Un viaggio a Mezzogiorno

Verso sud

Senza meta.
Un viaggio per me è una scoperta, un’esplorazione di paesaggi e culture che non conosco. Metto in valigia un po’ di tutto, non preparo i percorsi perché potrei escludere momenti di avventura. E quindi la bellezza della partenza, per me, è decidere solo la direzione: in questo caso verso sud.
Ogni giorno potrebbe cambiare, per il meteo, per una chiacchierata, per un cartello, perché mi piace talmente un luogo che decido di rimanere. Trascorrere le ore che passano senza un’agenda fitta d’impegni, è davvero elettrizzante. I minuti scanditi dall’imprevisto, senza un calendario da seguire attentamente. Senza fretta, senza guardare l’orologio, senza sentirsi sempre in ritardo.
E così sono partita, una domenica pomeriggio, con solo la voglia di liberare la testa dai vecchi pensieri e riempirla di nuove immagini ed esperienze.

Anche se ce ne sono state mille, vi racconto le 5 cose tra le più belle di questo viaggio.

Termoli e la costa dei trabocchi (o trabucchi)


Che non amo profondamente il mare, lo avete intuito. Ma c’è un momento dell’anno che anche il rumore delle onde, diventa colonna sonora della mia playlist preferita. Da fine ottobre e per tutto novembre, camminare sulla spiaggia, ha il suo perché. Se poi lo faccio in un posto bello come Termoli, allora ho fatto bingo.
Termoli è in Molise (finalmente un sogno che si realizza). Stiamo parlando di una cittadina di poco più di 30.000 abitanti con uno splendido borgo medievale affacciato sul mare, chiuso dentro le mura che lo separano dalla città moderna. Il lungomare è favoloso, vuoi perché c’erano pochissime persone e la giornata era splendida, con un cielo turchese e un sole da scaldare il cuore. Chiacchierando sugli scogli con un’insegnante di Bologna, ho scoperto che questa città è raggiungibile comodamente in treno, nel senso che la fermata passa per il centro.
Nell’arrivare a Termoli si passa lungo la costa dei trabocchi (o trabucchi), veri monumenti in legno, piattaforme che permettono di pescare senza entrare in mare. La storia inizia a parlare di trabocchi nel 18° secolo, quando i pescatori abruzzesi dovettero ingegnarsi per una nuova tecnica di pesca sfruttando gli scogli di alcune aree molto pescose della costa. Alcuni sono distrutti, altri sono talmente belli che si può addirittura pranzare o cenare. Non in novembre però purtroppo…


Rocca Calascio

Chi non ha visto “Ladyhawke” o “il Nome della Rosa” alzi la mano e se non l’avete fatto, fatelo assolutamente. Per quanto riguarda la signora Falco, è stato uno dei miei film preferiti quando ero adolescente. Isabeau e Navarre, bellissimi, il loro amore contrastato dal vescovo con una maledizione che permetteva loro di stare sempre insieme ma trasformati in falco di giorno e in lupo di notte. Quante lacrime…
Rocca Calascio si presta benissimo ad essere set di film proprio perché è un luogo molto misterioso e grazie al vento onnipresente mette anche un po’ di timore. Fa pensare subito ad eremiti, stregonerie, sortilegi e Medioevo. Questa Rocca è costituita da un castello, dalla chiesa di S. Maria della Pietà e da un piccolo borgo. SI può godere di una vista magnifica, non ultimo le cime delle montagne appartenenti al Parco Nazionale del Gran Sasso.

Il Parco nazionale del Gran Sasso e i monti della Laga

Non dimenticherò mai la salita verso Campo Imperatore. Se chiudo gli occhi riesco ancora a vedere i larici infuocati di giallo e arancione lasciare il posto ad una distesa che mi pareva infinita, senza nemmeno un’anima. Una piana che deve aver visto in passato milioni di pecore pascolare. La transumanza, con i pastori che portavano le greggi in montagna a brucare l’erba nuova.
18 km in completa solitudine, ma per chi come me ama la montagna e la natura, uno dei luoghi più belli in assoluto. Questo altipiano è definito piccolo Tibet proprio per la sua somiglianza con il tetto del mondo. Ho camminato per le praterie senza incontrare nessuno, respirando come mai fatto prima. Il meteo prevedeva neve per il giorno dopo e io ne ho sentito il profumo. Dal colore delle nuvole, la regina bianca si stava avvicinando. Ho pensato a tutti i miei cari che non sono più qui con noi. Il mio papà camminava con me, come del resto fa sempre. Molti pensieri sono rimasti lassù aggrappati a qualche faggio o su qualche roccia. Quando sono partita, il bagaglio era molto pesante, ma sono riuscita a riempire il cuore e gli occhi di nuovi pezzi del mio puzzle. Sono convinta che se si ascolta bene, il vento porti la voce e le parole di chi amiamo. Ho sentito perfino delle risate e so benissimo a chi appartenevano.

