La sindrome di Bridget

Così Natale è passato e me lo sono proprio goduto. L’atmosfera, le luci, la famiglia, gli affetti più cari…c’era tutto. Mancava solo la neve che è arrivata di lì a poco. Non ho scritto. Ho vissuto ogni momento, assaporandolo così come ogni pranzo e ogni cena di questo periodo che adoro. Ma come ogni anno, trascorsi i giorni più lieti, inizia a divorarmi il rimorso. Eh si, ugualmente ad ogni donna sulla terra (chi più, chi meno) dal 27 dicembre, arriva puntuale la sindrome di Bridget Jones. E in ogni discorso femminile risuona come un’orrenda minaccia la parola “dieta”. Credo che del vocabolario italiano sia la parola da me più odiata. Carta e penna alla mano, calendari e app fit. Niente di meglio che un programma dettagliato con tanto di obiettivi per affrontare il nuovo anno. La partenza ufficiale è sempre il primo gennaio, dopodiché nessuno sgarro è permesso. Fino al 31, invece qualcosa tipo un cioccolatino, un biscotto della sorella, un panettone morbido di pasticceria o un calice di birra natalizia,  meglio se di nascosto, si riesce a far passare…Ma tassativamente l’attività fisica ripromessa diventa un must. E la meta stabilita è rispettare almeno i 10.000 passi al giorno che corrispondono a circa un’ora e mezza di camminata pro die. Fosse solo questo, non sarebbe un problema perché a me camminare piace. Il vero dilemma che mi rosica (per rendere l’idea, basti pensare al rumore che fa un topolino affamato appena addenta un pezzo di pane secco (magari alle noci o ai fichi secchi….)) è il cibo. La lista dei no. Inizia sempre con:

  1. no lieviti (pane, pizza, birra, spumante,…) e già qui divento molto triste
  2. no dolci (eventualmente solo prima delle 10.00 am)
  3. no latticini e salumi
  4. no vino o altri alcolici

Ecco. Questo è quello che devo fare. Sembra che in realtà non possa più vivere…ma se guardo bene, posso mangiare pasta, riso, carne, pesce, uova, verdura e frutta. Che non è poco. Ma manca il gusto. Il piacere di arrivare a casa dopo una giornata pesante e prepararsi una focaccia oppure gustare un calice di ottimo Riesling della mia amica Orietta…o quando sei proprio nera tagliare quel salume affumicato o aprire una formella di caprino. Questo per me è una fitta nel cuore… Per quanto tempo? Per riabituarmi ad una vita “sana” ci vogliono due mesi. Dopo, si tratta solo di togliersi qualche soddisfazione ogni tanto… Vi saprò dire. Intanto ho iniziato da 3 giorni a camminare e a godermi il sole di quelle ore dopo pranzo (triste) che scaldano e illuminano quello strato di neve lungo l’Avisio.