L’uomo che inventò il Giardino dei Ciucioi

Il primo aprile ha segnato i miei 10 anni di vita a Lavis, oggi il mio paese.
Ci sono capitata per caso a dire il vero, perchè con Fabio cercavamo un posto in cui vivere entro un raggio di 10 km da Trento e Lavis ne conta 9. Non conoscevo niente di quel luogo se non uno splendido “castello inciso nella roccia”. Tra l’altro da quando sono nata ho sempre vissuto vicino ad un castello: tra Castel Beseno e Castel Pietra, dietro il Castello del Buonconsiglio a Trento ed ora qui.
Perdonatemi abitanti storici di Lavis. Quelle due o tre volte in cui ero stata in centro paese oltrepassando il ponte di ferro, mi sembrava proprio questo: un maniero quasi disegnato nella montagna.
Rimani davvero colpito la prima volta che lo vedi, ma a me succede anche dopo la centesima volta.

Quando entro dal portone d’ingresso del Giardino, cammino piano, per rispetto. Un passo dopo l’altro quasi al rallenty perchè penso a chi nel 1800 ha calpestato quel suolo molto prima di me. Non sono molti anni che è stato restaurato ma non riesco davvero a immaginare quando gli abitanti dell’Avisio, lo hanno visto finito, per la prima volta.

E poi mi è impossibile non pensare a lui, il genio che lo ha prima sognato e poi creato, Tommaso Bortolotti. Io che vivo nel mondo di Thoreau, Von Humboldt, Muir e di tutti gli altri esploratori, ricercatori, scienziati, botanici, grandi personaggi innamorati della natura. Guardo il porfido che lo circonda e penso che Stefano Delugan (oltre mille cose anche guida dell’Ecomuseo dell’Argentario), ha proprio ragione quando dice che questo progetto ha reso unica e bellissima una ferita della montagna. E proprio Stefano mi ha raccontato tutta la storia ed in certi punti mi ha lasciato ammutolita (un paio di foto sono sue).

La nascita e la morte di Tommaso sono avvolti da un velo di mistero. Non si conosce la data esatta di quando è nato: sicuramente tra il 5 e il 9 novembre 1796. Un paio di mesi prima si era tenuto proprio lungo l’Avisio il terribile scontro tra austriaci e francesi, scontro culminato in un incendio provocato dalle truppe di Napoleone. La notte in cui è nato Tommaso Bortolotti l’esercito francese se ne stava andando dopo esser rimasto accampato per quasi 20 settimane in attesa della resa degli austriaci.

1796, 7 anni dopo la Rivoluzione Francese. Il momento è di forte cambiamento politico e culturale. Il Trentino sta iniziando un percorso diviso tra chi è fedele all’imperatore asburgico e chi ha aspirazioni risorgimentali o autonomiste. Inizia ad affermarsi un ceto borghese, intellettuale costituito da professionisti, persone che viaggiano moltissimo per tutta Europa. Soprattutto nella città di Trento si intravede l’ombra della massoneria. Non si sa per certo se Tommaso è vicino a questo circolo, ma lo si intuisce dagli indizi che si trovano nel giardino: infatti nel salire lungo i terrazzamenti, si possono vedere dei richiami di un rito d’iniziazione massonica.

Vi starete chiedendo, perchè Ciucioi? Cosa vuol dire? Ci sono alcune teorie che raccontano derivi dal verso degli uccelli che in quel luogo preparano i propri nidi. O forse dal tedesco “zu Zoll”, “al dazio”, perchè l’Avisio segnava il confine tra principato vescovile e il Tirolo.

Ma torniamo a Tommaso. In giovane età, gira il mondo e al suo rientro inizia a sognare una sorta di città ideale. Esistono interpretazioni diverse del significato di questa costruzione ma potrebbe essere una metafora della vita che nel salire a diverse tappe, da quelle più semplici a quelle più complesse, si arrivi alla stessa sorte, per tutti uguale, rappresentata dalla facciata di una chiesa.

Vi consiglio caldamente la visita di questo luogo così curioso e affascinante ma cercate di andare oltre la bellezza: in questa stagione si colorerà di fiori, si riempirà di moltissime piante spontanee oltre che coltivate, vi farà rimanere senza parole dallo splendore. Ma vi assicuro, c’è molto di più.

Tommaso Bortolotti era un genio: il giardino è un esempio di tecnica ingegneristica basata sull’ottimizzazione delle risorse e un’attenzione all’economia circolare. Un esempio moderno e molto attuale che di questi tempi da Agenda 2030, averbbe potuto gareggiare per il Nobel per il progetto più sostenibile al mondo. Ne è la prova il sistema che, attraverso il giusto equilibrio di correnti d’aria fredda e calda, i giochi d’acqua e fuoco, riesce a creare la perfetta umidità, quasi un impianto a goccia, per far crescere e vivere rigogliose su terrazzamenti o all’interno delle due serre, le piante da lui tanto amate. In primis limoni e aranci, ma anche magnolie, palme e tantissime erbe aromatiche. Ha pensato a tutto, perfino al riciclo dell’acqua piovana che veniva raccolta in grosse vasche.

Nel giardino ci sono due giardini segreti, un castello (alla fine comunque c’è anche quello, eh eh eh), una loggia e il pensatoio. Ci sarà stato delle ore sognando le piante da coltivare e da lì Tommaso riusciva a controllare il tempo che passa attraverso un cipresso che funge ancor’oggi da meridiana. In realtà sul rosone della chiesa c’è un orologio dipinto ma non ha le lancette. Si pensa infatti volesse solo rappresentare il tempo sospeso, come se entrare nel giardino significasse entrare in un altro mondo.

All’età di 76 anni, Tommaso Bortolotti muore senza discendenti, cadendo da una scala a pioli mentre tentava di chiudere una finestra delle sue serre. Era il 9 aprile del 1872 e nessuno sa, nessun documento lo riporta, dove e se sia stato sepolto. Anche se, un’idea di tomba all’interno del Giardino, c’è….

Visitatelo quando sarà possibile. Merita.