Da Terra a Lievito, ma sempre Madre!

Ci sono milioni di post nell’etere dedicati al lievito madre, con ricette diversissime una dall’altra. Probabilmente vanno bene tutte, sinceramente non posso dirlo. Ma di sicuro è fondamentale da quali ingredienti si parte. Io ho scelto 3 ingredienti trentini (abbastanza ovvio per chi mi conosce). La farina dell’Alta Val di Non, quella di Giovanni di cui ho parlato precedentemente, è di grano tenero integrale. Il pane assaggiato nella 5 giorni torinese era favoloso, nato dalle mani di Annarosa e Irene, non riuscirò a farlo uguale ma ci voglio provare. L’acqua, è quella che sgorga dalle rocce dolomitiche della Val Rendena, precisamente dalla Val Genova. Infine il miele che serve per dare il via alla fermentazione, cioè dà vita al lievito, è miele di castagno sempre della Val di Non. Ho aggiunto infine come da ricetta del libro che ho seguito, un cucchiaio di olio extravergine d’oliva…del Garda trentino! Ed ecco formata la mia palla, il mio impasto liscio e umidiccio che ho messo in una bacinella di vetro coperta da uno strofinaccio. Altra cosa importantissima: il luogo dove viene riposto. Bisogna scegliere un posto fuori dalle correnti d’aria  e abbastanza caldo (sopra i 18°). Una volta giunti a questo punto si tratta solo di aver pazienza e di aspettare. Ma di tutto questo procedimento la cosa che mi piace e che continuo a fare, è alzare il canovaccio (o meglio guardare attraverso il vetro della bacinella) per vedere a che punto è la fermentazione. La vita che cresce, che trasforma e che può poi dare vita ad altre splendide creazioni. Il difficile è poi mantenerlo vivo…la tecnica del rinfrescare la pasta. Ci sono lieviti madre molto longevi, si parla di anni. E’ tanto se ce la faccio a farlo durare per alcuni giorni… Ma non corriamo…vedremo fra qualche ora come procede… 20141116_093704 20141116_101156