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Reap what you sow

Mood di questa giornata: “raccogli ciò che semini”.

Siamo agli sgoccioli, la vacanza studio sta per finire e inizio a mettere ordine nelle cose che porto a casa con me, in ciò che ho imparato e nelle infinite riflessioni che mi hanno preso in ostaggio la mente. Sono partita da sola, come quando zaino in spalla, mi metto in cammino su qualche via. Nello stesso modo, anche se si incontrano diverse persone e si creano nuove connessioni e amicizie, si ha tantissimo tempo per ascoltare la propria solitudine e adoro questo guardarsi dentro e scavare fino in fondo.
E non parlare. Si trovano nodi intricati, cucchiai di fastidio e nervoso che mescolano tazze di ansia e si ha l’opportunità di tirar fuori tutto. E una volta svuotata, la testa riparte con nuovi starter e fermenta. Un po’ come il sourdough bread che abbiamo impastato ieri e che questa mattina abbiamo ripreso facendolo respirare e dandogli la prima forma.

Una volta messa la pagnotta nel cestino per farla lievitare, abbiamo raggiunto Elisabeth e Tana per la lezione sui semi. Quanti errori ho fatto nella vita, sulla tipologia di terra corretta da usare, su come seminare a seconda della dimensione dei semi, sulla distanza da tenere, sulla germinazione, sull’importanza dell’umidità, sulla sinergia o sulla disarmonia tra piante diverse. Perchè come per le persone alcune piante si amano e altre non si sopportano. Quante cose abbiamo a casa che scambiamo per rifiuti e invece possono essere utilissimi strumenti di giardinaggio: i rotoli di carta igienica ad esempio possono trasformarsi in vasi per i semi, che possono anche essere totalmente sotterrati perchè si decompongono diventando nutrimento per la pianta. O le scatole delle uova, così come le vaschette di plastica dei piccoli frutti (non da sotterrare però, possono essere solo dei luoghi dove far germogliare i semi).
Poi siamo andati da Sonia e abbiamo trovato un modello di giardino sinergico e super rigoglioso. Insalate, cavoli, piselli, fagioli, fave, calendula e anice, cipolle, cipollotti, scalogni e aglio, tutti estremamente felici. E un ingrediente segreto è la calma, il farsi scivolare via le fatiche, concentrarsi solo sul giardino, togliersi le scarpe e a piedi nudi camminare per 15 minuti sull’erba bagnata. E subito dopo sentire un vuoto, essere senza pensieri, senza entrare in angoscia. Saper stare da soli, sentire (e adorare) il vuoto, fermarsi e ascoltarsi sono sintomi positivi dello star bene. Una volta perfettamente in equilibrio grazie anche a Robin della Nuova Zelanda che ci ha mostrato la produzione di saponi naturali con oli essenziali di frutta, di fiori e di erbe, è arrivato uno spumeggiante Richard che ci ha insegnato i diversi metodi di conservazione:

• salare

• surgelare

• affumicare

• essiccare

• inscatolare

• caramellare

• marinare

• conservare nel grasso/nell’olio/nell’alcol

• l’agrodolce

• le confetture

• le gelatine

Ho scritto appunti, sperimentato, disegnato, impastato, impregnato le mani di terra e i piedi di erba e pioggia, assaggiato, qualsiasi cosa mi è stato offerto, fissato i momenti prima della loro trasformazione in ricordi e con le ricette che ancora frizzano come bollicine, finisce un altro intenso, bellissimo giorno alla Ballymaloe Cookery School.

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