‘Heimat’ e il passo alpino

Mi ha colpito. Mi è piaciuto il libro di Lilli Gruber “Eredità”. Ho sempre adorato i diari, per la loro genuinità. Perché chi scrive giorno dopo giorno pensieri e accadimenti, affida alla carta (cellulosa o virtuale che sia) la propria verità. Il libro mi è piaciuto non solo perché racconta della sua famiglia, di un pezzo di storia molto doloroso dell’Italia, del mondo e nello specifico di un territorio a me  molto “vicino”.  Ma sopratutto per quello che mi ha trasmesso e per i dettagli che sembrano i piccoli componenti di un puzzle che solo uniti riescono a dare l’immagine completa a cui l’autrice pensava. Non tanto per i fatti relativi alle due Guerre Mondiali, gravi, amari, tragici ma sicuramente per le emozioni e gli stati d’animo di Rosa, la bisnonna di Lilli Gruber che riconducono ad un solo elemento che risulta forte in ogni sillaba delle 300 e più pagine: Heimat. Una parola che non ha un solo e unico significato ma ne contiene molti e per quanto ci si provi, non si riesce pienamente a definire. Non esiste una parola italiana che la traduca. Suolo, patria, famiglia, identità, radici: manca sempre qualcosa. La definizione che viene data all’interno del libro recita testualmente:

“…ha una spiccata connotazione affettiva che richiama il territorio dell’infanzia, della famiglia, degli affetti e della lingua d’origine. Il concetto di Heimat affonda le proprie radici nella questione identitaria del popolo tedesco fin dall’Ottocento, quando la nascente industrializzazione costrinse i contadini a trasferirsi nelle città, allontanandosi dalle proprie comunità d’origine.”

Ecco, per quanto mi riguarda e conoscendo un pochino il Sudtirolo e gli autoctoni direi che c’è almeno un’altra cosa da aggiungere: l’orgoglio. In tutto quello che fanno e dicono si riesce a percepire questo loro senso di attaccamento e di fierezza nei confronti della loro terra. Per me Heimat vuol dire anche questo.

Sono molto legata al mondo tedesco e mi ritrovo in alcuni  pensieri di Rosa. Mio padre è originario di Innsbruck e l’Austria nella mia infanzia è stata molto presente. Ho ricordi più vivi delle nostre visite alla zia Else quando avevo 6 anni che non di ciò che ho fatto negli ultimi anni.

Nel titolo del mio post oltre che di Heimat parlo di passo alpino. Non è inteso dalla Gruber come “valico montano” ma proprio come modo di camminare. Veloce, sostenuto, temerario. Anche attraverso il più semplice movimento quotidiano si riesce a dare un’immagine della forza del popolo di montagna. E mi piace molto.

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