a chi lo ha realmente provato. Chi ha provato a scappare e non ce l’ha fatta…chi ha trascorso una gran parte della propria vita ad aspettare di rivedere i propri cari. Si lo so, non occorre tornare indietro nel tempo quando abbiamo in questo momento delle guerre e delle tragedie fuori dalla porta di casa.

Ma avendo passato un po’ di tempo in questa fantastica città che ogni anno si rinnova e aggiunge un pezzo di cultura, di arte e di emozioni, mi sembrava giusto un cenno alla sua storia. 

Quindi, cosa potrei aggiungere, se non qualche immagine?

Ciao Berlino, ci rivediamo il prossimo anno!

Il cielo sopra Berlino.

Sono a Berlino per il più importante incontro di tutti gli operatori del mondo ortofrutticolo a livello internazionale, Fruit Logistica. Il Trentino è presente con i suoi consorzi di mele e di piccoli frutti. Abbiamo fatto il conto che in una manciata di metri quadri di stand vengono rappresentati più di 8.000 contadini. Ottomila. Non sono per niente pochi. Che poi in realtà parliamo anche di 8.000 famiglie.

È una fiera ordinata e bellissima, molto colorata. C’è un clima davvero sereno e per tre giorni si lavora parecchio, si fanno contatti importanti, si compra e si vende, si parlano diverse lingue e si imparano sempre cose nuove e soprattutto si scoprono varietà di frutta e realtà sconosciute…come nel caso di “the cracking monkeys”…

Tra creatività e tecnologie all’avanguardia e sempre più seminari, convegni e discussioni infinite sui metodi di produzione che sono sempre più attenti all’ambiente, questa fiera devo dire mi piace un sacco. Regala stimoli e idee oltre a permetterti di entrare in mondi che da sola faresti fatica ad incontrare e conoscere.

In questi giorni fa freddissimo qui. Il cielo è davvero grigio, ma anche se non riesco a vederla per me c’è sempre una stella che brilla, ogni notte.