Di sgrizoi e dubbi “omlettici”.

Una giornata indimenticabile in Val Rendena, di quelle che fanno bene al cuore.

Direi, come sempre quando la compagnia è quella giusta. E, per quanto mi riguarda, anche quando sei ad una certa altitudine, quella tra i 900 e i 2.300 m slm, nel pieno della vegetazione alpina, praticamente i pascoli delle malghe. Quando sono in montagna tra prati e boschi, respiro un’aria diversa e qualsiasi pensiero negativo, sparisce. E così è stato. Evviva l’amicizia, quella vera che riesce a dare luce in ogni momento.

Macchie di colori, sentieri che richiamano le favole e quel silenzio rotto solo dai canti dei grilli. Ogni tanto le risate squillanti delle amiche che si raccontano di sogni e di viaggi.
E’ bello sentirsi in pace con il mondo e sapere che un rifugio lo si trova sempre.
Bello avere le mani che sanno di terra e di erbe, i capelli pieni di borsa del pastore e margherite, le guance che cominciano ad arrossarsi per i raggi del sole che si intrufolano nelle nuvole.

E poi raccogliere quello che serve per cena: due sgrizoi (silene) per una frittata, la salvia dei prati con i suoi fiori per un burro fuso, nontiscordardime e violette per la pasta. Già ti immagini gli spaghetti con la ricotta affumicata e un pesto di erba cipollina…
Vedo un prato e col pensiero ci abbino un gran Sauvignon!

In più una sorpresa. Poco distante dal paese di Carisolo, in Val Genova, quasi alle 15 abbiamo pranzato alla Prisa, un locale che non conoscevo. Due ragazzi giovani, un trentino e un romano, gestiscono da un anno la cucina. Una polenta di Storo ottima con funghi, crauti, formaggio fuso e un po’ di “luganega rendenera”, vino della casa. Il tutto condito con la simpatia di Ivan che è stato molto gentile e che ci ha accolte nonostante fosse pomeriggio inoltrato. Se vi capita di passare di lì, fermatevi. Ne vale davvero la pena.

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