Budapest. Un’altra storia.

Due giorni in Ungheria, incredibili. Prima volta a Budapest e ammetto di non aver assolutamente cercato informazioni nel mondo virtuale, non mi sono documentata per niente. Volevo vivere questo viaggio di corsa, senza nessun preconcetto o aspettativa. Solo esperienza diretta sulla pelle, accettando i consigli delle mie due fantastiche guide d’eccezione. Che ridere… ho iniziato a sganasciare alle 5 am del primo giorno e ho continuato fino alla fine. Dicono che gli uomini parlano meno delle donne… probabilmente avevo i due casi fuori dal comune.  E così le otto ore in macchina (860 km circa) si sono snocciolate tra ricordi, supposizioni e racconti del passato, del presente con un pizzico q.b. di teoria e filosofia. Senza mai polemica ma solo tante risate. Abbiamo preso addirittura un acquazzone con vento di quelli che “sicuramente si sfoga e durerà poco” e invece no…. bagnati come pulcini!

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Era da molto tempo che non staccavo così la spina, senza nessun legame con la mia quotidianità. Un tuffo nell’allegria e nella leggerezza affrontando ore diverse, in un posto sconosciuto, che si è rivelato fantastico e bellissimo. Ricco di fascino, assolutamente vivibile e molto giovane. Appena arrivati, lasciate le valigie in albergo, siamo andati a mangiare in un posto mooolto carino: Bistro Fine, in Andrássy út 8. Mentre ero in macchina al ritorno e ascoltavo i due chiacchieroni che pontificavano, ho preso la decisione di scrivere dei locali e dei piatti che assaggerò, nel modo più comune, da persona semplice a persone semplici e con solo il bagaglio dei propri gusti, tutto assolutamente personale.
Il mio primo piatto a Budapest, ovviamente una ricetta ungherese, Roasted beef a la Eszternázy. In attesa di ciò che avevamo ordinato, abbiamo chiesto un aperitivo e il cameriere che ci seguiva (nota dolente) ci ha proposto un rosè frizzante (no, non mi sono sbagliata… nessun metodo classico… solo un vino rosato frizzante) ma non sono riuscita a leggere l’etichetta. Il mio piatto ma anche quello dei miei compagni di viaggio erano superlativi. Unico difetto: non aver chiesto il pane per fare la scarpetta. Il calice che accompagnava il pranzo era un Cabernet Sauvignon ungherese, ottimo, bevuto di gusto. E per finire niente dolce ma un vino dolce… un Tocaji del posto… dalla fame, dall’ adrenalina di tutte queste novità, dalla levataccia e dalla foga di voler vedere e provare tutto, non ho segnato, nè fotografato le etichette dei vini bevuti. Mai più.

 Con lo stomaco pieno, si ragiona meglio. Dopo aver pestolato per la città, visto ponti di tutti i colori, verde compreso, la grande ruota panoramica, la città dal basso ma anche dall’alto, preso un ettolitro di pioggia siamo entrati, inzuppati, in pieno Medioevo, al Sir Lancelot. dove tra spettacoli di mangiafuoco strampalati e danze di donne succinte con ventri prorompenti abbiamo gustato (senza forchetta) un ottimo vassoio di carne, verdure e frutta, il tutto annaffiato con grappa aromatizzata alla pera e birra in tozzole di terracotta. Ma nonostante la stanchezza cominciasse a farsi sentire, il brio contagioso di una delle due guide d’eccezione, ci ha portati in uno dei Ruin pubs della città. Anche perchè aveva smesso di piovere e la serata era fresca.
141 anni in tre. Anche se alzavamo notevolmente l’età media, sembravamo impazziti nel fotografare tutto, narghilè al sapore di fragola, compreso.

E così si è concluso il primo giorno.
Ma il secondo non è stato da meno. Terme Széchenyi oppure centro città con pasticcerie rinomate, enoteche, gastronomie e il vecchio mercato? Secondo voi cosa ho scelto?

Mi piace viaggiare, scoprire tutto quello che sta dietro ad una città o ad un Paese. Essere parte di quel luogo anche solo per un istante. Quando si parte, non c’è niente di più importante di chi ti accompagna. Se la compagnia non è ottima, meglio restare a casa o meglio andare soli. Per quanto mi riguarda esistono poche persone perfette per me. Ma so per certo che solo una è per me. E lo sarà per sempre.