Pronta

Scarponi: puliti.
Zaino: svuotato e lavato.
Bastoncini da trekking: lucidati.
Tenda: aperta, arieggiata, richiusa.
Sacco a pelo*: in lavatrice, steso, asciugato e ripiegato per bene.
Abbigliamento da montagna, dai calzini all’antipioggia: sistemati, in ordine.
Gamela (portavivande in acciaio), borraccia, coltellino e posate da zaino, tovagliolo di stoffa, borsa di tela: tutto pronto!

Nota dell’autore (io): sacco a pelo si scrive così, non sciacquapelo come l’ho scritto in terza elementare.

E’ tutto assolutamente pronto.
Pronto per cosa, direte voi, che non ci si può muovere da casa. Beh, io sono pronta. Visto mai che appena il semaforo diventa verde (cit. Mabel) mi tocca ammettere che “mannaggia a me” 😱 non ho niente di pronto per camminare. E non potrei nemmeno giustificarmi con un buon vecchio “non ho avuto tempo”, che se dico una cosa del genere mi arriva un ceffone, secco. Da me stessa, guardandomi allo specchio.
Quindi nei giorni scorsi pulizie alpine e questa sera sistemazione foto di vie e di sentieri degli ultimi anni. E mi sono tornate in mano queste, del cammino di San Vili (Trento – Madonna di Campiglio), agosto 2018. Uno dei ricordi più preziosi della mia intera esistenza. Un anno difficile quello a dire il vero ma oltre alla grande tristezza si è innestato in me un desiderio fortissimo di mantenere una promessa. Una settimana da sola, anche se sola non sono stata mai. Si, è vero, nessuno con me, nessun essere umano intendo (a parte il giorno di Ferragosto in cui si è aggiunta una coppia di amici).
Ma in realtà è stato un viaggio unico, un continuo confronto e infinite chiacchierate con il cielo. Ho riso, pianto e cantato a squarciagola (questo in realtà per paura di avvistare un orsetto, o meglio di essere avvistata da un orsetto, o peggio ancora da una mamma orsa con gli orsetti). In realtà ho incontrato davvero pochissime persone lungo i 116 km che ho percorso ma credo di non essermi mai sentita così in pace con il mondo intero come in quei giorni. Non era solitudine, mi sono sentita molto più sola in altre occasioni in mezzo ad un sacco di gente. Quei giorni c’era solamente una sensazione di calma e di tranquillità a farmi compagnia, sensazione che non avevo mai provato e devo dire, purtroppo, che dopo poco tempo l’ho persa rientrando velocemente nel mio loop di stress della vita quotidiana, frenetica. Quella corsa estenuante che spero di non riprendere più una volta uscita dalla clausura. Quel rantolante “no, scusa, non ho tempo, non posso”.
Adesso, quando la mattina guardo dal balcone, come ho raccontato nel mio ultimo articolo e soprattutto non devo “far colazione-dar da mangiare ai gatti-lavarmi-vestirmi-pettinarmi-truccarmi”(ahahahahahhahaha, truccarmi, che ridere) in 5 minuti, rifletto. E l’unica immagine che ho davanti, oltre la Paganella, oltre il Monte Bondone e oltre le Dolomiti di Brenta, sono i mille milioni di passi che farò. Questo mi manca, tanto.
Ma si dice che la pazienza è la virtù dei forti, quindi saprò aspettare. Insieme ai miei tanti amici, Thoreau, Muir, Emerson, Whitman o Rousseau. E mettiamoci anche Tolstoj. Intanto, oltre a leggere, come dicevo all’inizio per non farmi trovare impreparata, sistemo tutto quello che posso. Perché poi arriverà il benedetto giorno in cui potrò inforcare i bastoncini e partirò, decisamente, solennemente, a piedi.

Tutto questo solo per stendermi di nuovo, presto, su un prato, ginocchia alte, mani sotto la testa, un fiore in bocca, chiudere gli occhi e appisolarmi al sole. E soprattutto riappacificarmi con la terra, sentirne la vita nella schiena, ascoltare il canto di qualche grillo di passaggio e parlare la lingua del cielo, attraverso il suo respiro. Perché le mie mute parole possano essere trasportate dal vento fino alla nuvola più alta. Così tornerò a sorridere.

Iron, Ferragosto 2018 – Cammino di San Vili