L’essenza di San Giovanni

Sentivo l’odore della pioggia.
Mentre camminavo ripassando nella mia mente una mattina di burrasca, il cielo ha catturato la mia attenzione. Le nuvole, prima rade e trasparenti, stavano iniziando a diventare grandi e scure. Avete mai notato che un temporale in arrivo ha il potere di cambiare la direzione dei pensieri?
Ho velocizzato il passo e sono arrivata a casa nel momento esatto in cui la prima goccia ha toccato terra. Poi il fragore di un tuono ha spezzato il tamburellare della pioggia. Stava arrivando una tempesta coi fiocchi.

Non volevo perdermi la notte di San Giovanni con Nicoletta e Noris. Ma per fortuna a nessuna delle tre è venuto il dubbio di non andare. Al nostro incontro, in Val di Rabbi, il cielo aveva già cambiato colore e le nuvole si stavano pian piano dissolvendo: si prospettava una notte di stelle. Il primo step per scaldare i motori l’Osteria El Rabies a San Bernardo da Sara e Simone con cui ci siamo subito intese. La libertà, la prima sensazione della serata. Abbiamo raggiunto malga Samocleva (1.892 m) tra risate e gridolini di sorpresa. Quando smette di piovere e di soffiare un forte vento, l’aria è pulita, ogni contorno diventa più nitido e la luce illumina tutto ciò su cui si appoggia. Con noi c’era anche Zorro, il border collie di Nicoletta, unico maschio tra tre streghe. Ad accoglierci una simpatica signora, Dorina, che con il marito Giovanni gestisce la malga. Faceva freddino ma abbiamo subito stretto un patto tra noi: guai a chi si lamentava o tremava dopo tutto il disagio della prima afa estiva. Mi sentivo finalmente in pace con il mondo dopo una mattinata difficile e finalmente ero insieme a due anime a me affini. Nicoletta ha una dolcezza che calma tutte le angosce e i nervosi mentre Noris con la sua eleganza e il suo carisma aveva già catalizzato l’attenzione della natura. Sembrava che ogni larice o erba del pascolo fosse come noi attento ad ascoltarla.
Era tutto bagnato intorno alla malga ma abbiamo insistito per mangiare all’esterno; dovevamo godere di ogni secondo di quello splendido scenario.

Una bottiglia di vino, un Pinot nero di Lasterosse (del resto Silvia della cantina è un po’ strega come noi) e i canederli al burro di malga fuso di Dorina. Cena perfetta di fronte ad una luna rotonda che si faceva spazio nel cielo accendendo il blu intenso sopra di noi. Nel frattempo avevamo preparato le ciotole di legno e ceramica per la raccolta della notte e steso i sacchi a pelo nelle camere. Dopo aver salutato gli abitanti della Samocleva diretti ad abbracciare Morfeo, (la loro sveglia squilla alle 3.45), eravamo pronte per il bosco. La luna ci faceva compagnia mentre sul sentiero verso i larici più alti cercavamo ogni nota di colore del pascolo.

La natura si era addormentata e c’era silenzio.

Ci siamo fermate quasi in segno di rispetto per un lungo tempo e ognuna di noi ha regalato pensieri e preghiere verso l’immenso. Indossavo la camicia di papà quindi le prime parole mute, come sempre del resto, erano per lui. Una sensazione di nostalgia forte ma dolce. Ogni volta in montagna lo sento vicino. E poi il ricordo di Agitu e Andrea, gli amici che abbiamo perso quest’anno, si è fatto avanti. La notte ha abbracciato i nostri pensieri e li ha portati in alto e sono sicura li abbiano raggiunti.
A notte fonda, felici, con le nostre coppe variopinte, siamo tornate alla malga e abbiamo coperto di acqua sorgente, fiori, muschi, erbe e licheni. Il riposo sotto la luna è essenziale, così la rugiada riesce a dare anima e vita all’acqua profumata.

Ovviamente in un attimo è sopraggiunta l’alba e Nicoletta aveva preparato il caffè per tutte. Aveva portato anche una torta e una crostata per fare colazione insieme ai pastori. La luna se n’era andata lasciando il posto al sole incastonato in un turchese brillante. Preparati gli zaini la destinazione era il lago Corvo a 2.500 metri.

Il sentiero divide un lariceto maestoso ricco di corsi d’acqua e di cascatelle. Ranuncoli, non ti scordar di me, ginestrelle, achillea, timo e finocchio selvatici, genzianelle e moltissimi altri fiori, colorano il bosco. La salita ci ha regalato un cuore pieno e, il brutto peso dei giorni prima, era sparito completamente. Un senso di leggerezza mi pervadeva ed ero grata alle due amiche, prima di tutto, per aver condiviso il tempo con me e con Madre Natura a cui devo tutta questa gioia. E un po’ anche a Zorro che è stato bravissimo.

Giunte al rifugio Lago Corvo abbiamo incontrato la signora Ilda che con la famiglia gestisce il rifugio da ben 50 stagioni. Ilda ci ha raccontato la sua storia quando dalla Val d’Ultimo si è trasferita giovanissima in Val di Rabbi dove ha conosciuto il marito. Suo padre aveva costruito il rifugio a cui ancora oggi è legatissima. Nonostante l’età (quest’anno sono 80) è in formissima e non riesce ad immaginare di trascorrere l’estate in un luogo diverso dalla sua montagna. La cucina offre ottime zuppe e gustosissimi taglieri, polenta e spezzatino, ma anche pasta con il ragu. Lo strudel è buonissimo, ve lo consiglio, tassativamente con crema alla vaniglia.

Uno dei laghi era ghiacciato e non ho resistito alla tentazione di metterci i piedi per alcuni secondi. Ho contato fino a 5 e poi il dolore era troppo acuto ma appena passava, sentivo la mia linfa correre veloce.

La luna insieme al bosco sono stati compagni preziosi di questo viaggio.
Un momento in allegria con una manciata di sale speziato, che ha reso la notte di San Giovanni profonda e indimenticabile. Emozioni che riempiono il bagaglio di una vita e che nel ricordarle ti regalano un sorriso.

Alcuni scatti della notte (e giorno) di san Giovanni. Non sono tutti miei ma anche di Nicoletta (le più belle a dire il vero…).