Sarah, la scrittrice che ama gli squali

Si sa, tutte le zie sono orgogliose dei propri nipoti e io lo sono di tutti e 7 i miei. Sono diversi ma per me son tutti speciali. L’anno scorso ho scritto di Andrea, il figlio di mio fratello che è partito da Trento ed è andato a Praga in bicicletta, all’età di 17 anni. Mito.
Li guardo cambiare, ogni volta che li vedo sono più grandi e non solo nell’aspetto.

Era da molto tempo che volevo raccontare di Sarah, la figlia di mia sorella. Vive con la famiglia a Monaco di Baviera quindi non è molto semplice incontrarla. In più il Covid ha reso tutto ancora più complicato, non ci ha permesso di vederci spesso. Sarah ha 19 anni (fra un mese 20) ed è bellissima. Non è bella perché lo dico con gli occhi della zia innamorata. Ha sempre il sorriso sulle labbra e non credo di averla mai vista arrabbiata. Sono in giardino con lei mentre scrivo e la guardo quando non se ne accorge. Segue i movimenti del vento sulla betulla, i suoi occhi vedono attraverso le cose che ha davanti. Mi ha raccontato molte cose e mi ha colpito per la sua profondità, per la sua decisione.

Invidio quest’ultima cosa, io alla sua età ero completamente persa e non avevo nessuna idea di cosa avrei fatto nella mia vita. A pensarci bene, sono stata davvero fortunata perché ho percorso una strada che mi ha permesso di conoscere e di innamorarmi della mia regione e delle sue storie. Ma non l’ho propriamente scelto.

Sarah a 8 anni ha scritto il primo libretto (così lo chiama lei), a mano e lo ha rilegato con lo scotch trasparente. All’interno si trovano anche alcuni disegni fatti da un’amica e lo conserva ancora come un tesoro.
A 11 anni ha scoperto il computer e li suo stile è cambiato, ha iniziato a diventare più impegnato.

Il primo vero libro lo ha scritto a 14, ben 320 pagine. Vi rendete conto? Riesco ad immaginare di scrivere 20 o 30 pagine, ma 320 proprio no. Per di più a 14 anni! Io a quell’età salivo sull’albero di prugne con un paio di libri e un panino al latte e mi sdraiavo sul tetto della piccola stalla nel giardino dei nonni e ci rimanevo per delle ore.
Invece lei ideava delle storie salvandole su un pc. Amava il fantasy, me lo ricordo. Ha divorato la saga di Harry Potter in pochissimo tempo. E la sua opera ricalcava proprio quel genere creando un collage di più libri e film.

Il titolo “Drachenzauber” era già un programma: “La magia del drago”. Si è resa conto quasi subito che il passo successivo sarebbe stato quello di scrivere un libro con una trama tutta sua, senza riprendere storie di altri. Ed è così che a 15 anni ha scritto la sua prima vera opera “Der Diamant” (non serve tradurre…).

“Rileggendolo qualche tempo dopo” ammette Sarah con il suo dolce sorriso “non era molto geniale ma era tutta farina del mio sacco”. 

Poi mamma e fratello sono partiti per Tenerife: Tobias ha avuto l’opportunità di fare un’esperienza scolastica sull’isola delle Canarie e quindi per alcuni mesi se ne sono andati lontani dalla Germania. Sarah ha pensato a cosa poteva regalare alla mamma per farle sentire quanto le voleva bene e non avendo dimestichezza con i lavori manuali ha deciso di scrivere un libro tutto per lei. Semplice no? Scriveva immaginando la loro vita sull’isola con anche alcune poesie. Le era sembrato il modo migliore per esprimere le proprie sensazioni.

Da lì ha iniziato a pensare di volere vedere pubblicato un suo libro, di vederlo esposto in libreria. In 3 mesi ha scritto “Zwischen den Stürmen”(Tra le tempeste) e lo ha inviato ad una casa editrice. Mai si sarebbe aspettata una risposta positiva, pensava di non essere all’altezza di una pubblicazione. Ma un giorno le è arrivata una lettera, c’era scritto che il libro aveva un futuro ma non solo, anche Sarah come scrittrice aveva un futuro. La prima reazione di fronte alla lettera? Ha iniziato a correre per tutta la casa felice, non se lo immaginava. Gli editori le hanno consigliato come migliorare in alcuni punti, qualcosa da aggiungere, qualcosa da togliere. Un adattamento anche delle poesie.

Non mi aveva detto niente finché non è arrivata la risposta. Mi ha chiesto di aiutarla a scegliere la foto per la copertina. La zia, orgoglio a mille.

A fine 2019 le è arrivato un pacco con alcune stampe del libro da utilizzare come voleva. A inizio 2020 è uscito ufficialmente nelle librerie tedesche, in Germania, in Austria e in Svizzera, con la possibilità di acquistarlo anche online.

Ma come si fa a non essere strafieri??? Io non ci riesco.

