Quando sono prossima ad un viaggio, il pensiero di cosa mettere nella valigia non mi abbandona per settimane e poi mi ritrovo la sera prima della partenza che mi sembra di non avere nulla di adatto nell’armadio. Provo con la razionalità, faccio liste, infiniti elenchi di cosa è utile e cosa no. E alla fine riesco a portare un milione di cose inutili….
Chiusa la Roncato verde, 4 ruote motrici e soprattutto della dimensione del bagaglio a mano, preparato lo zaino anch’esso verde (del resto l’obiettivo è l’Irlanda, non è permesso di avere niente che non ricorda le sfumature dei prati e dei quadrifogli), sono arrivata in aeroporto, il
Marco Polo, Venezia. Aereo in orario, ero io maledettamente in anticipo per paura di trovare traffico di un sabato di giugno alle porte di Jesolo e Caorle. Presi i due velivoli (Venezia -Londra, Londra – Cork) ad attendermi c’era Michael con tanto di cartello con il mio nome, prima volta nella vita. Michael assomiglia a Steve Carrel, è super gentile e parla tantissimo; nei 40 minuti di transfer al Sunville B&B di Ballycotton mi ha raccontato di storia, arte e cultura, tradizioni e soprattutto del Kerrygold, il burro più famoso al mondo (descrivendomi anche il plot della campagna pubblicitaria). E del fatto che il south west è importante per le patate mentre il south east più per le fragole.
Arrivata alla mia casa per una settimana, un grazioso cottage in mezzo alla contea rurale di Cork, ho conosciuto Anna, la padrona del cottage. Ero stanchissima dopo un viaggio perfetto ma lunghissimo… e quindi mi sono infilata in camera e ho chiuso gli occhi dopo pochissimo nonostante il buio arrivi tardissimo… sono proprio una montanara! La stanza invita a scrivere vicino alle finestre che mostrano infiniti campi e qualche frisona qua e là e il giardino molto curato della casa con fili da stendere carichi di panni bianchi stesi al sole (con nuvole onnipresenti).
Notte tranquilla.
Alle sei ero sveglia, pimpante e pronta per fare colazione che però viene servita dalle 8 alle 10. Quindi due ore di lettura giornali e nuove liste di cose da fare oltre a rimuginare come arrivare al mio primo appuntamento del lunedì distante da me di circa 5 km. Avevo fatto mille conti di sfruttare questo tratto non impossibile da fare a piedi, ma non avevo pensato alle strade strette e a quanto corrono gli irlandesi.
Irish breakfast (scones e pane nero fatti in casa, confettura di fragole, burro salato, yogurt cremoso, frutta fresca e mele selvatiche cotte, spremuta d’arancia, uova strapazzate, bacon e pomodori). La sala colazione è deliziosa, pavimento in legno, tovagliato bianco, mise en place molto curata e finestre sul giardino e sulla campagna irlandese.
Giornata libera, che faccio? Il marito di Anna mi racconta del centro di Ballycotton e delle cliffs, le scogliere. E quindi parto all’avventura, passo il piccolo centro e mi avvio verso il giro delle scogliere (cliff walk). Il meteo sembrava complice per un giro così, non bellissimo, sia chiaro, perchè le nuvole sono parte fondamentale del cielo irlandese ma non quelle classiche grigio scuro cariche di pioggia. Tutto intorno al sentiero, macchie fitte di fiori selvatici variopinti, ginepri, achillee, il silene ormai sbocciato, e rovi intricati. Il percorso è pulito e curato. Alla partenza nessuno in giro, solo quando sono scesa in spiaggia ho incontrato Jerry e Eugene, due simpatici signori che dalla voce squillante sembrava litigassero. Poi ho scoperto essere il loro tono. Mentre Eugene girava in spiaggia, Jerry mi ha raccontato che il suo amico stava per partire per “El Camino” con la figlia, da Bilbao a Santiago a fine giugno e quindi doveva
allenarsi. Risate squillanti, chiacchiere sul perchè ero in Irlanda e vari consigli sui percorsi, senza rendermene conto tra andata e ritorno dalle scogliere avevamo percorso 14 km. E dovevo anche tornare al b&b.
Ma prima, pranzo al Sea Church. Che bello vedere quei due mangiare di gusto ali di pollo fritte e poi un hamburger con guiness annessa mentre io decisamente veg (oggi solo oggi): riso thai con verdure al curry verde (vedi sopra) e una discreta IPA (discreta si riferisce alla quantità, non
grande). Ci siamo salutati, chissà se li rivedrò…