Quarta tappa del San Vili. Da Villa Banale a Saone

Questa tappa sicuramente è stata diversa dalle altre grazie alla compagnia di due amici, Laura e Roberto. Mi hanno coccolata e fatta ridere fino alle lacrime e ci sono stati perfino risvolti rocamboleschi…

Partenza leggermente più tardi del solito, le 8.45, ma l’allegria e le risate hanno subito preso parte al nostro cammino. Chiedendo informazioni agli abitanti del luogo ci siamo fatti indicare la strada per Stenico ovviamente cercando di evitare la provinciale. Abbiamo percorso infatti una via secondaria per un pezzo poi comunque lo abbiamo dovuto fare insieme a qualche auto. Arrivati nel centro vista Castel Stenico, abbiamo comprato i panini per il nostro picnic previsto nel punto più alto del nostro giro. Ma la mortadella si sa ha quel potere di chiamarti dall’incarto alle 9.40 e tentarti così i due amici hanno ceduto miseramente al suo profumo inebriante. Il paesaggio da lì è magnifico e si raggiunge facilmente la cascata del Rio bianco che oggi era ricca d’acqua. Il percorso poi ha una vista incredibile. Tra chiacchiere e storie divertenti, siamo arrivati al bivio per la Val d’Algone e abbiamo iniziato a salire fino al ponte del Lisan dove mi sono concessa una pausa refrigerante immergendo piedi e gambe nell’acqua gelida del torrente. È una delle mie sensazioni preferite che mescola dolore se ci rimani troppo a piacere del fresco che pervade tutto il corpo. Da sempre che io mi ricordi, appena vedo un torrente limpido mi ci voglio immergere…soprattutto quando la giornata è calda come quella di oggi. Finito il momento rinfrescante siamo saliti verso Iron un gruppetto di poche case curatissime nei particolari che ti fanno venir voglia di trasferirti. Silenzio e pace. E sempre una vista su pascoli e montagne verdissime. Poi un posto che si chiama Iron… come minimo bisognerebbe invitare gli Iron Maiden come dice sempre Laura così da fare un concerto che nella storia non avrebbe uguali. O Ironman. Io del resto sono Ironbetta (vedi foto di Roberto in evidenza).

Iron nel Seicento è stato abbandonato dai suoi abitanti a causa dell’epidemia di peste che aveva invaso gran parte dell’Europa. Oggi c’erano molte persone che festeggiavano il Ferragosto. E’ un posto adorabile.

Dalla chiesetta di Santa Catharina poi abbiamo fatto un percorso alternativo, diciamo così, in mezzo al bosco, bellissimo. Per tutto il giorno abbiamo ripetuto quanto la giornata ci sembrasse “settembrina” (cit. Laura) con quel cielo azzurro turchese e limpido e l’aria frizzante. Nonostante il caldo incessante. Io lo dico anche qui. Speriamo arrivi presto autunno. E poi un quadrifoglio dalle foglie bucherellate sembra che per gli indiani voglia dire inverno pieno di neve ❄️. Lo dice la mia amica indiana ‘Giglio tigrato’ che lo ha raccolto per me.

Arrivati a Ragoli con panorama sulla Sarca avevamo una sete pazzesca e già mi pregustavo una birra fresca ma a ferragosto è tutto chiuso. La mia delusione è durata pochissimo perché nel paese successivo, Preore, c’era la festa dedicata ad un torneo di beachvolley. Festa campestre quindi. Rocambolesca e molto divertente.

Dopo esserci riposati (e abbeverati) è arrivato il momento di raggiungere il traguardo, Saone. Gli ultimi passi li abbiamo mossi sulla ciclabile che costeggia proprio il fiume Sarca e la temperatura ambiente aveva preso una splendida gradazione.

Sarebbe stato da rimanere ancora fuori visto quanto si stava bene ma domani c’è un’altra tappa del cammino che invece di Caderzone dovrà concludersi più su, a Pinzolo. Sarà molto particolare perché San Vigilio in quelle zone è molto ricorrente…

Quindi breve analisi del percorso di oggi è poi a nanna!

17,8 km e 774 m di dislivello complessivo. Le ore non le contiamo a causa della pausa lunga e rocambolesca. Sole e cielo azzurro, zero escursionisti incontrati, scorpacciata di corniole acidule e indimenticabili e tante risate. Da soli è purificante, in compagnia è divertente! Grazie a Laura e Roberto di avermi riempito il ❤️.

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