A Praga in bici a 17 anni: l’avventura di Andrea e Paolo

17 anni. Praticamente, un secolo fa.
A quell’età per me era tutto un cuoricino, musica e un gruppo norvegese. Studiare non era nelle mie corde e avevo sempre la testa tra le nuvole o in mezzo alle pagine di un libro di fantasia. Una cosa che mi riusciva benissimo invece, era uscire in compagnia di amici tutte le sere e andare in motorino. Tra l’altro è stata l’estate in cui ho fatto un incidente, mi sono rotta il naso contro una Uno verde e avevo un labbro cadente a cui hanno messo 20 punti. Mio papà aveva subito tagliato i lacci del casco bianco Nolan e mi aveva fatto promettere di non salire mai più su un motorino.
Una Harley non è un motorino.
Insomma, niente di strano, solite cose da adolescenti.

Beh, non è per tutti così e anche se non è una mia esperienza diretta, la voglio raccontare. Sono bellissimi segnali di adolescenti che vogliono esplorare e conoscere il mondo con mezzi alternativi e assolutamente rispettosi dell’ambiente.
Uno dei miei nipoti, Andrea di 17 anni appunto, si è messo in testa di partire da casa e andare a Praga, in bici. IN BICI. E ci è pure riuscito!
Con un amico, Paolo di 18, si sono avventurati tra piste ciclabili, strade di campagne, sentieri che non erano sentieri, campi da golf e corsie d’emergenza in autostrada…si, si, avete capito bene.

Ma andiamo con ordine: 900 km di bici fino a Praga.
Perchè Praga? Perchè lì vive Krystof, un amico che ha trascorso un anno scolastico nella stessa classe del Liceo di Andrea e Paolo. Proprio il 17enne ceco aveva lanciato l’idea di partire dalla sua città sulla due ruote e raggiungere Amsterdam. Di fronte a questo bel progetto, ad Andrea si è accesa una lampadina…perchè non andare in bici a Praga?
In circa un mese e mezzo con Paolo hanno definito il percorso nei dettagli, con tanto di prenotazione di alberghi online (che praticamente non hanno quasi mai visto).
NB: tenete sempre presente che Andrea da piccolo era uno di quei bambini che vogliono essere sempre primi in tutto e quando non ci riescono, diventano rossi paonazzi. Questo passaggio, vi sarà utile per capire fino in fondo.

Le tappe:

Prima tappa:
Trento – Pfunds 200 km
Salita: 1950 metri di dislivello
Discesa: 1000 metri di dilivello
Partenza alle 5 da Trento. Primo vero obiettivo della giornata era raggiungere Resia. Una ben segnalata pista ciclabile fino al lago caratteristico per il suo campanile metà sommerso. Una gran fatica, perchè il Passo non è proprio in piano. La sera sono stati raggiunti da mio fratello, mia cognata e mia nipote Francesca ma Andrea non ha accolto l’invito di una cena in famiglia. Se la voleva cavare totalmente da solo. Quindi dopo un veloce saluto lui e Paolo sono ripartiti verso la fine della prima tappa, Pfunds.

Seconda tappa:
Pfunds – Wasserburg 260 km
S: 450 metri
D: 900 metri
Partenza alle 8, dopo colazione. Zona collinosa, una ciclabile che passa per stalle, campi e si alterna con stradine di campagna, classico paesaggio bucolico austriaco fino alla bassa Baviera. E fin qui tutto a posto. Poco dopo la partenza però il primo ostacolo: ciclabile chiusa, davanti solo le acque dell’Inn e impossibile tornare indietro. Ovviamente l’unica cosa da fare era guadare il fiume.
😱😱😱
E non una volta, ma due. Perchè ogni bici è stata trasportata a quattro braccia, quindi ben due viaggi in acqua. Incoscienti o coraggiosi? Mah, Andrea mi ha risposto che l’acqua non era alta, circa un metro ma la corrente forse era un po’ forte. Risalire verso la ciclabile non è stata una passeggiata perchè sull’altra riva si sono trovati di fronte un bosco erto.
Questo imprevisto è costato ai due ragazzi circa tre ore di ritardo sulla tappa, raggiunta alle 4.30 della mattina dopo. Ovviamente niente stanza in albergo. Una possibilità di riposare erano i tavoli esterni del ristorante dell’albergo. Ma era troppo freddo e l’unica alternativa era l’ingresso di un condominio. Anche questa opportunità di dormire al chiuso è durata poco perchè cacciati dai residenti quasi subito. Quello che comunemente si definisce un “dritto”, che ai nostri tempi si faceva in baita o in spiaggia. Sicuramente non per andare a Praga in bici.
Avendo la stanza, perchè non approfittare per una doccia e far colazione? Eh no, avrebbero perso troppo tempo!
Altra nota di colore: alle 2 di mattina Andrea, nel centro di un paesino al semaforo rosso, ha deciso di passare perchè non c’era nessuno. Dietro a lui un furgone scuro, ha acceso la sirena. Ed è così che la Polizia lo ha fermato facendogli una dura predica in tedesco.

Terza tappa:
Wasserburg – Cesky Krumlov 220 km
S: 600 metri
D: 500 metri
A Cesky ci sono arrivati alle 9 di mattina del quarto giorno. Altra notte insonne e praticamente senza mangiare dopo aver attraversato il lago di Lipno con un battello. Una tappa lunga ma tranquilla senza incidenti o imprevisti. La cittadina è molto bella. Ad Andrea è dispiaciuto passare città come Innsbruck o come Passau senza fermarsi e visitarle. Ma del resto non c’era tempo perchè l’unico vero obiettivo era arrivare a Praga, il prima possibile.

Quarta tappa
Cesky Krumlov – Praga 220 km
S: 100 metri
D: 150 metri
Durante la quarta tappa dopo una colazione/pranzo/quasi merenda alle 15, i due ragazzi si sono separati. Andrea voleva assolutamente andare, tanto che si è pure fatto un breve tratto in autostrada in corsia d’emergenza (molto incosciente, da non rifare!) dopodiché ha chiesto supporto alle persone del posto per affrontare strade alternative. A circa 50 km da Praga, Paolo invece ha iniziato ad avere problemi con la bici e ha preferito fare autostop fino alla città ceca.

Una volta raggiunto l’obiettivo durante la notte, hanno cenato e finalmente sono arrivati dall’amico Krystof alle 2 di mattina nel quartiere Palmovka Praga 8.

Questa è la storia di Andrea e Paolo che in 4 giorni sono arrivati a Praga partendo da Trento in bici con rientro in macchina: mio fratello è infatti andato a recuperarli.
Hanno preso un po’ di pioggia a Budweis, hanno incontrato cartelli con scritto “pericolo coccodrilli”, attraversato l’Inn, uno rincorso dalla Polizia e l’altro salito su un camion in autostop. Hanno mangiato poco e dormito praticamente niente.
Un percorso seguito su Google Maps a parte quando il cellulare non prendeva oppure era scarico. Perché il grosso problema del non fermarsi di notte, non era dormire, bensì non riuscire a ricaricare le batterie dei telefoni. Uno zaino attaccato alla sella, 3 cambi, faretti, go-pro (mai usata).

Alla domanda: “Andrea, lo rifaresti?” La risposta: “Decisamente! Magari facendo un percorso più lungo ma tra le prime tappe sempre Praga”.
E la cosa più bella di Praga? Sicuramente il centro e finalmente dormire!

Foto di Andrea Nardelli e Paolo Lucin