Terzo giorno. Non mi è mai capitato nella vita di alzarmi prestissimo senza sveglia per andare sui banchi di scuola soprattutto ascoltando cose complesse in una lingua per molte ore che non è proprio la mia. Sono felice solo a pensarci e mi dispiace di essere già arrivata a metà. Oggi il tema era la fermentazione in alcuni dei suoi aspetti: il pane, le bevande, il kefir, la kombucha, le verdure in barattolo.
Ma prima di tutto dovevamo onorare la gallina sacrificata per capire come disossarla, sezionarla e cucinarla. Come usare tutte le sue parti e come farlo bene. Come preparare un ottimo brodo con la carcassa. E così è stato. E poi avanti, abbiamo cucinato come non ci fosse un domani preparando moltissimi piatti anche per altri della scuola.
Il Gooseberry pie dedicato ad un frutto che si usa pochissimo ma che adoro, l’uva spina. Quel contrasto tra la sua forte acidità e lo zucchero caramellato, il vapore pregnante appena si apre la porta del forno e quel succo così dolce che esce quando si taglia la prima fetta. L’esplosione in bocca della pasta un po’ grossa che quando si rompe rende concreto tutto ciò che ti immagini con quel delizioso profumo.
Tim Allen è il proprietario di tutto ciò che ho visto, è il marito di Darina e la perfetta metà di questa realtà. Mentre ci raccontava cos’è e come si fa il sourdough bread riuscivo a capire che non ci stava elencando degli ingredienti e una procedura per preparare del pane. La sua è una filosofia di vita, un modo di essere e di comportarsi e lo si capisce da come parla della farina giusta da usare, di come descrive l’acqua che va mescolata alla farina, di come si prende cura del lievito naturale nato nel 2006 e cresciuto nella sua cucina. Di quanto conta l’ordine, la programmazione, il metodo e non la fretta, l’ansia, anzi: per fare il pane ci vuole calma, pazienza, serenità e un calendario. La sua semplicità è incredibile, il tradizionale forno di ghisa, i vasi di vetro, un passo dietro l’altro, niente uscite dalla via che ha segnato. E sembra davvero felice. Sto riflettendo molto a questo modo di vivere confrontandolo con il mio, a quanto si corre, a ciò che ogni giorno si insegue senza raggiungere mai.
Con Maria, the bacterial Queen invece abbiamo parlato di fermentazione, di come dar vita e far vivere miliardi di batteri che caratterizzano la nostra vita e sono fondamentali per la nostra salute. E il mondo del kefir, della kombucha, del sauerkraut (procedure diverse dalla produzione dei nostri crauti), dei kimchi e anche per lei non si scherza. Lo dimostra il suo laboratorio pieno di esperimenti volti a capire come si muovono e si trasformano i batteri. La scoperta degli SCOBY (symbiotic culture of bacteria and yeast) questi cristalli gommosi utili come starter pe far partire le fermentazioni, piccoli o grandi come bistecche.
C’è un mondo da scoprire, da esplorare, da studiare bisogna avere solo tempo, il bene più prezioso che esista e che sottovalutiamo (io per prima) e che deve essere vissuto come raccontava Tim.
E domani si raccoglie! (E ovviamente pioverà!)