Andrea delle api

Qualche giorno fa una persona mi ha detto “Siamo fatti delle persone che incontriamo lungo il nostro percorso. Per questo motivo è importante scegliere bene a chi dedicare il nostro tempo.”
Credo sia vero. Alcune persone diventano parte di te e quando non ci sono più rimangono delle ferite profonde, delle crepe. E non esiste medicina per ripararle.

Fa male. Ancora una volta. I primi mesi di quest’anno si stanno rivelando terribili. Prima Agitu, adesso Andrea. Da domenica vivo in una bolla, come se non sentissi bene le voci intorno a me. Come avessi del cotone nelle orecchie. Ho la sensazione di aver paura a star sola ma di non voler parlare con nessuno. Sono arrabbiata e triste allo stesso tempo. Irrequieta come prima di una litigata, sto zitta e non riesco a sorridere.

Ho conosciuto Andrea quasi vent’anni fa, per lavoro. Abbiamo fatto mille cose insieme. Con lui ho imparato la vita delle api. La Regina, le operaie, il valore delle femmine in quel mondo. Me lo ripeteva sempre: comandano le donne, i maschi servono (non sempre) ma non contano nulla. Il racconto del volo nuziale. Vedere un rododendro con i suoi occhi era magia. Quante volte abbiamo programmato eventi insieme, quante volte l’ho sentito parlare di mieli. Le degustazioni in calici da vino importante. Sempre come fosse la prima volta. Era innamorato delle api. Le accarezzava con movimenti lenti, Andrea le capiva. Una passione intensa. E riusciva a trasmetterla a chi ascoltava. Sperimentava, da solo, insieme ad altri come lui, il continuo confronto era ossigeno. Gli amici acidi. L’idromiele.

Mi ha insegnato a riflettere sulle cose, ad approfondirle. Ricordo alcune serate in cui parlavamo per ore di un argomento e mi faceva mille domande. Lui conosceva già le risposte, ma le faceva per me. Per farmi capire quanto era importante entrare nelle cose, fino in fondo. I temi più vari, dal quinto quarto al Tirolo. MI raccontava spesso quanto studiava, mi parlava dei mille quesiti che si poneva durante le sue letture.

Fa male. Un altro macigno, un peso enorme da portare sulle spalle. Anche se non è uno zaino che posso togliere quando voglio.

Non ci sentivamo tutti i giorni, ma anche se passava del tempo, era come se ci fossimo sentiti il giorno prima. E adesso il vuoto.

“Presidente, adess che fente?”

Mi chiamava sempre Presidente. Per il nostro club, Tortei e Caprini, che ormai non ha più senso, perchè non ci sono più Andrea e Agitu.

Vi penso così, insieme. Vi vedo ridere, come sempre.

Arrivederci Andrea, ci rivedremo in malga e ovunque sentirò il ronzio di un’ape.