Mare d’autunno, mandorle, querce centenarie e fumi della terra nera

Sono ancora frastornata. I miei occhi sono ancora pieni di quei colori, il mio naso di quei profumi ancora estivi, pronti a lasciare il passo alle fragranze autunnali. Ho trascorso una settimana a dir poco unica, ho vissuto ogni attimo accanto a persone davvero speciali. Non poteva essere diversamente: già la partenza è stata straordinaria. Abbiamo deciso il giorno prima di partire, acquistato online il biglietto aereo senza una data di ritorno.
Adoro l’organizzazione, normalmente quando parto ho alcuni must: l’albergo dove pernotto la prima notte, se prenderò una macchina a noleggio e di sicuro il volo per tornare a casa. La mia compagna di viaggio però mi ha fatto affrontare questa vacanza in maniera diversa, in piena libertà. Ed è stato bello così.
Da Catania a Modica è stato un turbinio di emozioni, dal sapore di pulito e di rosa su un cucchiaio al gusto di un vino rosso prodotto sull’Etna affinato in anfora.
“Da bere rigorosamente in tazza di ceramica, perché il vetro è corrotto!” (cit. C.C.)
La cena al Katane Palace Hotel aveva il mare in ogni piatto, con l’aggiunta di dolcezza della frutta di stagione. Il dessert, una pera ripiena di ricotta.

Ma non voglio elencare in ordine gli avvenimenti perché questa settimana non aveva niente di programmato o di ordinato…Ho visto gli occhi sorridenti di Vandana Shiva,  incontrata per caso a Noto, una donna incredibile che dedica la sua vita ad un’agricoltura corretta e alla sostenibilità ambientale mondiale. Stavo assaporando una spettacolare granita alla mandorla di Corrado Assenza, il mito della pasticceria, seduta al tavolino del suo Caffè Sicilia. Guai andar via senza aver assaggiato la zuppa di mandorle (mhmmmmm un budino meraviglioso….).
Vendicari rimarrà nel mio cuore per sempre. Il mare in burrasca, arrabbiato con il cielo perché troppo blu, la terra rossa, le piante diverse dalle nostre come il timo marino, la mandragola velenosissima, il finocchio spontaneo che sa di onde e sale, le bacche rosa di cui non ricordo mai il nome, i covoni di ginestre sulle quali si potrebbe anche dormire, per non parlare delle maestose tonnare. C’era vento, quello forte che ti porta gli spruzzi dell’acqua negli occhi, quello che ti entra dentro e ti cambia in meglio l’umore.
E poi l’Illice di Carrinu, il leccio, un tipo di quercia che conta sui suoi rami più di 700 anni. Vive alle falde dell’Etna tra castagni, ghiande e crochi. Un posto splendido in mezzo ad un bosco che sa di magia…
Il vulcano nero mi ha tolto il respiro. Non ha niente a che vedere con i nostri paesaggi trentini ma ha un fascino incredibile. Fumava quel giorno e tutto intorno ci sono tanti piccoli vulcanotti. Ci siamo stesi sulla terra calda, ricca di piante che sbucano da ogni parte, chiacchierando di tanta bellezza sicula.
Momenti indelebili. Come quello sulla scaletta dell’aereo sulla via del rientro quando dalle nubi è sbucata una cima imbiancata, un regalo per me vedere la prima neve di quest’inverno sull’Etna. Questo viaggio che mi ha fatto assaporare ingredienti diversi e mescolati con notevole armonia, mi ha regalato un’energia così forte da poter affrontare qualsiasi ombra sul mio cammino. Meno ristoranti, ma molta alchimia gastronomica, esperimenti culinari e grandi vini rossi. Ho adorato le inconsuete combinazioni tra prodotti di terra e di mare.
Non ho raccontato tutto, ma ringrazio di aver conosciuto Carmelo e la sua famiglia e Giovanna con la sua splendida figlia. E per tutta la loro calorosa ospitalità.
E grazie a Noris, senza la quale tutto questo incanto non sarebbe successo.
Dal Trentino alla Sicilia, ma sempre in compagnia di grandi Maestri da cui imparare.

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