La leggenda del Lago di Nambino

Ogni lago ha la sua leggenda e di solito sono storie che raccontano di amori tragici o fatti spaventosi.
Il Lago di Nambino non è da meno e a pensarci bene sarebbe stato perfetto per una scena de “Il Trono di Spade“, proprio quella in cui c’è la battaglia tra Jon Snow e il Re della Notte. Un lago ghiacciato e un drago.

Proprio sopra il centro abitato di Madonna di Campiglio, per un sentiero di pietre si raggiunge il lago incastonato tra le montagne a 1.768 m slm. Il momento che preferisco è quando cala la sera, la luce inizia a spegnere le cime e i colori si fanno più scuri. quell’attimo in cui mi rendo conto che tutte le persone che poco prima gridavano o ridevano, stanno scendendo verso valle.

Silenzio.

Non è proprio un vero vuoto di suoni e di rumori perché il bosco, gli animali, il vento continuano imperterriti il loro concerto.
Di fronte a tanta bellezza non sono riuscita a trattenermi e mi sono seduta su un sasso, osservando i movimenti delle fronde e le leggere increspature dell’acqua o gli anelli che si formano per il salto di un salmerino felice. Ho tenuto gli occhi fissi alcuni minuti sullo specchio per capire se riaffiorava una cresta o la punta di una coda.

E arriviamo alla leggenda…

Sul fondale del lago di Nambino viveva un drago che ogni tanto risaliva per mangiare l’erba vicino alla riva. Qualcuno forse l’aveva visto o forse erano solo le storie della sera raccontate ai bambini prima di andare a dormire. Ma un giorno dei boscaioli trovarono due pecore, un vitello e un pastore morti, divorati dalle zanne di un animale selvatico. Il passaparola fu velocissimo e in tutta la Val Rendena non si parlava d’altro. La paura regnava sovrana e con il buio nessuno si fidava più ad uscire di casa.
Venne proposta una ricompensa per chi avesse ucciso il terribile animale. Due cacciatori della Val di Sole accettarono la sfida e salirono al lago. Trovarono il grande drago acciambellato e addormentato. Uno dei due cacciatori puntò il fucile verso la bestia e sparò uccidendolo al primo colpo. E poi l’amara sorpresa: tra le zampe, il drago custodiva un uovo, probabilmente aveva solo tentato di proteggerlo e per questo motivo lo aveva difeso uccidendo animali e pastore.
Tragica e triste ma per fortuna solo una storia.

Mentre ripensavo al drago, osservando ogni movimento dell’acqua, non potevo che rimanere incantata di fronte alle Dolomiti di Brenta riflesse nell’acqua. Sembravano ricoperte di neve con gli ultimi raggi di sole.

Credo sia il mio destino, vivere nella natura, intendo, e seguire il ritmo delle stagioni. Adoro i repentini cambiamenti della natura dovuti a giochi luminosi. I colori, le sfumature che li trasformano in nuovissime tinte e tutto grazie alla luce. Cerco di riempirmi gli occhi di giallo, arancione o verde brillante.
Non posso proprio più fare a meno del colore del muschio, dei larici, delle foglie di faggio, di betulla o delle bacche di rosa canina.
E’ decisamente iniziato il mio periodo preferito e non voglio perdermene un solo secondo.

La foto in copertina mi piace moltissimo. Sono due ombre, ma c’era davvero molto amore nell’aria intorno a loro.