Tutte le sfumature di Cheese (dalle più accese alle più delicate) e ritorno all’Osteria la Pimpinella

La prima giornata di Cheese, la vetrina internazionale dei prodotti caseari, da che mi ricordi, ha un’intensità fortissima. Credo di aver saltato un’unica edizione delle dodici e a dirla tutta mi dispiace che questo sia un evento biennale. Lo vorrei tutti gli anni.
Perchè è un evento di Slow Food e perchè si materializza a casa sua. Nel suo paese, Bra. Il più bell’evento di tutti quelli organizzati dal Movimento braidese, a mio avviso. Anche se ci sono stati alcuni momenti di Terra Madre al Salone del Gusto che mi hanno stupito, emozionato e soprattutto mi hanno aiutato a riflettere su argomenti agricoli importanti.
Sono partita alle 5.30 da Trento, non volevo assolutamente perdermi l’inaugurazione. Ah, mi raccomando, non pensate a quelle cerimonie standard, quelle più o meno inutili. Parlo di quelle situazioni in cui le parole assumono concretezza, coerenza e ispirazione.
Qualche Cheese fa, sul palco, ha parlato Alice Waters, Vice Presidente Internazionale Slow Food e ricordo mi aveva toccato le corde dell’anima parlando di temi quali la sostenibilità, gli sprechi, il mondo bio, il futuro dei contadini. Ovviamente non perchè fosse la prima volta che sentivo parlare di tutto questo ma è qui la differenza: il come. Dalla sua voce usciva tutta la sua determinazione, la sua franchezza, la filosofia che da anni lei porta avanti in California e non solo. E’ una di quelle persone che smuovono gli spiriti, che aprono la mente, che ti fanno fare un salto sulla sedia, che ti fanno PENSARE.

Vorrei provaste a fare la lista di quante e quali persone nella vostra vita vi hanno provocato questo stato d’animo, vi hanno convinto a fare o a cambiare. Chi sono???

Per me da quasi un ventennio, uno dei nomi che non manca mai dall’elenco, è Carlo Petrini. Ha quel suo modo unico di esprimere i concetti, con forza e schiettezza, senza peli sulla lingua, dritto alla questione, in difesa dei piccoli produttori, delle piccole aziende, delle risorse che scarseggiano, delle piccole botteghe, delle sue Langhe e di tutte le terre, puntando il dito sulle multinazionali, sullo sfruttamento nel mondo contadino e sui governi che il più delle volte chiudono entrambi gli occhi e che mentono facendo solo gli interessi di pochi.
Torno a casa ogni volta con idee, nuovi stimoli e con una creatività ancora inespressa ma più vispa. Sono davvero curiosa e le mie antenne sono pronte ai più impercettibili impulsi.
Ma in realtà non è tutto rose e fiori, non è tutto emozione ed entusiasmo. Questo mood che stiamo vivendo da un anno attraverso gli occhi, la treccia e la voce di una ragazzina svedese e che da anni sentiamo dai discorsi di movimenti come Slow Food, deve farci ragionare, spaventare e cambiare. Il tempo della speranza è veramente agli sgoccioli, bisogna intervenire. Ognuno come può. I grandi con azioni grandi, i piccoli con azioni piccole.
Fa rabbia pensare che se il pianeta salta, è colpa nostra. Se la Natura impazzisce, e pazza lo è già da un po’, è colpa nostra. Se i bambini non avranno un futuro colorato ma grigio come l’aria che respiriamo, è solo colpa nostra. Se ci sarà un futuro….
Sul palco, tra Petrini e la Ministra delle Politiche Agricole d’Italia, Teresa Bellanova, c’era un ragazzo timido, attento ai discorsi. Braccia conserte e sguardo curioso. Giovanissimo. Daniele Caserotti, trentino, 18 anni. Ha ricevuto uno dei sei premi internazionali per la Resistenza Casearia 2019 insieme ad altri produttori del mondo come il Vermont, la Turchia, la Sardegna. Daniele è il casaro da un anno del Caseificio turnario di Peio, l’ultimo turnario del Trentino. Produce formaggi come il Casolet e il latte proviene da una settantina di vacche preventemente di razze griogioalpina e bruna. Quando ti parla del suo lavoro sorride e ha gli occhi fieri. Petrini lo ha citato come esempio nel suo discorso, come un modello per altri giovani che possono riuscire in un lavoro come il suo, speranza della nostra agricoltura.
E altri giovanissimi erano presenti in questa sede insieme a tutti gli altri che all’unisono combattono ovunque per il loro, per il nostro, Pianeta. #fridayforfuture

La Ministra non ha risparmiato parole taglienti verso chi sfrutta e guadagna sulla pelle dei più deboli e di chi lavora seriamente. Ha preso degli impegni importanti. Uno di questi, piantare 60 milioni di alberi in Italia. Sessanta milioni di alberi. Basta cemento, basta asfalto, il terreno buono deve essere coltivato, servono campagne, servono boschi, ci serve ossigeno. E all’Italia servono fatti, precisi, puntuali, veri, che di parole non sappiamo più cosa farcene.
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E ora spazio ai prodotti, alla vivacità e alla gente che fa la differenza. Agli affinatori, ai casari, agli amici che ho incontrato. Difficile raccontare tutto anche perchè trasmettere la sintonia e la complicità è davvero complesso. Sono cose che mi resteranno nella mente e nel cuore.

Appunto speciale alla fine di questo mio post.
Ultimo ma non meno importante rispetto a tutto il resto. Perchè dopo quattro anni ho ritrovato degli amici speciali, Silvia e Manuel dell’Osteria La Pimpinella, che mi hanno accolta come una di famiglia (parenti buoni, eh, non serpenti!!) con abbracci, simpatia e grande affetto. E non solo. Al tavolo della convivialità e della condivisione, il “mio” tavolo, si sta davvero bene. Quattro anni fa all’ultimo Cheese avevano appena aperto. Nel 2015 Manuel aveva 24 anni ed era già bravo ma questa volta è riuscito a superare il ricordo gastronomico che avevo della sua cucina. Superlativa. E Silvia non è da meno, è l’ospitalità fatta persona e ha una grande preparazione e una grande passione nel descrivere i prodotti di quel territorio.
PS: Perdonate la qualità delle immagini ma mi capirete….ero attratta dal contenuto.

Entrée
Rocher di salsiccia di Bra e nocciola
Gelatina di peperone, caprino e pimpinella
Muffin carota e raschera
Crema borlotto, gambero crudo e polvere di oliva
Antipasto
Crude di Bra: carne cruda battuta, salsiccia di Bra, tuorlo d’uomo marinato, latte al pepe
Vitello tonnato, latte acciuga, tuorlo mimosa
Primi (“assaggi” ha detto Silvia perchè voleva farmi assaggiare tutto…)
Tajarin (ricordo che si fanno con 40 tuorli per kg di farina…) al sugo di salsiccia di Bra
Plin di carne, burro e rosmarino
Secondi
Guanciale di vitello e di asino (ho fotografato solo quello di asino, mannaggia….)
Dolce
Panna cotta, crumble al cacao e caramello.
Non si discute. Per me Bra=Panna cotta di Manuel.

Il vino, un Roero di un produttore che ne produce poco più di 9000 bottiglie.

Io non so che dire se non ANDATECI. Se siete a Bra o se visiterete Bra o se non avevate ancora idea di andare a Bra.
ANDATECI primo perchè merita e secondo andate all’Osteria La Pimpinella e assaggiate, gustate tutto e divertitevi.

Osteria La Pimpinella
Via San Rocco, 70
12042 Bra (CN)
+39 333 525 9801