Padre Giorgio

Oggi vi voglio raccontare di Padre Giorgio, un frate cappuccino che ci ha lasciato la notte scorsa, causa Covid19. Uno dei moltissimi nomi del lungo elenco di questi giorni: purtroppo non c’è più.

Non potendolo salutare nella maniera tradizionale, voglio ricordarlo nell’unico modo per me possibile, scrivere di lui. Un grande amico della mia famiglia da moltissimi anni grazie alla sua amicizia con la mia supercognata, moglie di mio fratello e mia gemella. “Ma come è possibile?” direte voi….
Chiara, a detta di molti, mi assomiglia fisicamente quasi fosse mia sorella. Gemella perchè siamo nate lo stesso mese dello stesso anno (lei è più giovane di me di ben 5 giorni, ma non si vede 😏).
Supercognata, oggi ancora più super, perchè è una di quelle persone in prima linea in questo terribile periodo che ci sta portando via velocemente moltissimi dei nostri cari. Lavora in una casa di riposo qui in Trentino e conoscendola molto bene, sono certa che, con il suo carattere calmo ma forte e la sua capacità di mediare e di trovare sempre soluzioni dove pare difficile trovarne, starà facendo la differenza in questa battaglia. E’ una delle persone giuste, perfette, in quei luoghi complessi più che mai di questi tempi. Mosca bianca di tutta la mia famiglia, è sempre stata la più buona, l’abbiamo sempre riconosciuto tutti. Forse il suo primato un po’ barcolla perchè i miei 5 nipoti (3 di mio fratello, 2 di mia sorella) sono tutti molto buoni.

Padre Giorgio l’ho conosciuto perchè ha celebrato il matrimonio di mio fratello più di venti anni fa ormai, ed è sempre stato presente in tutti i più importanti eventi della mia famiglia, belli e brutti. Uno dei ricordi più magici è stata il rinnovo delle promesse sotto la betulla tra i miei genitori per il loro 50esimo anniversario di matrimonio. Una festa così bella, indimenticabile nel giardino di casa, insieme a tutta la famiglia e agli amici più cari. Un momento commovente (sapete che sono una dalla lacrima facile…), romantico e divertente.
Si, perchè Padre Giorgio era davvero una persona divertente, scherzava su tutto e tutti. Non conosco tutte le cose che ha fatto nella sua vita ma le più importanti lo hanno visto protagonista di grandi imprese, come il creare una forte comunità di giovani in Val di Cembra o quando era a capo dei frati del convento di cappuccini di Trento e infine in un altro convento trentino, a Terzolas, uno splendido luogo, perfetto per la meditazione in Val di Sole.

Mi ronzano in testa alcuni episodi che lo riguardano. Sorrido, a ripensarci. Quando mi raccontava di padre Fabrizio, il cuoco del convento di Trento che cucinava bene o male a seconda se la Juventus vinceva o perdeva. I frati senza chiedere niente lo capivano la domenica sera e tutti i giorni a seguire come erano andate le partite: se a tavola trovavano minestrina di capelli d’angelo era andata male, se invece trovavano un bell’arrosto con le patate e vino rosso, era sicuramente grazie ad una splendida vittoria della squadra bianconera. E nessuno osava dir niente di fronte alla minestrina perchè padre Fabrizio era furente in quelle occasioni.

Oppure quando finita una delle nostre feste in Val di Fiemme da comunione/cresima nipoti o anniversario matrimonio genitori, non ricordo, ci aveva detto tardi che doveva celebrare Messa a Trento e che doveva quindi rientrare velocemente. Tipo, 60 km di strada di montagna in mezz’ora. Aveva il cuore in gola ma si era divertito un mondo in quella corsa, ricordo che rideva come un pazzo. Mia mamma un po’ meno. E lui la prendeva anche un po’ in giro.

E poi le sue parole in uno dei momenti più bui della mia vita. Dieci anni fa esatti, di fronte ad una grave malattia, di fronte allo spettro della signora con la falce. Mi ricordo perfino dov’ero fisicamente, vicino al Castello del Buonconsiglio di Trento. Gli ho telefonato la sera in cui i medici mi avevano dato la brutta notizia. Io in lacrime e lui che mi parlava serio; mi ha dato un grande insegnamento che mi è servito moltissimo poi nel tempo anche in altre occasioni.

“Un giorno alla volta. Ti alzi la mattina e pensi ad affrontare la giornata. Risolvi le questioni di quelle 24 ore, fino alla sera, poi ricominci. Ma non pensare al domani perchè nemmeno chi è sano sa cosa succede il giorno dopo.”

Gli avevo confessato la bugia che avevo detto ai medici per star vicino alla persona malata. E aveva sorriso dicendomi che erano altre le menzogne: quelle non erano bugie, erano solo atti d’amore. Mi avevano calmato le sue parole. Aveva una gran dote, anche nelle sue celebrazioni. Mai scontato e sempre interessante, la sua cultura era infinita. Un piacere ascoltarlo.

Ciao Padre Giorgio, abbraccia forte chi sai in cielo per me, la stella più lucente.