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Ballymaloe Cookery School, tra cardi e sweet cicely

Ogni tanto mi capitano delle giornate talmente piene che la sera sento l’adrenalina correre nel sangue, una pallina nel flipper e non mi sento minimamente stanca. La testa è piena di bollicine, il “ribollir dei tini” di Carducci, una fermentazione continua. Sono le tante informazioni acquisite durante il giorno che girano come un vortice per la mente e si trasformano in idee. Penso e ripenso ai momenti più intensi, soprattutto quando osservo, ascolto, annuso, assaggio e soprattutto, udite, dite, parlo pochissimo.
Ogni tanto incontro persone curiose, interessanti, brillanti, originali. Il gruppo che si è formato questa mattina alla Ballymaloe Cookery School di Shangarry nella Contea di Cork è composto da americani (Tennessee, Massachusetts, New York, California), olandesi, inglesi, irlandesi e
un’italiana (una trentina per la precisione). Un giro di tavolo per scoprire immediatamente cosa unisce tutte queste persone di età, origini e culture diverse: il desiderio di capire il suolo, come viverlo e rispettarlo attraverso l’agricoltura, l’alimentazione sana, le filiere più etiche. Una
mattina intera per approfondire cosa sta dietro ad un pugno di terra insieme a Tim Allen il “black gold compost”, particelle umide che prendono vita e si trasformano in hummus. Il calore nel cuore di questa masa organica che però non deve essere troppo altrimenti farebbe morire i microrganismi. La coltivazione sinergica, l’importance di avere dell’incolto per aver più insetti impollinatori. E nei prossimi giorni scopriremo la produzione di formaggio, di sourdough bread, il mondo delle uova, della carne e dei salumi, la fermentazione, la conservazione degli alimenti.
Questa scuola di cucina è prima di tutto una fattoria bio di 100 acri che punta sui ritmi delle stagioni, sul mettersi in secondo piano nei confronti della natura che deve essere rispettata, compresa e non dominata. Si sente l’energia tra le coltivazioni di cardi e ribes rosso e nero, tra le serre di pomodori, cavoli e cetrioli, i labirinti di fiori e piante adatte a fermare il vento o ad attirare le api, i grandi sambuchi in fiore e perfetti per una bevanda frizzante.
Ho girato in lungo e in largo gli spazi aperti della fattoria con gli stivali di gomma verdi prima di lavarmi le mani, indossare il grembiule blu della scuola e cucinare scones, white soda bread e pan pizza (che non è la nostra pizza perchè si aggiunge il latticello al posto dell’acqua). In
pochissimo tempo era tutto un aprire le innumerevoli porte dei forni a suon di teglie e stampi per il pane, il rumore dei coltelli sui taglieri e il lacrimare delle cipolle a fette per la salsa di pomodoro, il bollore della confettura di lamponi sul fuoco. E le nostre dita incollate di impasto, il profumo del burro all’arancia, lo sciroppo di sambuco e limone, la sweet cicely, un’erba dal sapore di anice.
Darina Allen è il cuore pulsante e l’anima di questo luogo. Faccio fatica a descriverla, a trovare dei termini che la definiscano perchè mentre in testa al gruppo ci raccontava, cucinava con noi, rimaneva sorpresa nel vedere un germoglio su un albero o nel chiedermi come tradurre in
italiano una parola, nell’accarezzare emozionata un nuovo fiore come fosse una persona. E quando mi ha visto in difficoltà mi ha ccompagnato personalmente al b&b passando per la spiaggia perchè dovevo assolutamente vedere il mare prima di rientrare. La gentilezza deve essere irlandese, ne sono certa.

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