L’acqua di San Giovanni

La notte di San Giovanni. Una notte di cui conoscevo pochissimo, tipo che si raccolgono dei fiori per preparare un’acqua speciale e si prepara il nocino. Non avevo minimamente idea di cosa realmente si trattasse.
La notte di San Giovanni è quel momento tra il 23 e il 24 giugno, in cui può succedere di tutto, in cui si esprimono i desideri, in cui si crea un balsamo propiziatorio che riesce a donarti una fortissima energia.
Ma non è semplice, ci sono degli ingredienti fondamentali da non sottovalutare.
Il primo: avere al tuo fianco una vera amica, una persona che prova le tue stesse emozioni che ti capisce e che tu capisci. Perchè la notte di San Giovanni è assolutamente donna. E così Nicoletta mi ha regalato una vera magia, entrare in un sogno bellissimo ad occhi spalancati.

Dopo un pomeriggio devastante, soprattutto per il caldo a cui non mi abituerò mai e poi mai, letteralmente trasformata in un fascio di nervi con le gambe, sono salita in macchina verso la Val di Sole. Avevo appuntamento con Nicoletta al suo paese e per il resto del tempo, top secret. Mi era stato solo detto “Portati il pigiama!”. E così ho preparato lo zaino in un nanosecondo e alle 19.30, pur un po’ in ritardo, ero davanti a casa sua. Direzione sconosciuta (ma tanto ero già nei miei luoghi preferiti, ero certa che mi sarebbe piaciuto).

Poco dopo i giallissimi maggiociondoli, ho capito la destinazione, una malga in Val di Rabbi che conoscevo di nome e di formaggio, in cui però non ero mai stata.
Malga Mondent alta si trova a quota 1.910 metri ed è incastonata in una valle verdissima, di larici e betulle e ricchissima d’acqua. Fino a sabato gli animali saranno ancora alla malga bassa e poi insieme al casaro e alla sua famiglia saliranno alla alta, dove si può trovare un’ottima cucina e delle stanze accoglienti, curatissime nei minimi particolari che profumano di cirmolo.
Il pascolo lì intorno è stato spazzolato e decisamente gustato dalle 54 vacche della malga. Non resta loro che spostarsi di quota e mangiare fiori ed erbe spontanee fresche su prati più rigogliosi.

Una volta giunte al capolinea, ci hanno accolte Matteo e Marco, gestore e cuoco della malga. Per Matteo 28 anni, è la seconda stagione, per Marco 20 anni, la prima in quel luogo.

Due parole su di loro.

Matteo Misseroni, un percorso particolare alle spalle, ragioniere e poi i primi anni universitari per diventare tecnico della riabilitazione psichiatrica. Ma dopo aver capito di voler percorrere una strada differente è volato in Canada, in Ontario, per la sua prima vera esperienza in stalla che ha amato moltissimo e che poi lo ha portato a vivere questa sua nuova vita in alpeggio.
Marco Valorz, giovanissimo cuoco, ha frequentato la scuola alberghiera di Ossana e ha vissuto molte esperienze in quota, in una malga a gestione familiare che conosco benissimo, Malga Juribello, poco sotto il passo Rolle, in uno dei posti, a mio avviso, più suggestivi del Trentino al cospetto delle Pale di San Martino. Musicista, suona la chitarra in diversi gruppi.
Sono molto diversi ma essenzialmente uguali sotto certi aspetti: due giovani appassionati, entusiasti e con un sorriso sempre sul viso, di un’ospitalià fresca e sincera.
Il locale magnifico, sia all’interno che all’esterno.
Prima di entrare per la cena, ci siamo sedute su una panchina di legno all’esterno per goderci il primo momento rilassante della giornata. Una temperatura deliziosa, un cielo di un turchese infinito e solo montagne e boschi, con rondini e cuculi a farci compagnia. E un brindisi all’amicizia, quella vera e spontanea. Ma non solo. Abbiamo brindato anche a tutte le donne forti e io ho pensato molto a mia sorella perchè di forza lei ne ha da vendere! E le ho dedicato molto di quanto vissuto la notte scorsa, pensando di portarla su appena possibile. Un altro pensiero, che è sempre con me a dire il vero, l’anima che mi accompagna ogni mio passo soprattutto quando sono in montagna, ogni volta che vedo una betulla o un nontiscordardimè, il mio angelo custode, il mio papà.
E’ così bello avere il cuore gonfio…


Il menu ve lo assicuro è da non perdere, c’è sia la tradizione dei nostri piatti ma anche dei tocchi di genuina novità.
All’esterno c’è un invitante barbecue e un paiolo su una stufa per gustare carne o formaggio di malga alla griglia con una polenta di Storo fumante.
Diversi tipi di pane con burro aromatizzato all’abete rosso, cicorietta selvatica, composta di cipolle rosse e burro al sesamo. Ma poi tortel de patate, salumi caserecci, i formaggi della malga di diversa stagionatura, le ricotte. Canederli di rapa rossa e per finire (noi, abbiamo finito, ma si potrebbe proseguire a oltranza) un sorbetto al pino mugo, spettacolare. Sembrava di assaggiare una resina di bosco ghiacciata, non credo di riuscire a dimenticare quel sapore.
Sono giovani si, ma hanno tanta voglia di sperimentare, di inventare e a me non resta che batter loro le mani.



Gustata la cena, abbinata con un pinot nero trentino, era giunta l’ora di mettersi all’opera. Prima di partire, d’obbligo, abbiamo indossato il frontalino per affrontare una notte senza luna. Le stelle, però erano luminose come diamanti. Abbiamo raccolto i fiori alternando grandi risate, discorsi profondi e lunghi silenzi con gli occhi rivolti al cielo, che ci guardava complice. La cosa importante è seguire l’istinto e raccogliere tutto ciò che piace, in base al colore, al significato di un’erba, al ricordo che un fiore ti ha regalato, alla speranza che nasce con il tocco delle dita selle piccole piante. Si deve sentire, si deve vivere questo attimo, con un’intensità che a dirla tutta è proprio femmina. La raccolta infatti deve avvenire da mani femminili. L’alchemilla perchè è un dono dei pastori alla propria sposa, l’achillea per i dolori delle donne, l’ortica bianca per i pruriti, per le idee che non ci fermano mai, il cardo perchè a volte sappiamo pungere, la camomilla per calmarci, la felce per toglierci la sete, i nontiscordardime per i ricordi importanti, e così via. Una volta composto il proprio cestino, si devono immergere questi doni della natura in un’acqua di sorgente, freddissima. E la coppa composta deve rimanere all’esterno per tutta questa notte fatata. Perché solo così le stelle possono tuffarsi e la rugiada coprire con un manto di perle ogni esile stelo. Così nasce l’acqua di San Giovanni.

Un tonico profumato e rinfrescante con cui ci si deve la mattina lavare il viso e il corpo, per concludere questo rito dei buoni propositi e delle belle cose. Cosa che abbiamo fatto in parte, per il viso, ai primi raggi di sole.
Non mi sono mai sentita così carica, così viva.
Una colazione abbondante con crostata e biscotti fatti da Marco, macedonia di pesche e ciliegie, succo di mela, caffè, latte rigorosamente all’esterno.

E’ stato bello, bello, bello. Nico, grazie, davvero.
Ps: e grazie delle foto, sai fare tutto tu, anche le foto!

NB: Strolec in rabbiese significa estroso, da tenere a mente, può tornare utile un giorno!