Day 1. Arrivo a Copenhagen

La prima giornata di un viaggio è sempre ricca di emozioni, di accadimenti, di stanchezza. La tensione inizia a sciogliersi dopo mesi che non molla il tuo collo e le tue spalle e i tuoi nervi iniziano finalmente a rilassarsi. La quotidianità mista alla frenesia e alle emergenze, può uccidere a volte.
Quando si parte, c’è un cambio repentino, tutto solletica la tua curiosità. Lasciare casa, i gatti (tutti, anche Quinto Quarto Alfio Muschio), e andare in aeroporto con un briciolo di panico da “sabato da bollino nero” in quanto a traffico alla fine si è rilevato meno problematico di quanto immaginavo.
E poi il volo.
A fianco a me, vicino al finestrino, c’era una ragazza davvero bellissima, dai tipici tratti nordici. Giovanissima, avrà avuto poco più di 20 anni, semplice e molto raffinata. Il vestito di un bel cotone blu le risaltava l’abbronzatura. Indossava un minuscolo orologio, un braccialetto e una fedina e aveva una piccola borsetta in cuoio tendente al bordeaux. Ogni tanto beveva da una borraccia con un grande cuore rosso. I suoi occhi azzurrissimi erano davvero molto tristi. L’ho notata non solo per la sua eleganza ma perché tra una pagina e l’altra del libro che stavo leggendo ho notato che scriveva su un foglio, molto probabilmente una lettera. Ovviamente la lingua non mi permetteva di capire molto di ciò che stava scrivendo (anche perché non volevo essere così impicciona), ma mi ha colpito anche il fatto che usava una penna dorata. Mi pareva molto strano per la sua giovane età. L’ho guardata e ho visto che piangeva. Ho iniziato a farmi un mare di domande che purtroppo non potevo girare alla diretta interessata.
Vent’anni, quando le emozioni sono così forti e disperate…. Comunque non lo saprò mai, rimarrà un mistero. Io però mi sono costruita una storia.

Il volo non ha avuto ritardi e all’aeroporto di Copenhagen è molto facile orientarsi. Preso il treno per arrivare in centro, un’altra giovanissima ha attirato la mia attenzione. Portava sulla schiena uno zaino più grande di lei e ci aveva legato anche i bastoncini da trekking. Ma non riusciva a camminare, aveva le stampelle. Anche in questo caso ho iniziato a pensare a dove stava andando e soprattutto da dove veniva e se aveva avuto qualche problema sul suo percorso che magari per molto tempo aveva programmato e sognato. Un cammino, affrontare un pezzo di Scandinavia a piedi e da sola, chissà.

Le persone mi incuriosiscono, devo ammetterlo. Queste due ragazze così diverse tra loro le ho “sentite”. Ho sentito la loro intensità, la loro tristezza, il loro dolore, la forza di volontà, l’energia.

Anche questo per me è viaggio. Non solo vedere cose e scoprire paesaggi, città, sapori. E’ importante accorgersi di chi ci sta intorno e ricordarsi che non sappiamo mai cosa sta succedendo alle persone che ci sfiorano.

Copenhagen è meravigliosa, viva, colorata. Risate, musica, aperitivi, fiori e barche. Un pomeriggio-sera ti permette di impregnarti della sua essenza. Ho mangiato hamburger di manzo danese e aragosta. Siamo solo all’inizio…
Due giorni di questa città e conoscerò ogni angolo, solcherò ogni pezzettino di terra e di acqua; anche di aria in realtà perché a Copenhagen c’è Tivoli, uno dei parchi divertimento che hanno fatto la storia.

Ne vedremo delle belle…a domani!