Premessa.
La zona che va da Norcia ad Acquasanta Terme, via Castelluccio, il paese delle lenticchie, mi ha fatto capire come il terremoto ha trasformato in maniera decisa e triste, i paesi che la attraversano. Ho visto moltissimi servizi in Tv che hanno trattato il terremoto del 2016 in centro Italia, ma passarci a pochi metri, fermarsi vicino alle case, non è lo stesso. Mi sono davvero resa conto dell’irruenza, della violenza. Non riesco ad immaginare lo spavento, il terrore per il crollo. La disperazione e adesso la delusione perché in tanti paesi, nulla o poco è cambiato. Famiglie distrutte, questa è la prima tragedia. E ancora una volta fa molta rabbia pensare che un pezzo di cuore dell’Italia e tutta la sua storia, la sua cultura, sono quasi sicuramente andati persi. Il senso di abbandono, la desolazione, il silenzio vicino a tutte quelle macerie, ti entrano nelle vene e ti gelano il sangue.

Acquasanta Terme


Acquasanta Terme, è al contrario, un paese vivo, grazie alla ricchezza di acqua sulfurea. Non potevano dare un nome più adatto a questo luogo. La cosa che più mi ha colpito oltre all’odore penetrante nell’aria tipico dello zolfo, sono state le sorgenti sulfuree libere Lu Vurghe, Piccole ma in un contesto naturale eccezionale. Si scende per un sentiero in mezzo al bosco dalla frazione S. Maria. Si sente in tutto il tragitto lo scroscio del torrente. Lu Vurghe è una fonte termale naturale con un’acqua tiepida di circa 30 gradi di temperatura. E’ un luogo davvero rilassante assolutamente consigliato. Accesso libero.

Scanno e il suo lago a forma di cuore

Scanno è stata una vera sorpresa. Perché salire la montagna di notte per km senza una luce, fa un po’ di timore. Poi di colpo ti si apre un paesaggio inconsueto, un paesino arroccato tutto illuminato da sembrare un presepe. Ma non è solo bellissimo, è stata magia pura fermarsi in quel luogo. La trattoria il Vecchio Mulino, il bar degli Abruzzi. Per non parlare dell’eremo di S.Egidio e il vedere il lago di Scanno a forma di cuore (la mia angolazione non era proprio giusta, ma il tempo era veramente da lupi e orsi marsicani). Ho capito perchè lo chiamano il paese dei fotografi. Ci sono moltissimi scorci e sentieri che portano a viste che i fotografi fanno a gara per catturarle. E poi non ultimo le persone, sono ospitali, tanto ospitali. Pioveva a dirotto ma volevo salire all’eremo assolutamente e vedere il lago a forma di cuore. Nonostante l’antipioggia le gambe erano zuppe d’acqua e il titolare del bar degli Abruzzi appena mi ha visto mi ha fatto entrare e mi ha convinta a stare vicino al termosifone acceso per un po’ per non prendermi un raffreddore. O la signora in trattoria che ha raccontato che ha lavorato alcuni anni in Trentino, a Folgaria e quando le ho detto che il mio paese d’origine è a pochi km, si è commossa e si è fermata a chiacchierare.

Concludo il mio racconto con un fuori programma, la gastronomia. So che è inutile dire quanto bene si mangi in Italia, da nord a sud, da levante a ponente è tutta un’esperienza gustosa. Quindi vi lascio una carrellata di piatti che ho assaggiato attraversando Abruzzo, Umbria, Marche e un po’ di Romagna.

Questo viaggio è stato molto intenso, circa 2.000 km di sorprese e senza soste troppo lunghe. Ho fame di esperienze e di conoscere, non solo dei piatti che vi ho appena mostrato.
Adoro girare così, senza meta. Senza aspettative.
Viviamo nell’era dell’ansia, ma la vita, che è il viaggio per eccellenza, dovrebbe essere vissuta sempre così.