Un giorno qualunque

Piove.
Ho dormito molto molto molto male stanotte, avevo caldo e poi freddo, non trovavo una posizione comoda a morire e appena la trovavo mi addormentavo, svegliandomi dopo pochissimo a causa di sogni indecifrabili e a volte spaventosi. Prossima volta, giuro che mi alzo, leggo o scrivo ma non le provo tutte per tornare velocemente tra le braccia di Morfeo perchè per me è più il pagliaccio ghignante di IT che un simpatico personaggio mitologico coccolone.
Sarà forse tutta questa pressione. La sensazione di negatività sta iniziando ad espandersi, peggio di questo maledetto virus.
Un unica nota carina, mi è piaciuto partecipare al flash mob sonoro ieri alle 18, ho suonato il piano con le finestre aperte, fino ad aver male al palmo delle mani. Ma sono molto irrequieta, troppo, come credo tutti in questo momento. Non è perchè sono costretta a casa, adoro la mia casa e ho un sacco di libri da leggere, e cucino e metto in ordine ma avrei così tanta voglia di scarponi e zaino….che voglia di montagna che ho.

Ho fatto la pizza. Peperoni e salsiccia, qualcosa di leggero. Però l’ho mangiata a pranzo quindi dovrei dormire stanotte…almeno spero.
Pensavo che sarebbe meglio guardare IT oggi pomeriggio così mi tiro avanti e cercherò un modo in queste ore prima di andare a letto per farlo fuori nei sogni. Tornerà, lo sento…

E continua a piovere.


Vado a leggere Thoreau o Muir o Von Humboldt o Emerson. O Rousseau. Vorrei perdermi tra righe selvatiche, intricati rovi e sentieri di muschio e sassi. Vorrei tanto sentire il vento tra le fronde e il rumore delle gocce d’acqua sulle foglie e guardare il cielo bagnandomi completamente il viso.
Comunque sia, l’importante è che si parli di boschi, nebbie e pioggia. Quindi alla fine potrei guardare tutta la saga di Twilight.
Vi farò sapere.