Come per gli altri suoi scritti, ha deciso di rileggere il libro e ancora una volta non va leggera con l’autocritica. Non le piace lo stile, il linguaggio è fin troppo semplice, mi dice. Sarah sta crescendo, conosce persone nuove, si appassiona a cose diverse, amplia i suoi orizzonti. I cambiamenti si vedono, diventa ogni minuto più grande, più profonda. Nella sua mente è diventato chiaro cosa le piace e cosa no, chi vuole diventare.
Non si rende conto che mentre parla, io la vedo in tutto il suo splendore. Non è più un’adolescente ma una giovane donna, determinata e bellissima. Piena di sogni che di sicuro realizzerà.

Un giorno scorrendo Instagram, ha trovato il post di un concorso di scrittura con scadenza dopo due mesi. In palio, un contratto con un agente. Il regolamento prevedeva di inviare da 12 a 17 storie corte, racconti di esperienze vissute direttamente o comunque vere, non di fantasia.
Delle 12 storie inviate da Sarah, una riguarda una notturna sul Monte Pasubio. Era il 26 dicembre 2018 e Sarah con il papà ha deciso di andare in montagna al cospetto della luna. Vivendo in una città come Monaco non ha mai sentito veramente quanto può essere assordante il silenzio. Quella notte per la prima volta ha sentito il silenzio assoluto e intorno a sè c’era solo neve (amore di zia!), un’esperienza fantastica. Così è nata la sua storia sul silenzio, parte della raccolta “Fluss der Worte” (Fiume di parole), inviate l’ultimo giorno della scadenza del concorso. A settembre usciranno i vincitori del concorso e io non vedo l’ora.

E poi un nuovo obiettivo, il terzo libro.

Ad un certo punto, la fermo e le chiedo “ma quando hai il tempo per scrivere?”
Per la cronaca: studia biologia all’Università e lavora all’Acquario di Monaco. Dà da mangiare ai pesci, controlla l’acqua cambiandola ogni 3 giorni e ha la possibilità di giocare con loro, di accarezzarli.

E lei con il suo immancabile sorriso mi risponde che scrive ogni volta che può, in vacanza, dopo il lavoro perché finisce presto, alle 17. Scrive sul balcone di casa, quando è fresco e i fine settimana, quando arrivano le idee. Scrive quando sente che deve scrivere altrimenti tutto risulta forzato.

Scrivere è libertà, un flusso continuo, non una gabbia.

Sarah adora l’Inghilterra degli anni intorno al 1920. La sua autrice preferita è Virginia Woolf, adora il suo “Gita al faro”. I dialoghi dei personaggi sono pieni di fascino. Mi dice che vuole scrivere come parlavano in quegli anni riportando alla luce e soprattutto nel nostro tempo, quel linguaggio così intenso. Le piacciono le frasi lunghissime, tipiche di quel periodo.

Alla mia domanda su cosa ne pensa degli autori contemporanei, mi risponde che oggi è tutto troppo semplice. Invece a lei piace il poter interpretare i pensieri, la affascina domandarsi cosa intendevano dire con quelle frasi, vuole riflettere sulle parole degli autori. Oggi si pensa troppo poco, mi dice. E come darle torto?

Sarah sogna di diventare una biologa marina. Si interroga sul perché ama due cose così opposte tra loro e si dà una spiegazione. La biologia è una scienza fredda, è cervello. Scrivere esce dal cuore, non dalla testa. È emozione, calore, in qualsiasi forma. La connessione tra le due cose è la natura. Non serve spiegarlo per la biologia ma forse due parole sulla sua scrittura vale la pena spenderle. In ogni suo libro c’è sempre un capitolo che parla di pioggia. Non c’è vita senza pioggia, senz’acqua. È proprio mia nipote!!!

Quali altri personaggi la accompagnano lungo il suo sentiero? Ci pensa un po’ e poi mi risponde: Madison Stewart. Dovevate vedere la mia espressione trasparente. Chi???? Australiana, 28 anni. Una donna di oggi, che sta dedicando la sua vita a salvare gli squali. A 14 anni ha smesso di andare a scuola per fotografare gli squali e far capire l’importanza della natura.

Mentre Sarah mi racconta di quanto Madison l’ha ispirata io mi chiedo se si può essere fan della propria nipote.

Fra 20 anni girerà il mondo, mi dice, come ricercatrice in biologia marina o per insegnare, anche perché, sottolinea, non ci sono molte donne che insegnano biologia all’università. Per le donne è difficile entrare in certi luoghi. Già. 

I suoi prossimi obiettivi? Finire l’università e andare alle Bahamas, sull’isola Bimini a far ricerche sugli squali. L’isola è molto rinomata, c’è un istituto di ricerca sugli squali che ti può aprire molte strade.

E poi? Un dottorato.

Conclude dicendomi che sta studiando l’islandese da un anno. Le piacerebbe il russo o il finlandese o riprendere a studiare il francese. La adoro.

Non riesco a credere che sia la stessa bimbetta che piangeva quando vedeva lo zio Fabio. Più la sento parlare, più mi carica di energia come una batteria infinita. E penso che ho bisogno di vederla di più, di confrontarmi di più con lei. Il tempo meglio speso in assoluto.