Il lungo cammino

Sapete una cosa? Non sopporto la competizione. Zero.
Nel senso che non la reggo, ogni volta che mi trovo di fronte una persona competitiva, io scappo, a gambe levate. In questi anni ne ho incontrate diverse, in tutti i campi. Quando subodoro che sta partendo una gara, non accetto il gioco. Non mi piace proprio e poi ho visto a cosa porta. Diventa un’ossessione ed è difficile riuscire a mettersi nella condizione di rifiutare di competere. Ho visto amici distruggersi di fronte ad un continuo confronto. Invidia, gelosia, presunzione. Lo trovo un motivo di perenne insicurezza e di voler superare non se stessi, ma gli altri.
In amore, nel lavoro, in famiglia, nella vita.

No, non fa per me.

Probabilmente c’è chi penserà che in certe situazioni si perdono delle occasioni. A lungo andare credo proprio si perda il proprio essere, la propria anima. Quante volte mi son sentita dire che avrei dovuto essere più furba in certi momenti, che avrei dovuto studiare una strategia. Ma oggi penso che scegliere di rispondere d’istinto, mettere impegno, curiosità, passione, entusiasmo, costanza in ciò che si fa, il cercare di essere coerenti con sé stessi e non fare compromessi, siano tutte decisioni faticose o difficili ma giuste. Se una cosa non mi convince, non la faccio.
Sia chiaro: di sbagli ne conto milioni. Ma almeno dopo delusioni e batoste, si capisce cosa vale la pena e cosa no e a cosa stare particolarmente attenti.

La sfida per migliorarsi si, quella per vincere sugli altri, no.

Tutto questo preambolo perché mi sono ritrovata in alcuni pensieri tra film e dibattiti durante questa bellissima edizione del Trento Film Festival, ne ho guardati davvero molti. Ascese, ghiaccio, pastori, guerre, neve, rododendri, uomini e donne, cibo e molto altro. Mi sono imbattuta nel talk intitolato “Il lungo cammino“. C’era il Cai che raccontava del Sentiero Italia, 7.000 km: un sogno per me. Quando si parla di cammino, non ci si riferisce alla velocità, a cronometri o al controllo del tempo. I percorsi a piedi, lenti, la fatica dei propri passi, la ricerca della natura. Parole bellissime, come pulizia spirituale, essenzialità, abbandonare il superfluo, il senso del limite, solitudine ma anche condivisione. Il cammino proprio come lo intendo io. Vagare senza una mèta a volte è il top, senza darsi limiti di spazio, senza guardare l’orologio. Un viaggio introspettivo, per imparare, per migliorarsi. Ed è per questo che adoro camminare da sola.

E poi leggo Erri De Luca.

“Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.”

Opera sull’acqua e altre poesie