Momento di silenzio. Giornata intensa e non facile quella di oggi, totalmente dedicata agli animali. Dalla nascita alla morte. E al rispetto verso questo cerchio vitale.
Il latte crudo
Partenza alle sette dalla fattoria verso il pascolo mentre alcuni raggi di sole filtravano attraverso le immancabili nuvole che hanno iniziato scaldare un po’ l’aria. Al pascolo ci stavano aspettando alcune mucche di cui non ho capito la razza, pronte per essere munte (secondo me due manze erano grigio alpine, ma chiederò agli esperti al mio rientro). Come ogni giorno nello stesso ordine a due a due, sono salite sul palco dove Billy ha attaccato la mungitrice meccanica mentre il latte raccolto nei bidoni è stato diviso tra panna e siero. Dopo un bicchiere di latte e un cucchiaino di panna, ho iniziato a fare mille domande a Billy sul latte crudo, su chi può assaggiarlo, sulle analisi, sui trasformati che tendenzialmente vengono pastorizzati. È un tema a me molto caro e la mia concentrazione e la mia curiosità partono in quarta. Ne abbiamo
parlato molto durante la mattina con Darina Allen, la titolare della Ballymaloe Cookery School e il “raw milk” qui è difeso a spada tratta: alimento vivo, contiene fermenti lattici, enzimi, elementi nutrienti e batteri. Ci vuole attenzione con i prodotti a latte crudo per due motivi fondamentali: in primo luogo non somministrare tali prodotti ai bambini sotto i 10 anni (è sconsigliato perchè le difese immunitarie non sono ancora del tutto formate ad affrontare questa vivacità) e alle donne
in gravidanza e in secondo luogo analizzare, controllare le varie fasi in cui il latte in tutta la filiera viene trattato.
È nato prima l’uovo o la gallina?
La passione di John verso le uova è commovente. Come le accarezza e le pone nelle piccole incubatrici che ha nel suo ufficio, una stanza a fianco del “Palais des Poulets”, mentre si sentono i pulcini appena nati, pigolare. O quando spegne tutte le luci e al buio osserva con una
piccola lampada/candela attraverso i gusci per capire se all’interno c’è una vita. Ci sono più di 600 galline all’interno della fattoria che vivono all’aria aperta, con case giacigli e paglia per dormire, acqua e mangime biologico protette con fili elettrificati lungo il perimetro per le volpi
che si aggirano intorno ai loro giardini. Le senti chiacchierare continuamente, del resto sono galline! E poi ci sono le mamme che spiegano alle piccole creature piumate come si mangia,
come si becca e probabilmente molto altro che non sappiamo. Ma – perche a questo punto ci deve essere un ma – bisogna ricordarsi che questo corso si chiama HOMESTEADING, autosussistenza, imparare a vivere alimentandosi con ciò che si produce e con ciò che, ahimè,
si alleva. E quindi insieme a Tom è stata sacrificata una gallina a dimostrazione di come si uccide, come si spiuma, come si eviscera, come ne si raccoglie il sangue. Per me è estremamente triste e difficile assistere a un evento di questo tipo. Capisco, ma non so che
farci, essere artefici di un ultimo respiro….non fa per me.
Del maiale non si butta niente.
A concludere la giornata una dolcissima Noreen ci ha raccontato e mostrato la dissezione del maiale. Non scherzo quando la definisco dolcissima perchè parla dei suoi maiali con grandissimo rispetto per la loro vita e per come li fa vivere. Le ho chiesto cosa pensa della carne coltivata e come potevo immaginare è assolutamente contraria. Perchè bisogna cambiare un sistema malato (allevamenti industriali intensivi) non trovare un’alternativa definitiva che cancella anche le piccole aziende assolutamente responsabili. Le persone che ho incontrato in questi giorni, soprattutto quelle di oggi, hanno la stessa scintilla
negli occhi, conoscenza e entusiasmo, una forte passione in ciò che fanno, un’attenzione, un impegno, una tenacia, un’energia e una fiducia incredibili.
E domani, si cucina tutto il giorno!