Sambuco, ortiche e menta

L’afa avanza, si fa spazio e riempie ogni stanza. L’aria è calda e non gira, nemmeno facendo corrente. I miei pensieri iniziano ad incendiarsi e la mia pelle è bollente. L’estate è appena iniziata e crea in me una sorta di flipper dove la pallina è nervoso concentrato. No, questo clima non mi aiuta. Guardo l’orologio e i minuti che passano sembrano ore. Non solo l’aria è ferma, anche il tempo ci si mette. Cerco di non muovermi per non sentire ancor più caldo, chiudo gli occhi. Blocco la sveglia prima che suoni e penso che la notte è finalmente finita.
Una notte completamente insonne.

Guardare il soffitto e contare i nodi del legno, non funziona come con le pecore.
Taco si stiracchia vicino a me e sbadiglia con miagolio annesso. Le altre due non si fanno nemmeno vedere. Mi alzo e mi accorgo subito che non è minimamente fresco: sono le 6 e mi sento male.

Mentre preparo il caffè, guardo lo zaino pronto dalla sera prima, riempio la borraccia d’acqua e mi vesto. Non so dove andrò, so solo che ho bisogno di bosco. Devo trovare il modo di stare al fresco altrimenti divento un problema per la società. Ogni volta che mi ritrovo in questa situazione mi domando come mai non mi trasferisco in montagna. Sono passati ….anta anni e la domanda ogni giugno è la stessa.

Parto e vado verso est. Ho una mezza idea sulla destinazione ma decido di andare incontro al destino. Mi fermo perché attratta da un corso d’acqua che scende dalla montagna e intravedo in lontananza delle bellissime piante di sambuco. Scovo un sentiero che si inerpica in mezzo agli alberi mostrandomi un vero paradiso di fiori bianchi dal profumo pungente, sentore tipico del Sauvignon blanc. Mi lascio catturare dalla bellezza di questo luogo e vedo moltissime piante da raccogliere. Menta, ortiche, salvia pratense. L’erba sul sentiero è alta e bagnata: in pochissimo tempo ho le gambe piene di graffi e un forte prurito perché ho i pantaloni corti.

La sensazione di libertà è infinita. Non c’è nessuno e non sento nessun rumore, solo i suoni della natura. Quanto vorrei essere Alice e cadere nella tana del Bianconiglio. Invece vado avanti e mi siedo per un attimo sotto un abete. In situazioni come questa il tempo dovrebbe proprio fermarsi: quando ci si sente in pace con il mondo.
Il giro è stato intenso, ho avuto l’occasione di riflettere molto attentamente. Periodo complesso e molte cose su cui pensare.

Ho risalito il torrente e riempito un paio di borse di tela.

Sambuco, ortiche e menta. Dolcezza, dolore ed energia. In sintesi, la vita.