La resilienza del bosco

Che parola meravigliosa, resilienza.

Resilienza
/Re·si·lièn·za/
sostantivo femminile (visto il significato, non c’erano dubbi…)

  1. Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
  2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.


Essere resilienti e superare i traumi trasformando il dolore in qualcosa di assolutamente positivo. Cambiare uno stato negativo, di debolezza e angoscia, riuscire a muoverlo raggiungendo una forza nuova. Rinascere. 

Sono a casa da alcuni giorni causa tradizionale, classica, vecchia influenza. Questa sera finalmente non ho mal di testa e l’energia scorre nuovamente nelle mie vene. Non potendo uscire e sapendo quanto bene mi faccia camminare tra gli alberi, l’unica cosa che mi potevo permettere era immergermi tra le righe di un libro.

Ho letto “La resilienza del bosco” di Giorgio Vacchiano, ho collegato alcuni fatti della mia vita e alcune nuvole grigie finalmente si sono dissipate. Ma come è possibile se il libro parla di alberi? Al primo sguardo può sembrare un manuale tecnico, da economia politica montana e forestale, ma non è vero. Un po’ diario, un po’ di emozione alternata a spirito d’avventura che mi ha lasciato il desiderio di visitare presto le isole Haida Gwaii vicino a Vancouver ricche di colorate foreste, acque pescose e un popolo vero.

Sono sincera, credo sia un mondo incredibilmente affascinante quello del bosco. Non riusciamo a conoscerlo del tutto, ma si può imparare a percepirne l’essenza, l’anima. E nei momenti bui, riesce a confortarti. Ha il potere di rassenerarti.    

Domani finalmente uscirò a respirare un po’ d’aria fresca, magari farò anche due passi su qualche sentiero solo per toccare la corteccia di qualche betulla o di qualche abete.

Qui sotto, un estratto del libro e ovviamente un pensiero va alla tempesta Vaia del 2018.

“Siamo abituati a pensare che le foreste siano statiche, che stiano lì, immobili, da sempre. Ma non è così. Semplicemente vivono, e cambiano, a un ritmo più lento del nostro. C’è, tuttavia, un momento in cui abbiamo la possibilità di apprezzarne il cambiamento, e, ironia della sorte, è proprio quando vi si abbatte una calamità o, come si dice in ecologia, un «disturbo». Che sia un incendio, un’alluvione, un’eruzione, ciò che segue non è l’estinzione totale. Al contrario. Disturbi di questo tipo sconvolgono un ecosistema, ma al tempo stesso aprono lo spazio a specie per cui prima era impossibile vivere in quel contesto. Come le orchidee, ad esempio, che muoiono all’ombra fitta degli alberi, ma proliferano nei terreni aperti e assolati. O come le aquile, che battono le foreste disastrate perché, senza gli alberi, godono di maggiore visibilità sulle prede a terra.”

Sto rinascendo e lo so perchè sto raggiungendo uno dopo l’altro, gli obiettivi prefissati alla fine del 2019, sto cancellando un po’ alla volta la mia Snowlist.