Il mio senso del cammino

“Il primo passo è sempre il più difficile perché segna l’inizio di un percorso, qualsiasi esso sia. Me lo ricordo il mio primo passo, diciamo così…consapevole. Mi riferisco a quando ho capito la differenza tra trekking e camminare. Tra collezionare mappe, km, lunghezze di itinerario o dislivelli e …semplicemente camminare per il gusto di farlo.

Il 2018 è stato un anno duro, triste, difficile ma allo stesso tempo un momento in cui ho ripreso il contatto con me stessa. Quell’anno mio padre è mancato, un punto di riferimento importante. Forse il più importante. Qualche mese prima avevamo scherzato sul senso dei cammini. Avevamo parlato del cammino di San Vili, il cammino dedicato a San Vigilio che va da Trento a Madonna di Campiglio e gli avevo detto che pur avendo molta voglia di farlo, da sola, avevo un po’ di timore.
Meteo, solitudine, zona di orsi…Tutte scuse., mi aveva detto.
In quell’occasione mi aveva spronato a farlo perché di sicuro avrei superato qualsiasi ostacolo. E mi aveva consigliato di farlo anche per lui. Quell’estate, dopo qualche mese che lui non c’era più, sono partita con zaino e scarponi, da sola. E da quel giorno non ho più smesso. Camminare è diventato il mio momento di pace e di riflessione e adoro farlo da sola. E ogni occasione è ottima per farlo, anche andare e tornare a casa dal lavoro. 

Sono fermamente convinta che nella vita di oggi manchi il concetto limite. Viviamo in un contesto quotidiano che mette ansia, quasi ad un livello di panico. La frenesia, gli ostacoli che si sormontano e non si risolvono, una corsa verso un qualcosa di irraggiungibile che forse non riusciamo nemmeno realmente a definire.
Ecco, camminare mi ha aiutato a tornare in una versione più semplice di me stessa. Mi aiuta a riordinare le idee, per questo mi piace molto andare a lavorare a piedi. Ci metto più di un’ora ad arrivare in ufficio e lo faccio con il buio e con il freddo. Sono sola così non parlo. Porto il ritmo del cammino a quello del cuore, affronto i miei pensieri con calma. Ci vogliono delle regole anche nel camminare. Le scarpe adatte, un’antipioggia nello zaino, un peso limitato sulle spalle.
Osservare tutto ciò che ci circonda, ascoltare i suoni del tragitto. Salutare le persone che si incontrano e sorridere. Rallentare i ritmi delle nostre giornate dovrebbe diventare una regola perché all’inizio se non si è abituati può essere difficile ma se si mantiene la costanza diventa un qualcosa di cui non si riesce più a fare a meno.

Ed è bello liberare la mente dal buio dei problemi, lasciando un grande spazio per ciò che di bello c’è intorno a noi.”

(La mia intervista su “Terre di Confine”, un programma Radio Rai)