Peccioli, i nove giorni senza tempo

Dicono che partire sia un po’ come morire, ma anche tornare a volte non è una passeggiata. I giorni scorrono troppo in fretta; hanno ragione i saggi quando sorridono scuotendo la testa di fronte ai giovanissimi che non vedono l’ora di diventare grandi. Ogni età ha il suo tempo. Ogni giorno ha il suo valore.

1. A.P. (ANTE PECCIOLI)
Quest’anno, l’ho già scritto qui più volte (che noiosa), è molto difficile per me su vari fronti. Se non fosse stato così pesante, molto probabilmente non avrei nemmeno letto una riga di quel bando.

8 luglio: una collega mi gira via whatsapp un link scrivendomi “molto interessante per te”.
Ricordo come fosse ieri quando ho aperto il sito del bando organizzato da Touring Club Italiano, Comune di Peccioli e Belvedere SPA e ho letto questa passaggio:

Peccioli Working Village, un bando per passare 9 giorni di village-working tra le stupende colline toscane. Potrai dedicarti al tuo lavoro ed alla scoperta di un territorio innovativo, favorendo lo sviluppo del sistema turistico locale insieme ad una comunità professionale proveniente da tutto il mondo.”

Prima di partire con il racconto, alcune info utili.
Il Touring Club Italiano, per chi non lo sa,
è un associazione no profit che si occupa di turismo, cultura e ambiente.
L’azienda Belvedere Spa è la società sita nel comune di Peccioli
che gestisce l’impianto di smaltimento e trattamento dei rifiuti,
si occupa di energia solare, energia elettrica e biogas
ed è un importante punto di riferimento per tutta la regione.
Ma la cosa ancora più interessante è che investe
fortemente nel territorio attraverso progetti di sviluppo innovativi.

Toscana.
Un progetto di sviluppo turistico, non una vacanza. Tipo un lavoro ma per nove giorni e non nella mia regione. Non avevo capito che si poteva fare smart working. L’unica cosa che mi ronzava per la testa era un cambiamento, fuori dalla mia quotidianità.
Scadenza del bando 12 luglio.
Ho alzato lo sguardo dal telefono e mi son detta “perché non provare?”. Non invio un curriculum da vent’anni e da altrettanti anni mi occupo di progetti di promozione territoriale in Trentino (che adoro, lo sapete). Ma ho provato una sensazione diversa: avevo finalmente davanti a me una nuova sfida. Un po’ come ricominciare da zero in un altro luogo anche se per pochi giorni.
Il famoso detto “mettersi alla prova, in discussione”.
Quando mi hanno comunicato che ero stata selezionata, ero emozionatissima.
Di Peccioli (che pronunciavo nel modo errato perché l’accento va sulla e) sapevo solo che era vicina a Volterra. Ho iniziato a documentarmi riguardo al luogo e mi avevano subito colpito quei giganti bianchi sparpagliati in diversi parti del comune (sto parlando di opere d’arte, realizzate da David Tremlett, maestro della neo-avanguardia famoso per i suoi wall drawing).

Poi a dire il vero, ho pensato che sarebbe stato meglio scoprire il territorio proprio in quei giorni così tutto sarebbe stato una sorpresa. Ho deciso di dedicare tutto il mio tempo di quella settimana agli operatori del sistema turistico locale. Il team organizzativo aveva stilato un programma con diversi appuntamenti ma c’erano molti momenti liberi. Nella mia mente mi vedevo vagare tra frazioni e centro, cercando di conoscere i protagonisti condividendo le loro idee, obiettivi e speranze e di capire quali freni e quali acceleratori offre quel comune così piccolo con nemmeno 5.000 abitanti ma così pronto all’innovazione. E poi c’era un’altra questione importante: non sarei stata sola ma in squadra con altri personaggi provenienti da diverse parti d’Italia. Sconosciuti per me. Un grande punto interrogativo su ogni nome.

2. D.P. (DURANTE PECCIOLI)
18 settembre.
Premessa.
Ero reduce il giorno prima da un tour de force in Piemonte, la giornata più calda che io ricordi. Nonostante avessi un mucchio di cose da preparare, non potevo perdermi Cheese, la fiera internazionale organizzata da Slow Food Italia dedicata al latte crudo e a tutte le sue più creative trasformazioni e soprattutto perché durante l’inaugurazione avrebbero consegnato uno dei premi alla resistenza casearia nel nome di Agitu. Mentre ricordavano la sua storia e parlavano di lei, non ho smesso di guardare il cielo terso e luminoso.
Rientrata a casa tardissimo dovevo pensare alla valigia anche se la stanchezza mi invitava solo ad andare a dormire. E poi c’era Paprika che da qualche giorno continuava a starnutire, con gli occhi lacrimosi e mi faceva una pena immane. Per fortuna grazie al veterinario sentito nel viaggio di ritorno da Bra, sono riuscita a prendere in farmacia un antibiotico ma ero preoccupatissima stando via nove giorni.
Quindi in sintesi stanca morta, in pensiero per Paprika e una valigia da preparare. Ero distrutta ancor prima di partire.

La prima Villager che ho conosciuto è stata Sara; abbiamo condiviso il viaggio per Peccioli. Per nove giorni credo di aver trascorso 4 ore senza di lei altrimenti, notti a parte, siamo sempre state insieme. Una compagna di quelle perfette (a parte la mattina appena sveglia… 😂😂😂), ci siamo capite subito. Lavoriamo entrambe nel settore turistico e la cosa che più mi è piaciuta è che mi ha ricordato cosa vuol dire entusiasmo. Nonostante sia più giovane di me ho imparato molto da lei. L’ho ascoltata con grande interesse e devo dire che ha una gran bella testa.

