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Caro Melo

Sono seduta sul divano di casa, Chili litiga col Mac perché vuole più spazio sulle mie gambe, fa le fusa e vuole le coccole. La capisco, sono appena tornata dal Sud Italia, tre giorni di festa, per me.

Sicilia, 13 gennaio 2024
La svolta dei 50.

Organizzato in due minuti, dall’oggi al domani, un volo per Catania con la perfetta compagna di viaggio, Noris. Con lei è sempre magia.

Senza programma. Solo una telefonata a chi ha il colore nel cuore e la maestria nelle dita. Non so se riuscirò mai a descrivere l’intensità di questi giorni. Provo a farlo solo perché non voglio dimenticare nessun secondo.
E’ tanto quello che ho visto e sentito. Ho cercato di catturare quegli attimi e riporli in un angolo della mente, in un cassetto. Se chiudo gli gli occhi rivedo le mani di Carmelo, al bancone della cucina. Taglia, affetta, apre vasi con frutti lucidi, gira un coniglio dell’Etna, lo prepara per la griglia. Una piccola griglia, con braci ardenti che sprigionano profumi inebrianti grazie a rami, foglie e bacche mediterranei. Carmelo, si sposta da una parte all’altra della sala e sembra stia danzando. Ha qualcosa di primitivo, di selvatico ciò che fa. Allo stesso tempo, qualcosa di divino.
Lo sento cantare e intanto prepara ogni piatto, con cura e leggerezza.

Credo di aver assaggiato la giardiniera più buona della mia vita. Un misto di frutta, di agrumi e di verdura. Succosa, dolce, pastosa. Da un grande vaso di vetro prende un cucchiaio di salsa rosata, scoprirò che è di pesca e piccante sembra tabasco, ma non lo è. “Prendi i pezzi di frutta e verdura con le mani e spalmali di questa crema”, mi dice. Sento il sapore ancora adesso. Una semplicità profonda, un appagamento totale.
Ho imparato a mangiare l’aragosta. “Mordi e succhia, non le fai male” la sua voce mi accompagna, osserva la mia curiosità e ride per le mie guance irrorate di sugo. La sua carne, polpa di mare, è una delizia.
La crema di mandorle con vongole è un qualcosa di familiare. Non l’avevo mai assaggiata prima eppure mi ricorda l’infanzia. Che strano, ho pensato, ho pochi ricordi da piccola che mi ricordano il mare, gastronomicamente parlando.
Granulosa, il letto perfetto per quei molluschi saporiti. E ancora gamberi freschi perfettamente sgusciati con polvere di pane e limoni siciliani o con forchettate di borragine arrostita e arrotolata. E brodo. “Perché il brodo è importante” dice “nessuno fa più brodi e fondi” e mi vengono in mente i racconti delle zuppe bibliche della mia Noris.
Gli spaghetti di riso con i ricci “da annusare, prima di assaggiarli, perché quello è il profumo dei capelli di sirena”.
Un mandarino candito, un cavolo rapa marinato e la carne di maiale dei Nebrodi.
La pera, la ricotta di capra fresca, e le scaglie di arancio candito, la torta del mio cinquantesimo compleanno.
E per finire, i dolcetti peccaminosi: una seppia riposta sulla griglia del coniglio, senza nessun ingrediente aggiunto. O forse una goccia di olio siciliano, stile Chanel n. 5.

Carmelo ha cucinato danzando e cantato Paolo Conte. Ha raccontato il menu servito su piatti di vetro del colore del mare, creati da un artigiano di Modica. Ci ha insegnato a condividere, con le mani, ridendo.
Il cuoco errante e la cucina dell’amore.
Caro Melo è intensità, bellezza, colore, calore, amicizia. Una luce penetrante come i tramonti siciliani. Attimi con la forza di una lama affilata. Il mondo si ferma, la percezione è di una staticità dinamica, perché nulla si muove intorno ma dentro tutto sobbolle.

Grazie Carmelo.

Caro Melo

Ben arrivati, accomodatevi.
Mi chiamo Carmelo Chiaramonte.
Se mi hanno ribattezzato il cuciniere errante, perché ho passato gli ultimi decenni senza fissa cucina.
L’ho fatto per stare più vicino – per chiacchierare, per imparare, per inventare – ai miei eroi del quotidiano: contadini, allevatori, pescatori, viticoltori.
Nell’anno che ha costretto tutti a fermarsi, mi sono fermato anch’io. L’ho fatto per me e un po’ anche per loro: perché il loro lavoro non si è fermato, perché il loro lavoro va custodito.

CARO MELO
DONNALUCATA
Via San Remo 7, Donnalucata, Scicli (RG)

Apertura solo su prenotazione chiamando il numero 328 237 9452

Ciao Andrea.

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