Giro delle malghe in Val di Non, tra i larici e il cielo

La luce oggi era veramente luminosa. Si rifletteva dal cielo direttamente sui germogli morbidi verde chiaro dei larici e sulle acque impetuose del torrente, irruenti e scintillanti. I fiori rosa acceso dei rododendri non sono ancora esplosi del tutto; fra una decina di giorni ci saranno distese di morbidi tappeti di quel colore.
C’era solo una nuvoletta bianca e soffice che correva veloce e sembrava inseguisse le numerose farfalle che volavano felici.
Una giornata limpida, perfetta. Quasi fiabesca. Di quelle che ti fanno stare bene solo perché hai gli occhi colmi di quella perfezione, e se annusi l’aria senti il profumo delle resine, dei muschi e del legno. Sa di buono.
Avevo voglia di vedere facce amiche e ho scelto di partire dalla Malga Bordolona Bassa a poco più di 1800 metri slm in Val di Bresimo, Val di Non, Trentino, ovviamente. Di questa malga ne avevo già scritto in un precedente articolo.
E’ uno dei miei posti preferiti, di quelli che ti risollevano il morale quando sei giù o triste. Quando stai bene già di tuo invece ti regala pace nell’anima. Tutte le nebbie, le fatiche, i problemi, si dissolvono.

Luca e Katia, con i figli Tommaso e Giacomo (e un/a piccoletto/a in arrivo
❤️❤️❤️) hanno la capacità di trasferirti il calore di una famiglia unita, che ha deciso di vivere il momento dell’alpeggio, da giugno ai primi di ottobre. A fianco della stalla e del caseificio, c’è l’agritur, dove si gustano i sapori locali con ingredienti propri o di produttori trentini, tutto cucinato da Katia.
Dall’anno scorso, e quest’anno devo dire è ancora più bella, Luca e Katia hanno ristrutturato la Malga Bordolona Alta, a più di 2000 metri. C’è la possibilità di pernottare in stanze dal profumo di bosco. Quando poi ti alzi la mattina, tra l’aria frizzante della quota e una colazione deliziosa, soprattutto per le torte fatte in casa, è una goduria.

Dopo un caffè della moka e due chiacchiere con Katia, con la promessa di tornare per pranzo, ho inforcato i miei bastoncini, zaino in spalla e via, verso la malga alta. Non riuscivo a non fermarmi ogni secondo. Dovunque appoggiassi lo sguardo, il mio respiro accelerava. Il paesaggio, la natura, i colori intorno a me, l’acqua che sbuca da sotto ogni sasso, i suoni della montagna e il pascolo in fiore….
Non parlatemi di mare o di spiagge, per carità. Stare qui, per me, è la miglior vacanza.


Il ritmo lento dei miei passi, mi ha permesso di godere di ogni secondo. L’idea era di camminare, mangiare i manicaretti di Katia e poi stendermi lungo il ruscello, sotto un larice e leggere il mio libro sui Carpazi (Oltre Dracula, un cammino invernale nei Carpazi di Mario Casella).
Nessuna voglia di rientrare presto nel forno di casa.

Come di consueto quando cammino da sola, ho chiacchierato con il cielo e so che mi ascolta sempre, lo sento. Vive ogni mia avventura, è sempre con me. In più forse a rendere palpabile la sua presenza, lungo il mio percorso, trovo sempre tantissimi non ti scordar di me.
Una volta giunta alla Malga Alta, circa un milione di scatti dopo la partenza, ho incontrato il papà di Luca intento a intagliare un tronco di larice per trasformarlo in una fontana. Un pezzo unico, arte e natura. Ancora una volta il senso di famiglia, si riesce a sentire dappertutto.
Ed eccomi di fronte ad un bivio: Lago Trenta in Val d’Ultimo o il giro verso la Malga Preghena Bassa?
Con questa gita ho aperto ufficialmente la mia stagione dell’alpeggio, quindi ho scelto la seconda. Lago Trenta, prossima volta.
Durante il tragitto, ho trovato uno degli infiniti ruscelli che scendono dalla montagna, ricco di anse in cui il mio unico pensiero era quello di riattivare la mia circolazione sanguigna. Non ho resisitito, a costo di perdere la sensibilità delle gambe e dei piedi, sono rimasta lì un bel po’ a ricaricare corpo e spirito.
Che energia riesce a regalarti l’acqua gelata….
Mio malgrado dopo poco, (ma niente paura, l’immersione l’ho fatta e rifatta innumerevoli volte nel corso del pomeriggio) ho rimesso le scarpe da trekking e ho percorso tutto il sentiero fra gli immancabili larici, mughi, mirtilli, rododendri e qualche chiazza dell’ultima neve di quest’inverno.
Poca gente ancora in giro, del resto era un lunedì di inizio estate.
Finalmente era arrivata l’ora della pancia piena. Seduta sulla terrazza al sole, sorseggiando un dissetante mix di succo di mela e acqua frizzante, ho ordinato un super pranzo:
– taglierino di patate e lardo con radicchio dell’orso (dell’amica Noris)
canederli allo speck con burro fuso e salvia (mannaggia per “colpa” di Luca mi sono dimenticata di fotografare il piatto….😂 scherzo ovviamente, mi fa cosi piacere parlare di formaggi di malga, soprattutto di quelli stagionati…)
panna fresca e sciroppo di lamponi

Ragazzi, che meraviglia e che sazia! Ora di tornare a camminare??….eh eh eh, no no… ora della pennichella rilassante!
Un po’ sonnecchiato, un po’ letto il mio libro (bello tra l’altro), un po’ kneipp nel torrente, un po’ scambiato due parole con il blu sopra di me….

La vita dovrebbe essere questo. Non sempre, non si può, ma sicuramente di più. Trascorrere delle giornate così vale di più di una miriade di cose inutili che facciamo tutti i giorni. Bisogna prendersi degli spazi e viverli. Ognuno sa come. Di certo per quanto mi riguarda, la montagna, la mia montagna ha il potere di darmi energia, di ridarmi concentrazione, di respirare.
E domani, che si fa?