Il futuro

Ogni mattina mi sveglio sempre molto presto, ho una sorta di timer nella testa. Tra le 5.30 e le 6, mi si aprono gli occhi e rimango sdraiata guardando le travi sopra la mia testa. Le fisso per un bel po’ cercando di dare forma ai tanti nodi del legno, un po’ come si fa quando su un prato si guardano correre le nuvole. Un drago, un fenicottero, una mongolfiera, la Gran Bretagna…. io le ho viste tutte queste figure prendere forma per poi poco dopo mutare. Giochi da bambini, penserete. E io modestamente, nonostante l’età anagrafica ancora tale mi sento.

Quando sono abbastanza stufa, mi alzo e mentre mi preparo il caffè mi siedo sul balcone e osservo il mio paese ancora addormentato. Ma non c’è mai un vero e proprio silenzio. A quell’ora (o poco dopo) in tempi normali movimento ce n’è, vuoi un furgone che parte, qualche sportivo in bici, l’abbaiare di un cane, il canto di un gallo, gli uccellini che si sfogano dopo la notte… o le sagge vicine di casa che vanno in chiesa e chiacchierano ad alta voce, i bambini che ridono trascinando i loro trolly pieni di libri per andare a scuola. Non avrei mai detto che ne avrei sentito la mancanza.
Invece adesso niente, ogni mattina faccio i conti con una quiete assordante.

Oggi ho cercato una mia foto che mi facesse ricordare un bel momento e mi sono soffermata su quella che vedete, quella che ho scelto. Ritrae me seduta felice tra innumerevoli narcisi bianchi sui Pirenei, due giugno fa. Ero andata a trovare una cara amica per una settimana e se chiudo gli occhi sento ancora il profumo di quei fiori candidi e vedo Dolmen correre felice sempre vicino alle gambe della sua Fred.

Non mi voglio assolutamente lamentare di non poter uscire. Ma nulla mi vieta di “uscire” con la fantasia, l’immaginazione, grazie anche ai ricordi. Continuo a pensare a cosa farò quando tutto questo sarà finito… perché che sia maggio o giugno o l’anno prossimo….prima o poi finirà.
Ma niente sarà più come prima, ne sono convinta. Almeno per me. Perché questo rallentamento mi fa star bene. Lungi da me essere felice per ciò che sta succedendo, è una tragedia, una disperazione, da tutti i punti di vista. Dico solo che da questo orrore voglio rinascere. Le relazioni importanti che si sono sfaldate grazie alla solita scusa dell’assenza di tempo, questa corsa veloce, infinita ed estenuante verso chissà cosa, il credere di aver bisogno di dover accumulare esperienze o il sentirsi inadeguati senza questo o quello quando in realtà si ha bisogno di poco.

Il mio rientro alla nuova realtà vorrei fosse diverso. Mi voglio pensare io diversa finito questo terribile periodo. Perché bisognerà pur imparare un’importante lezione da tutto questo e cioè che rallentare si può e che la vita deve davvero essere vissuta in tutti i suoi attimi. Non possiamo perderne nemmeno uno, sarebbe un delitto, uno schiaffo alla fortuna. Continuare ad aver fretta e ad impazzire di stress, ci fa essere solo ciechi in realtà davanti ad un sacco di opportunità, soprattutto quelle di apprezzare quello che abbiamo. Basta voler sempre di più…. Sto rivedendo le mie priorità per vivere meglio. Questo è davvero il tempo di farlo. Siamo costretti a fermarci e abbiamo una grande possibilità che credo non abbiamo mai avuto prima, quella di pensare con attenzione al nostro avvenire. Il mio futuro l’ho sempre costruito strada facendo, me lo sono fatto scivolare addosso. Ho fatto moltissime cose, alcune molto entusiasmanti, conquistando traguardi e vincendo le mie paure. Ho più riso che pianto ma ho anche superato sofferenze e delusioni, qualche livido lo sento ancora sulla mia anima.
Qualsiasi destino il cielo mi riserverà, parafrasando le modalità dei video, ho bisogno molto più di slow-motion che di timelapse. I prossimi giorni saranno decisivi, un passo dopo l’altro. So per certo che il mio percorso si baserà sul rallentare, sulla semplicità e sulla natura. Ho già in mente un paio di cose.
E poi diciamolo, io adoro camminare, non mi è mai piaciuto correre. E tornerà il tempo di scarponi e zaino, cambierà la prospettiva, cambierà il mio sguardo nelle cose, in tutte. E l’emozione di fronte ai movimenti delle stagioni sarà ancora più forte.

“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio… Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.”

cit. Haruki Murakami