Siamo arrivate a Peccioli il sabato ad ora di pranzo come da programma. Son sincera: non avevo nessuna aspettativa e non ho pensato mai a cosa sarebbe successo il giorno seguente. Mi son goduta ogni attimo, ogni chiacchiera, ogni confronto, ogni risata.
Una fortuna esserci piaciuti tutti dall’inizio, il gruppo migliore che si possa mai desiderare: i Villagers.
Elisa, la content creator/smart photographer, che segue il suo cuore sempre anche quando la strada è difficile. Avrei voluto avere anche un solo insegnante come lei nella vita, così appassionata e preparata. Sa rendere facili anche le cose più impegnative. Marinella, l’amante della bici, che al primo sguardo sembra sulle nuvole e fuori dal mondo e invece… sbagliato! È brillante, curiosa e divertente. La simpatia fatta persona. Simone, il giovane del gruppo, esperto di turismo rurale e di fattorie didattiche. Silenzioso e riflessivo, ha una calma interiore invidiabile. Annalisa, la giornalista, Misci per gli amici, la gattara che appena vede un batufolo di pelo, lo coccola, comprando anche qualche scatoletta o croccantino. Mille espressioni del viso diverse che mi facevano impazzire. Ed infine Roberto. Last not least. Con lui ho capito moltissime cose sull’accessibilità. Cose che avrei dovuto sapere ma che forse sottovalutavo. Di sicuro non succederà più. Mi ha aperto gli occhi su questa tematica e farò molta più attenzione a cosa significa accessibile. Inoltre, devo dire che ha una risata contagiosa.
Il magnifico team del Touring Club, Laura e Isabella e di Codici, Andrea e Jacopo: chi ci spronava e chi ci sgridava. Ma sempre in modo costruttivo.
MI sono piaciuti tutti in modi diversi. Credo sia quasi impossibile succeda un’altra volta.
Raccontare quello che è successo in quei nove giorni è difficile: come si fa descrivere ogni incontro, ogni momento senza scrivere un libro o senza fare un torto a qualche ricordo?
Impastare i bastoncelli con la signora Giulia, fare yoga con Tatiana sulla terrazza del Palazzo Senza Tempo, parlare con Mariangela dell’Agriturismo “i Moricci” di olio extravergine d’oliva e di Camillo, o con Annalisa e Lorenzo del b&b “A casa di Lizzy” di orchidee selvatiche, cornioli, sugheri e marmellate (buonissime), con Lucia dell’Antica Fornace e il suo glamping, con Rosario e i suoi grani antichi della magnifica Floriddia con Lorella della Pasticceria Ferretti e la ricerca delle materie prime (mamma mia che buono quel panettone), il giovanissimo Alberto del b&b da Baba, il “babbu” Roberto dell’Osteria Caffè Haus . E poi a Ghizzano nel parco dell’omonima tenuta, di fronte a quelle storie mitologiche, o le abitazioni colorate della Via di Mezzo (sempre opera di David Tremlett), l’Endless Sunset di Patrick Tuttofuoco, il giro delle Serre in solitaria, l’unico momento non condiviso con gli altri Villagers, il gioco delle carte Dixit che ci ha aiutato a focalizzare i nostri stati d’animo, le camminate con Sara sotto la pioggia, la cena Senza Tempo, il simpatico ufficio turistico di Peccioli e la serata nell’area archeologica di Santa Mustiola, dove ci sembrava di vedere lo spirito della giovane Isadora vestita di bianco, vagare sotto la luna quasi piena.
Non sono tutti qui, ne ho molti di ricordi e probabilmente con il passare del tempo riaffioreranno anche quelli minuscoli a cui non ho dato troppa importanza.


3. P.P. (POST PECCIOLI)

Credo di aver imparato molto da questa esperienza e di aver cambiato anche alcune posizioni su cui ero ferma. Sicuramente essere in un altro luogo, sconosciuto per me, vederlo sotto una nuova luce e da una diversa prospettiva, mi ha aiutato a ripensare molte questioni. É un po’ come guardare una scena da spettatori e non da attori protagonisti: non si ha l’ansia da palcoscenico ma si riesce ad essere razionali e a considerare con calma i vari aspetti e ruoli. Mi è piaciuto il confronto quotidiano con i pecciolesi, anche perché adoro conoscere cosa c’è dietro ad un prodotto, che si parli di agroalimentare o di turismo.
Il viaggio di rientro a casa con Sara è stato un po’ triste: il forte temporale sull’autostrada non ha aiutato a migliorare i nostri stati d’animo. Quella sorta di dolce malinconia che si prova dopo aver vissuto qualcosa di importante che ad un certo punto, finisce. Nove giorni di curiosità, di coinvolgimento totale e di assoluta condivisione con il gruppo. Se mi guardo indietro credo dovrebbero essercene di più di di esperienze come questa. Grazie a Touring Club, Codici, Belvedere Spa e Peccioli.
Sono tornata a casa, un po’ meno trentina e un po’ più pecciolese.

La foto di copertina: carta Dixit, la giostra. Da piccola le amavo tanto perché quel tipo lì che chiamiamo tutti con simpatia “calcinculo” ti permettevano di andare in alto, nel cielo. E dopo aver preso calci per mesi….andare a Peccioli è stato un po’ come tornare a volare.