Il cantico del vento

Ma come potevo rimanere chiusa in casa a fare pulizie con una giornata come oggi? Magari perchè avevo un po’ di febbre e tosse…
Appena sveglia, ho aperto la finestra e ho guardato il cielo: blu, limpido e intenso. Era prestissimo, anche perché è stata la notte dell’ora legale.
Chiusa la finestra, mi sono girata e ho visto nell’ordine: cose da lavare, cose da stirare, gatti che si rincorrevano sparpagliando peli colorati, ragnatele. E domani – ho pensato – parto per due giorni a Milano, quindi pure una mini valigia da preparare.
Ho riaperto la finestra, sempre blu, limpido e intenso.
Deciso, Val dei Mocheni a rincorrere i colori delle foglie. Nonostante il bruciore in gola e la testa pulsante. Nonostante le mille cose da fare.
Ho riempito lo zaino, con infuso alle erbe alpine preparato quest’estate, un po’ di frutta fresca e secca e il libro “Una tempesta di vento nella foresta” di John Muir. Già, perché è trascorso un anno esatto da quando la tempesta Vaia ha piegato i nostri boschi. E certi punti ti lasciano ancora senza respiro.

Ho parcheggiato poco sopra Palù del Fersina e di fronte a me c’era un’esplosione di arancione e giallo dalle mille sfumature, dal più tenue al più scuro e intenso. Il verde dei larici si è trasformato nelle tinte calde ma ritornerà tra qualche mese. L’idea di percorrere il sentiero verso il lago di Erdemolo annusando il profumo del bosco di fine ottobre, mi ha fatto dimenticare il principio d’influenza che mi sta attaccando.
Inforcati i miei bastoncini, ho iniziato a salire.

Quasi due ore a cercare di memorizzare ogni frammento intorno a me. Ho scattato un miliardo di foto ma so che per quanto belle non riusciranno a riprodurre la stessa emozione, a ricordarmi il suono del lieve fruscio delle fronde, il rumore dei miei passi sul sentiero sassoso o a farmi risentire il profumo così dolce del muschio e dei licheni mescolati alla terra.

Ho fatto passare le persone avanti a me per rimanere da sola e godere di tutto questo il più possibile, concentrandomi su ogni sensazione e sul mio respiro. Il cielo era completamente privo di nuvole e il sole sembrava aver dimenticato che l’estate è finita e ancora una volta ha scaldato la montagna, gli alberi e di conseguenza, me.
Una volta in cima, è apparso il lago, 2.014 metri slm.

Ho cercato un posto tranquillo dove potermi sdraiare a leggere qualche riga di uno dei miei autori preferiti. Volevo entrare in quel mondo, attraverso le sue parole che sanno descrivere così bene il vento, la sua energia ma anche la sua dura potenza. Grande amico o perfido nemico per gli alberi: sa essere buono e docile accarezzandone le chiome ma talvolta può essere aggressivo e distruttivo tanto da sradicarne con forza le radici. Così come un anno fa.

Ma non voglio pensare a Vaia adesso, anche se è davvero difficile non farlo in questi giorni. Dopo la giornata meravigliosa trascorsa oggi, preferisco pensare al vento come compagno affettuoso del bosco, a quel suo modo di muovere e coccolare i ramoscelli e le foglie, di scompigliare le piume dei pettirossi, al pari di una dolce strizzatina di guance.

«I venti di montagna, come la rugiada e la pioggia, la luce del sole e la neve, si offrono alle foreste con amore ed equilibrio per accrescerne il vigore e la bellezza. E laddove l’azione degli altri elementi della foresta è circoscritta, quella dei venti è universale. Ogni inverno la neve piega e sfronda lo strato superiore delle foreste, il fulmine folgora un albero qua e là e le valanghe falciano migliaia di alberi in un sol colpo, come un giardiniere sfoltisce un prato fiorito.»

Non può non piacermi, il vento. E’ movimento, è cambiamento.

Ho qualche linea di febbre, la tosse, la testa mi fa male ma la mia mente è totalmente sgombra dai fantasmi così come il cielo oggi era senza nuvole.