Agitu

La sera del 29 dicembre ero in pigiama seduta sul divano e avevo appena iniziato ad ascoltare Luca Mercalli in diretta per la Biblioteca Comunale di Lavarone che parlava della vita in montagna. Il fuoco acceso, una profumata tisana alle erbe e mi sentivo in pace con il mondo. Avevo silenziato tutti i telefoni ma lo schermo di quello del lavoro ad un certo punto ha attirato la mia attenzione: Alan mi stava chiamando.
24 chiamate senza risposta da varie persone e una trentina di messaggi in wapp.

Ho pensato molto a cosa scriverti, cara Agi. Perchè scrivere mi aiuta sempre, mi apre il cuore e fa uscire tutto, gioia e dolore. Da quella sera ho, per quanto possibile, silenziato le mie ore. Il tempo passa e non voglio pensare a cosa è successo, non ho letto social, giornali, non ho ascoltato i tg. Ho dormito cinque ore in due notti.

Seguo la promozione dei prodotti del Trentino dal 2001, vent’anni ormai. Conosco moltissimi produttori, grandi e piccoli e adoro essere la persona che dà loro voce, che li aiuta, che li ascolta e a volte, che li consiglia.

Ti ho conosciuta quando stava nascendo il biodistretto in Val di Gresta e ci siamo piaciute subito. Non solo per la tua risata esplosiva e coinvolgente ma per le tue idee, il tuo modo di vedere il mondo, la tua storia. Così diversa da me, tu coraggiosa e con tanta fiducia nelle persone, io il più delle volte diffidente e a volte fifona. Mi chiamavi “il gendarme”, perchè spesso ti sgridavo. Così schietta, dicevi sempre di getto quello che pensavi, a chiunque. Mi sentivo una sorella maggiore, cercavo di proteggerti con le mie parole. Ma ero la prima che chiamavi sempre quando pensavi i tuoi progetti per raddrizzare il tiro, e ne andavo così fiera. Avevi riposto tante volte i tuoi sogni nelle mie mani. A volte mi ascoltavi, a volte facevi di testa tua, giusto così.

Prima in Vallarsa, poi in Val di Gresta, infine in Val dei Mocheni: avevi scelto il Trentino, tanti anni fa grazie ad una gita te ne eri innamorata. Sono gelosa dei nostri ricordi, ne avrei moltissimi da raccontare in questi nove anni di sorellanza.
Quello che più ci ha unito è stato il Salone del Gusto nel 2014. Il “buono, pulito e giusto” di Slow Food mi aveva spronato a portare a Torino, per la prima volta, uno spaccato di Trentino particolare, poco conosciuto ma esempio di eccellenza. Del resto tutti conosciamo Terra Madre: contadini da tutto il mondo che si incontrano per confrontarsi e discutere di agricoltura, alimentazione, natura, biodiversità. Era il luogo giusto per portare storie vere da raccontare e piccolissime produzioni come caprini, mele antiche, il pane e le birre artigianali, un’immagine assolutamente non scontata del nostro territorio. Ed è stata la più bella e ricca esperienza della nostra regione che tutto il mondo ha conosciuto. L’anno dopo a Cheese, il premio per la Resistenza Casearia, un grande onore e tu come tutti noi, ne andavi giustamente orgogliosa. Al mio matrimonio quello stesso anno, avevi inventato le palle di neve, l’antipasto a base di formaggio di capra per me che adoro appunto il manto bianco che in questi giorni mi sembra senz’anima.

La pastora etiope. Cucinavi polenta, verze, crauti e luganega meglio di me e parlavi perfettamente il dialetto trentino.

La capra felice. Eri ancora in Val di Gresta quando hai creato il nome, me lo ricordo. Le tue capre, le tue amiche felici. Una l’avevi perfino chiamata Betta, quella più cocciuta. In questo eravamo proprio simili, testarde fino al midollo. Abbiamo fatto anche qualche baruffa che si risolveva subito in una grande risata! Sorrido mentre ricordo le nostre chiacchierate sedute al pascolo in cui parlavamo di sogni, di viaggi e di lavoro.
I formaggi, ricordo il tuo primo blu di capra.

Tu, la “ministra degli esteri” del club “Tortei e Caprini” di cui io ero, per mio sfinimento, il Gran Presidente. I componenti, Noris, Andrea e Walter oltre a te e me, 5 grandi amici. Le lacrime dal mal di pancia nel comporre lo Statuto, diverse da quelle che scorrono oggi.

Ho creato un gruppo in Facebook “Per Agitu”, un luogo che vuole raccogliere foto di te con tutte le persone che ti hanno conosciuto. Vorrei preparare un regalo per la tua famiglia, un album digitale che permetta loro di vedere che non eri sola, che qui eri amata e stimata. Ma non solo foto, anche pensieri che possano diventare parole preziose, dolci compagne per i tuoi parenti lontani.

Domani sarà anche il tuo compleanno e non potrò chiamarti. Mi avevi promesso un’altra cena etiope, quella che si mangia con le mani. Spero la preparerai in cielo, facendo ridere tutti gli angeli intorno a te.
No, niente compleanno; comunque sia domani lasceremo quest’anno orrendo e indimenticabile. Ma ho idea sarà solo questione di numeri. Di sicuro farò uno sforzo immenso per essere positiva e ottimista come mi avresti detto tu. E saluterò il nuovo anno con la promessa di non lasciare andare i tuoi sogni dietro di me e proverò ad accendere nuovamente la fiamma della speranza, la stessa che ritrovo in uno dei tuoi ultimi messaggi dei giorni scorsi:

…..”La mia sveglia suona alle 4 anche se non mungo. Parto presto con la pila a pestolare la neve, dove non c’è anima, circondata dal silenzio e dalla pace. Arrivo in cima al Gronlait per vedere il sorgere del sole e una volta sorto, corro giù per le consegne. Non esiste regalo più bello che vedere il sorgere del sole e tutta la bellezza che abbiamo intorno…”

Un abbraccio forte amica mia, di quelli che piacevano tanto a te. Stretti e lunghi.