Il colore della notte

Due passi, da sola con i miei pensieri sciolti dalla catena e la mascherina, che ormai è diventata la mia migliore amica.
Weekend del primo maggio. Alcune considerazioni di questi giorni.
Quel silenzio assordante dei primi tempi si è pian piano trasformato in un suono conosciuto. Bambini che gridano, le risate degli adolescenti che si preparano per l’estate ormai alle porte, qualche macchina che passa in paese. Si sta tornando alla normalità. O meglio. Le persone hanno gli occhi di prima di tutto questo. Anche se hanno il volto mezzo coperto mi sembra quasi di sentirli i loro pensieri, positivi, sereni, liberi.
Mentre camminavo oggi, le persone che incontravo erano un po’ tutte così: immagini che si alternavano veloci, precise, nitide.
Donne anziane a braccetto, una coppia con in mano le borse della spesa, una famiglia che giocava sulle rive dell’Avisio tormentato dalla pioggia dei giorni scorsi, ragazzi con tutine colorate da jogging che correvano spensierati, persone con il cane al guinzaglio.
Li ho osservati attentamente, da lontano, cercavo di capire. Mi rimbombavano in testa una serie infinita di domande: queste persone hanno paura dopo quasi due mesi di clausura? O sono solo esauste di tutto questo dover rimanere chiuse in casa? Sono spaventate per cosa accadrà nei prossimi mesi? Io sinceramente non lo so. Credo nessuno abbia la certezza di cosa accadrà. Sento una marea di teorie e di chiacchiere. C’è chi pensa che dovremmo uscire di casa senza nessun problema, che quello che c’è-c’era in realtà è-era solo un’influenza un po’ più forte, che i dati che ci comunicano i diversi telegiornali non sono reali. E poi c’è invece chi pensa che siamo matti ad uscire, perché la curva del contagio tornerà a salire e sarà peggio di prima. E in mezzo, ovviamente, una scala di altre versioni.
Purtroppo io non lo so chi ha ragione e chi no… (mi ricorda una canzone di Jovanotti-Piero Pelù-Ligabue, “il mio nome è mai più”)… penso solo che voglio uscire. Magari sbagliando. Magari sono irresponsabile e superficiale. Ho voglia di andare a trovare la mia famiglia, qualche amico, non desidero feste e bagni di folla. Vorrei andare con il mio zaino e i miei scarponi per qualsiasi sentiero, sedermi sotto un albero senza chiedermi se sono all’interno dei confini regionali o fuori. E poi mi mancano tanto le persone che incontro per il mio lavoro, dalle malghe più alte ai ristoranti in città. Sono sincera: ogni giorno che passa sempre meno mi piacciono le videochiamate….
Comunque sia, giusto o sbagliato, in questi 50 giorni ho rivisto tanto della mia vita e rivalutato aspetti che prima non mi sembravano importanti. Credo che alcune cose non torneranno più. E ne sono felice. La mia testa ha districato alcuni, molti, pensieri. La pesantezza, l’ansia, l’angoscia, lo stress, i brutti sogni… quanta zavorra ho perso (anche un po’ di quella fisica, ma mi riferivo in verità a tutte quelle cose che rendevano il sonno un tantino burrascoso). Sono ottimista nei confronti del futuro. Se mi sbaglio, ho guadagnato giorni in cui avrò vissuto allegramente, se invece ho ragione a comportarmi così…allora tanto meglio. Avrò imparato che ogni istante è importante e non farò più entrare il buio nella mia vita. L’unico buio che mi piace è quello che vedo dal mio balcone, come stasera, con una luce che lo squarcia rendendo il cielo turchese e le nuvole del colore della notte.

Sogni d’oro, d’argento e di velluto a tutti.